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Archive for aprile 2009

tanizakikawabatamishimaoeyoshimoto

Ci sono libri che aprono le porte di un mondo.

E invitano a entrare anche chi  non si è mai interessato di quel mondo. La narrativa giapponese moderna e contemporanea, appena pubblicato da Marsilio (http://www.marsilioeditori.it/) è uno di quei libri. Le autrici, Luisa Bienati e Paola Scrolavezza, sono nipponiste e insegnano all’Università di Venezia, ma l’opera – pur avendo un chiaro intento didattico – può interessre un pubblico molto più ampio di quello degli studenti di letteratura giapponese, perché si presenta con una struttura e un linguaggio di grande chiarezza.

Le autrici accompagnano il lettore in un viaggio che a partire dal 1868 (inizio dell’epoca Meiji bienati-e-scrolavezzache aprì il Giappone alla modernità) arriva fino alle forme più contemporanee della creazione letteraria, cioè ai romanzi realizzati collettivamente sui forum della Rete e ai racconti diffusi sui telefoni cellulari.
Il viaggio si snoda attraverso le correnti e i  grandi protagonisti della narrativa giapponese. Alcuni di questi ultimi sono ben noti e amati anche in Italia: Tanizaki Junichiro, Kawabata Yasunari (Nobel per la letteratura nel 1968), Mishima Yukio, Oe Kenzaburo (Nobel per la letteratura nel 1994), Yoshimoto Banana. Ma la ricchezza del libro sta anche nel farci scoprire tanti altri scrittori, scrittrici e movimenti (come la “letteratura proletaria” e la “letteratura della bomba atomica”) di cui ancora troppo poco è stato tradotto in italiano. In questa impostazione, le due studiose rivelano l’influenza della lezione di un Sensei (cioè un Maestro) recentemente scomparso, e di cui MilleOrienti si è già occupato (vedi il post “Omaggio a un grande uomo”: https://milleorienti.wordpress.com/2009/01/08/omaggio-a-un-grande-uomo/). E se questa impostazione farà discutere, tanto meglio.

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cartina-1L’india, l’unica democrazia con le elezioni a corrente alternata, ha terminato la seconda delle cinque fasi di voto, ciascuna delle quali interessa alcuni Stati dell’Unione.  Le prossime fasi saranno il 30 aprile, il 7 maggio e il 13 maggio. Il voto finora si è svolto senza incidenti importanti, nonostante il timore di nuovi attacchi dei guerriglieri maoisti naxaliti, che nei giorni scorsi avevano sequestrato e poi rilasciato i passeggeri di un treno.

La tensione sta crescendo però nello Stato meridionale del Tamil Nadu, a causa della tragedia in corso nella vicina isola di Sri Lanka. Come nota Nello Del Gatto sul suo blog Indonapoletano (http://indonapoletano.wordpress.com/),  il principale partito del Tamil Nadu, il DMK, ha indetto uno sciopero di 12 ore in solidarietà dei Tamil dello Sri Lanka (originari appunto dell’India meridionale): in queste ore si images7sta consumando un vero e proprio massacro della popolazione tamil dell’isola, sull’onda dell’ offensiva che l’esercito srilankese sta conducendo contro il movimento guerrigliero delle Tigri Tamil. A questo proposito,  Amnesty International (http://www.amnesty.it/index.html) lancia un appello per salvare le vite dei civili, e Human Rights Watch invoca una commissione d’inchiesta Onu sui massacri in corso (vedere l’audio-slide show dedicato allo Sri Lanka su http://www.hrw.org/)

