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Archive for 29 luglio 2009

…..ci risentiamo il 20 agosto!

fruddance

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aung+san+suu+kyi+e+filo+spinatoVenerdì 31 luglio una giuria telecomandata dal regime militare birmano emetterà la sentenza nel processo ad Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace, accusata di avere trasgredito le regole degli arresti domiciliari. La leader birmana rischia da tre a cinque anni, e il verdetto sarà molto probabilmente di condanna, perché in questo modo la giunta militare potrà impedirle di partecipare alle elezioni politiche del maggio 2010.

Per evitare questo esito, una settimana fa il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha fatto capire alla giunta birmana che se Aung San Suu Kyi venisse liberata gli Usa sarebbero disponibili ad aprire nuove relazioni con la Indonesia US Clinton AsiaBirmania e a favorire investimenti in questo poverissimo Paese. Sulla posizione di Hillary Clinton si è aperto un dibattito su Birmania Campaign, un interessantissimo blog dedicato ai problemi della Birmania, del suo sottosviluppo e dell’oppressione (sui dissidenti e sulle minoranze etniche) esercitata dal regime militare, uno dei più totalitari del pianeta.

In questo intervento, intitolato “La miopia di Clinton sulla Birmania”, il giornalista/blogger Enzo Reale spiega le ragioni per cui la mossa della Clinton gli pare sbagliata, troppo limitata (perché porterebbe al massimo alla liberazione della leader e non del popolo intero) e tardiva. In quest’altro intervento, intitolato “Birmania, l’idealismo che non cura”, ho ribattuto invece che non possiamo confondere la realtà con i nostaung_san_suu_kyi_buri desideri, e che  nella situazione data – pessima, ma anche l’unica esistente – la proposta di Hillary Clinton è da considerarsi realistica. E che in ogni caso non saranno le sanzioni internazionali, bensì lo sviluppo economico, la chiave per aprire la Birmania al mondo e quindi arrivare alla liberazione del suo popolo e della sua leader.

In attesa di avere notizie sul processo ad Aung San Suu Kyi, il dibattito sulla Birmania è destinato a continuare in molte sedi. Chi volesse conoscere meglio la realtà politica di quel Paese – meraviglioso sotto molti aspetti, ma funestato da un regime oppressivo – può avere aggiornamenti e approfondimenti (oltre che su Birmania Campaign) anche su questi blog e bollettini: Sudestasiatico.com, Burma Campaign UK e Democratic Voice of Burma.

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Più di trenta uomini addetti alla sicurezza sono stati uccisi il 26 luglio nello stato indiano naxalitedel Chhattisgarh. Il massacro è opera di un blitz dei guerriglieri naxaliti – di orientamento maoista – che utilizzano la tecnica del mordi-e-fuggi nelle campagne. La cronaca dei fatti è sul sito dell’Associated Press of Pakistan.
Benché il maoismo sia chiaramente un fossile politico, in India la guerriglia naxalita – che il premier Manmohan Singh ha definito «la più grave minaccia alla sicurezza e alla unità del Paese» – è diffusa in vari stati: il Chhattisgarh, il Jharkhand, l’Orissa, l’Andhra Pradesh e il Bengala (dove a giugno l’esercito indiano aveva scatenato una violenta offensiva antiterrorista).  I naxaliti operano nelle aree economicamNaxalbariente più arretrate arruolando i braccianti sfruttati dai latifondisti,  nonché i tribali, che accusano le multinazionali e la globalizzazione di espropriarli dei loro campi e dei loro villaggi minacciando la sopravvivenza stessa della loro identità culturale.
Per capire la questione naxalita, il libro più documentato in italiano è ancora oggi “Naxalbari-India” di Piero Pagliani, pubblicato nel 2007 dall’editore Mimesis.

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