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Archive for settembre 2009

Sorridete, aAG_03manti del Giappone. Una Grande Onda di eventi culturali – mostre, concerti, dibattiti, rassegne cinematografiche – sta arrivando dalle nostre parti: a Roma, Napoli, Palermo e Milano.


Cominciamo con l’Istituto di Cultura Giapponese di ROMA (via Antonio Gramsci 74). Il programma è ricchissimo. Ci limitiamo qui a segnalare solo qualche evento: dal 1° ottobre al 20 novembre «My Grandmothers», una mostra dell’artista contemporaneo Miwa Yanagi (presentato anche alla Biennale di Venezia); l’8 ottobre una conferenza su «Shojo Manga: i fumetti giapponesi per ragazze» (a sinistra, un esempio) seguita il 20 ottobre da un’altra su «Le politiche culturali degli anime e dei manga». Il 13 ottobre inizia una retrospettiva cinematografica del grandissimo regista Kon Ichikawa (autore fra l’altro de L’arpa birmana, uno dei più bei film pacifisti della storia del cinema mondiale); la retrospettiva durerà fino al 17 dicembre. Il 3 novembre il concerto-spettacolo «Ryujin, musica e danze dell’isola di Ryukyu». E poi tanti altri eventi, che potrete scoprire cliccando su “agenda” nella homepage del sito dell’ Istituto di Cultura Giapponese di Roma. Il folto programma è analizzato nei particolari anche sul blog di Domu.

A NAPOLI invece  un folto gruppo di istituzioni e centri culturali – L’Istituto Universitario Orientalel’Associazione Italiana Studi Giapponesi, la Japan Foundation, l’associazione culturale Nipponica e altri – promuovono il convegno «Wabi Saby Cyber, culture e subculture del Giappone contemporaneo», che si terrà il 2 ottobre in piazza San Domenico Maggiore 12. Lo scopo: «offrire una testimonianza e una riflessione sulla cultura contemporanea giapponese e i suoi linguaggi».

hiroshige-naturaE andiamo a PALERMO dove a Villa Niscemi (piazza dei Quartieri 2)  si terrà dal 2 al 7 ottobre la mostra «Da Tokyo a Kyoto: 55 stampe di Hiroshige». Per la prima volta vengono dunque esposte a Palermo stampe del genere Ukiyo-e, il celebre e raffinatissimo “mondo fluttuante”, ma c’è da chiedersi allora: come mai la mostra resta aperta meno di una settimana? Non era meglio offrire al pubblico palermitano l’occasione di apprezzare con agio un artista di tale importanza? Misteri italiani…A parte queste considerazioni, va ricordato che in concomitanza con l’inaugurazione della mostra verrà presentato il libro fotografico di Marcella Croce «L’anima nascosta del Giappone» (Mariettti editore). Potete leggerne una recensione sul blog Biblioteca giapponese.


shunga14Last but not least, al Palazzo Reale di MILANO (piazza Duomo) si aprirà il 21 ottobre la mostra «Shunga. L’arte dell’amore nelle stampe dell’epoca Tokugawa (1603-1867)». La mostra, che rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2010, presenterà 150 stampe originali del genere Shunga, termine giapponese che significa «immagini della primavera» e che indica un genere di stampe a soggetto erotico, specchio di una riflessione estetica sulla brevità e transitorietà della vita. La mostra è prodotta, oltre che dal Palazzo Reale, dalla Fondazione Mazzotta e dal Museo delle Culture di Lugano.

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Ecco una notizia che si commenta da sè. Discriminazione etnica e culturale in una zona d’Italia (l’Emilia) ad alta densità di immigrati indiani dal Panjab – in particolare di sikh – che lavorano nelle nostre campagne, si sforzano di integrarsi nella realtà italiana e vengono ripagati…con classi separate per i propri figli. I commenti dei politici stanno già arrivando, ma la realtà resta: un atteggiamento discriminatorio che va in direzione contraria anche al semplice buon senso. Una decisione resa ancora più triste dal fatto che il sindaco – che ha avallato la scelta del direttore scolastico – è del PD.
Come possiamo sperare che questi bambini di origine indiana diventino cittadini italiani a tutti gli effetti se vengono ghettizzati sin dall’asilo?

Qui sotto, la notizia “nuda e cruda”da Il Resto del Carlino. Ditemi voi cosa ne pensate, cari lettori…10758-scuolamaterna

Reggio Emilia, 25 settembre 2009 – Una classe di 24 bambini tutti indiani. Ma i loro genitori, ora, non li vogliono mandare a scuola. Dopo la prima elementare 100% straniera di Piacenza, a Reggio Emilia e’ stata istituita una ‘sezione indiana’ nella scuola materna statale del centro di Luzzara. Scelta che, anche a Reggio, come gia’ capitato a Piacenza, ha suscitato la reazione dei genitori, quelli immigrati, che non vogliono mandare a scuola i loro figli in una classe che li isola dagli italiani e dagli altri bambini.

Si tratta di una decisione discriminatoria. Si e’ scelto di sottostare alla spinta separazionista e xenofoba che si aggira nel territorio” dicono in coro Cgil, genitori e associazioni di migranti. Lunedi’ nel corso di un presidio davanti alla scuola si terra’ un incontro con i genitori italiani e martedi’ il caso sara’ portato all’attenzione del provveditore provinciale agli studi Vincenzo Aiello. Cgil e coordinamento immigrati contano infine di coinvolgere anche i parlamentari reggiani.