Tornando all’India, in questa seconda fase elettorale si è votato anche
nello Stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, fra i cui candidati sonia-gandhi
spicca il nome di Rahul Gandhi, figlio trentottenne rahul-gandhi1
di Sonia Gandhi (a destra) e  Segretario del Partito del Congresso.
Ma non è sui Gandhi che si stanno concentrando i riflettori, bensì sulla Chief Minister mayawatidell’Uttar Pradesh, la signora Mayawati (foto a sinistra). E’ lei la nuova star della politica indiana. Relativamente giovane (53 anni) in un Paese in cui per tradizione i leader sono anziani, Mayawati è nota come “la regina dei Dalit” (così sono chiamati i fuoricasta, un tempo “intoccabili” in quanto “impuri”). La signora Mayawati è infatti la leader del Bahujan Samaj Party, nato per rappresentare i fuoricasta e i membri delle caste più basse in Uttar Pradesh (uno Stato, ricordiamolo, che con i suoi 190 milioni di abitanti ha un peso consistente nell’Unione Indiana). Col tempo, però, Mayawati è riuscita a richiamare a sè anche membri delle caste alte, e con un’accorta strategia di alleanze le sue ambizioni politiche sono ormai arrivate a livello nazionale, tanto che alcuni osservatori ipotizzano che possa essere lei l’ago della bilancia, se le elezioni indiane non dovessero assegnare una forte maggioranza né al Partito del Congresso né agli integralisti hindu del BJP. Sarà lei il nuovo Primo Ministro dell’India?

Il personaggio non è affatto senza ombre (pesano sul suo capo, fra l’altro, varie accuse di corruzione) ma intanto si gode la popolarità: il settimanale americano Newsweek dedica un’analisi approfondita alla sua figura politica (http://www.newsweek.com/id/194603), addirittua in parallelo al presidente Obama (un parallelo del tutto insostenibile, a mio modesto avviso). In ogni caso, dopo le elezioni ne risentiremo sicuramente parlare…

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L’imperatore da operetta dell’Iran, Ahmadinejad, sta dando il meglio di sè lanciando deliranti anatemi contro volantino-iranIsraele alla Conferenza dell’Onu sul razzismo. Ha avuto la risposta che meritava da tre ragazzi dell’Unione studenti ebrei francesi, i quali – vestiti da clown – sono corsi verso il palco e gli hanno lanciato un naso da pagliaccio gridandogli “razzista!” (vedi il racconto di Emanuele Novazio su La Stampa, http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200904articoli/42972girata.asp). Ma sarebbe sbagliato pensare che l’Iran – un Paese dalla cultura raffinatissima – si riduca ad Ahmadinejad. Non possiamo rispondergli con la sua logica e definire l’Iran come “un nemico” tout-court, né dobbiamo smettere di riflettere sulla società iraniana e le sue prospettive di apertura al mondo. Per questo allego qui la locandina di un interessante incontro sulla condizione femminile in Iran, che si terrà a Milano il 29 aprile.

Ma ecco le due domande: come dovrebbe rispondere l’Occidente a questa politica di Ahmadinejad? E come ci dovremmo comportare noi europei in un caso come questo della Conferenza sul razzismo di Durban, le cui conclusioni rischiano fortemente di essere viziate  da un postulato ideologico antisemita? (Perché negare la Shoah è antisemitismo puro…).
Il comportamento dei Paesi europei sembra infatti quantomeno contraddittorio: dopo le assurde “sparate” di Ahmadinejad su Israele (e le vergognose tesi negazioniste sulla Shoah), i Paesi europei si sono allontanati dalla Conferenza di Durban…salvo tornarci il giorno dopo (21 aprile). Gli unici Paesi che, ad oggi, si sono chiamati fuori dalla Conferenza di Durban sono:  Italia, Israele, Stati Uniti, Canada, Australia, Olanda, Germania, Polonia, Nuova Zelanda e Repubblica Ceca.  Chi ha ragione? Chi rifiuta la logica distorta di questo “gioco al massacro” e si chiama fuori, o chi rimane cercando ostinatamente il dialogo (come fanno il Vaticano e Paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna)? Io penso che abbia ragione chi si è chiamato fuori. Ma il dibattito è aperto.

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iranChe cos’è L’Iran? Per l’Occidente, è anzitutto una sfida culturale e politica. Certo è assurdo liquidare una società e una cultura così ricche e complesse come quelle dell’Iran isolando quel Paese in quanto “regime integralista”. Ogni giorno nuovi temi ci vengono posti sul tappeto (persiano, of course). Pochi esempi: 1) La questione nucleare, materia “sensibile” per l’opinione pubblica nazionalista iraniana,  ma non meno “sensibile” per la sicurezza dello Stato di Israele, sottoposto alle roboanti e intollerabili minacce (solo propagandistiche?) di Ahmadinejad . 2) Il ruolo-chiave che l’Iran può giocare in un’ipotetica risoluzione dei conflitti in Afghanistan e Iraq. 3) La drammatica questione dei diritti umani e politici continuamente violati. 4) Le politiche petrolifere e i legami economici con i Paesi occidentali (Italia in prima fila). E si potrebbe continuare a lungo….

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Il 15 aprile, in un editoriale sul Corriere della Sera (http://www.corriere.it/editorialiimages-11/09_aprile_15/venturini_194fe2e8-297c-11de-8317-00144f02aabc.shtml) Franco Venturini si è chiesto se la “politica della mano tesa” di Barack Obama ad Ahmadinejad non sia un grosso rischio, e ha concluso opportunamente:  “Obama sbaglia, quando tende la mano? No di certo. Ma dobbiamo, questo sì, augurargli moltissima fortuna, perché ne avrà e ne avremo bisogno”.

Sulle prospettive dell’Iran a trent’anni dalla rivoluzione khomeinista – e in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il 12 giugno – l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (www.ispionline.it) promuove il 28 aprile alle ore 18 una tavola rotonda nella propria sede di Palazzo Clerici (via Clerici 5, Milano). Interverranno: Riccardo Redaelli (Università Cattolica di Milano e Landau Network-Centro Volta, http://www.centrovolta.it/landau/), Farian Sabahi (www.fariansabahi.com, Università degli Studi di Torino), Anna Vanzan (IULM e Università degli Studi di Milano), Elisa Giunchi (ISPI e Università degli Studi di Milano).

Per chi avesse voglia di approfondire questi temi, un utile contributo alla riflessione può essere fornito dall’ultimo report sull’Iran del RAND, un istituto no profit di ricerche geopolitiche. Il report, intitolato Understanding Iran, è scaricabile da http://www.rand.org/pubs/monographs/2008/RAND_MG771.pdf.

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Namasté. Due notiziole per gli amanti di Bollywood – ma anche del cinema indiano d’autore.

– In questi giorni esce nelle librerie la nuova edizione della Garzantina Cinema, che contiene cinema1una trentina di lemmi sulle cinematografie dell’India  (scritti da me).

images– A qualcuno potrà anche  interessare sapere le date e i titoli di un mini-corso sul cinema indiano che tengo all’università IULM di Milano. Eccoli:
Giovedì 16 aprile ore 15-16.30:  Star e divinità: forme del divismo a Bollywood (Aula Meucci)
Martedì 21 aprile ore 15-17: Lineamenti di storia del cinema indiano: forme produttive ed espressive (Aula 124 )
Giovedì 23 aprile ore 15-17: Protagonisti del “cinema d’autore” in India (Aula 124)
Giovedì 30 aprile ore 15-17: Il cinema indiano contemporaneo e i linguaggi della globalizzazione (Aula 124)

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soldiers1Più soldati e più armi in Afghanistan, per l’immediato futuro. Li invieranno gli Usa, e l’Europa (in minor misura) farà lo stesso. Ma è una strategia con il fiato corto, e il primo a saperlo è il presidente americano Obama che ha fatto una dichiarazione interessante: la crisi afghana “non può essere risolta militarmente”, l’impegno occidentale “non può essere perpetuo” e quindi “occorre una exit strategy”. Obama punta a un maggiore coinvolgimento di Pakistan e Iran nella “lotta al terrore”, a un rafforzamento dell’esercito afghano, a un consolidamento della democrazia….per concludere con la “exit” dall’Afghanistan.

Ma la domanda che mi pongo (e pongo a tutti voi) è questa: chi fornirà una exit strategy alle donne afghane?women-of-afghanistan Come salveranno se stesse oggi, domani e in futuro?

La situazione è nota. 1)  anni di intervento militare occidentale hanno portato a un controllo molto limitato del territorio afghano; 2)  anni di fallimenti nella ricostruzione di una società civile – nonostante gli sforzi delle ONG occidentali, troppo spesso lasciate sole – non hanno migliorato le condizioni di vita delle afghane. Anzi.

Bastano due agghiaccianti fatti della cronaca recente, per illustrare la condizione femminile. Primo esempio: preoccupato di ottenere il consenso della comunità sciita (circa il 10% della popolazione afghana) alle elezioni del 20 agosto, il karzaipresidente afghano Karzai – mediatico ed elegante, ma del tutto inefficace sul piano politico – ha prima firmato una legge che autorizza di fatto lo stupro casalingo, salvo poi fare mezza marcia indietro in seguito alle proteste internazionali, affermando che la legge era stata “male interpretata” dagli occidentali. (Per farsi un’opnione sul governo e le istituzioni afghane si può andare su http://www.afghan-web.com/politics/)

Tutta colpa dei talebani? No. Perché, come nota Emanuele Giordana nel suo blog Great Game (http://emgiordana.blogspot.com/): “questa non è una legge talebana o voluta dai talebani. Ma nessuno è sembrato stupirsi del fatto che i “cattivi” stanno dentro al parlamento dell’Afghanistan, eletti coi voti del popolo nell’istituzione da noi ad hoc creata in laboratorio. Sveglia ragazzi: nel parlamento afgano i talebani ci sono già e i signori della guerra dell’Alleanza del Nord sono spesso addirittura peggio dei sodali di mullah Omar”.

Secondo esempio: la tortura – 34 frustate – a cui è stata sottoposta una donna pakistana ai primi di aprile, flagellata davanti a decine di spettatori maschi. La sua colpa? Si trovava in compagnia di un uomo che non era suo marito. Non è accaduto in Afghanistan, bensì nella confinante valle dello Swat, in Pakistan,  ma la “cultura” che quel gesto di violenza esprime è la stessa dei talebani. Di recente nello Swat  lo Stato pakistano (ormai incapace di mantenere il controllo del proprio territorio) ha di fatto ceduto la propria sovranità sulla regione ai capiclan pashtun, permettendo loro di ristabilire come legge la sharia, il codice islamico, nella sua interezza.

rawa-logo1Si tratta dunque di un gravissimo  problema sociale legato all’interpretazione dell’islam ormai affermatasi in quest’area del mondo, un problema la cui risoluzione richiederebbe una strategia politica (con forti interventi economici e sociali) che non può risolversi in un intervento armato e una exit strategy a breve. Riguardo alla condizione femminile in Afghanistan, la cosa migliore  è lasciare la parola alle afghane stesse. Ecco cosa scrive sul proprio sito l’associazione femminista afghana RAWA http://www.rawa.org/index.php:

“The US “War on terrorism” removed the Taliban regime in October 2001, but it has not removed religious fundamentalism which is the main cause of all our miseries. In fact, by reinstalling the warlords in power in Afghanistan, the US administration is replacing one fundamentalist regime with another. The US government and Mr.Karzai mostly rely on Northern Alliance criminal leaders who are as brutal and misogynist as the Taliban”.

Su tutto questo vorrei che voi, amici di MilleOrienti, vi esprimeste.

Ulteriori materiali di approfondimento e riflessione sulla situazione dell’Afghanistan si trovano su http://www.afgana.org/ che riflette il punto di vista di ricercatori e ONG impegnati in Afghanistan.

Ne riparleremo.

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