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Om Mani Padme Hum

Om Mani Padme Hum

Si intitola Om Mani Padme Hum, la luce del Tibet la mostra della fotografa Angela Prati che si inaugura martedì 29 settembre alle 18,30 a Milano, presso la Galleria San Fedele (via Hoepli 3/A) con il contributo di KEL 12. L’esposizione, che rimarrà aperta fino al 23 ottobre (dal martedì al sabato, orario: 16-19) è curata dal critico fotografico Gigliola Foschi e da Andrea Dall’Asta S.I.  Durante l’inagurazione del giorno 29/9 avrà luogo, alle 20, un dibattito sulla drammatica situazione tibetana a cui parteciperanno la fotografa Angela Prati, Marco Restelli di MilleOrienti e Davide Magni S.I. redattore della rivista Popoli.

Qui di seguito riportiamo la presentazione alla mostra della curatrice Gigliola Foschi:

Om Mani Padme Hum, ovvero “Salve o Gioiello nel Fiore di Loto”: questa antica e celebre formula sacra -5buddhista viene dai tibetani recitata, incisa nelle rocce, scritta sulle innumerevoli bandierine di preghiera che fremono nel vento per riempire l’aria di benedizioni. Il termine “Gioiello” allude al Bodhisattva Avalokiteshvara (“il Signore che osserva con compassione”) di cui il Dalai Lama è considerato la reincarnazione vivente. Mentre il Fiore di Loto è un simbolo buddhista di purezza ed elevazione spirituale, perché sboccia luminoso malgrado affondi le sue radici nel fango degli stagni. Già il titolo scelto per questa mostra da Angela Prati (nota fotografa specializzata in reportage geografici) ci fa dunque comprendere come le sue immagini – frutto di numerosi viaggi in Tibet e nei paesi vicini che ospitano i rifugiati tibetani – vogliano essere un omaggio alla tenacia con cui il popolo del “tetto del mondo” mantiene viva la propria cultura e spiritualità, nonostante la dura occupazione cinese.

-4Dal 1950, infatti, la Cina sta perpetrando in Tibet quello che il Dalai Lama ha definito un “genocidio culturale”. Se durante la famigerata Rivoluzione Culturale (1966-1976), le Guardie Rosse scatenate dal presidente Mao devastarono 6000 monasteri, oggi Pechino non si limita a dure campagne repressive e di “rieducazione”: grazie al trasferimento massiccio e ininterrotto di coloni cinesi, cui si aggiunge un controllo delle nascite fatto di sterilizzazioni forzate e aborti, sta infatti progressivamente riducendo i tibetani a una minoranza senza diritti nella  propria patria. L’autrice, posta di fronte a tale drammatica situazione, più che indagare gli effetti devastanti del regime cinese, ha però preferito mostrare il fascino della spiritualità tibetana: in questo modo ci fa capire che la cultura di questo tormentato Paese è talmente ricca, complessa e affascinante, da costituire un vero e proprio patrimonio dell’umanità, un tesoro universale che tutti noi siamo chiamati  a difendere.

Divisa in quattro sezioni, la mostra si apre con le suggestive immagini di paesaggi solitari e monasteri, che Angela Prati  ha realizzato nel 1991 in Tibet,  seguendo il percorso compiuto dal grande orientalista ed esploratore Giuseppe Tucci negli anni Trenta. Nella seconda sezione, le sue fotografie  raccontano la protesta dei tibetani nei confronti delle autorità cinesi che permettono la cattura di animali rari e selvaggi per la preparazione di quelle medicine tradizionali di cui sono grandi consumatori. Una protesta – come mostrano le precise e intense immagini di Angela Prati – rigorosamente pacifica e altamente simbolica: donne e uomini si privano infatti dei loro decori di pelliccia in nome della compassione per tutti gli essere viventi, e li bruciano in un grande falò.-3

La terza sezione offre l’occasione di ammirare appieno la fastosità e il tripudio di colori della grandiosa “Festa della Preghiera” (nel Monastero di Geerdeng, ad Aba), con danze mistiche e raduni di fedeli che bruciano incensi e rami di cedro fino ad avvolgere ogni cosa in una densa nebbia profumata, mentre sfilano cavalieri riccamente addobbati e  monaci dai “berretti gialli” (appartenenti all’ordine dei “Virtuosi”, cui fa capo il Dalai Lama). La quarta sezione è invece dedicata ai rifugiati tibetani nel Ladakh (India). Molti di loro, nati e cresciuti in esilio, possono solo vagheggiare una madrepatria che giace irraggiungibile al di là delle vette innevate.  Ancora per quanto saranno  costretti a sognare Lhasa senza potere mai visitare il grandioso palazzo del Potala, dove risiedevano i Dalai Lama?

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luna640ds4«C’è vita sulla Luna?». «Poca, e solo il sabato sera». Questa battuta scema mi è tornata in mente leggendo  un articolo del Times of India secondo cui siamo alla vigilia di una rivelazione importante: il satellite indiano Chandrayaan-1 (che si chiama così perché Chandra significa Luna) avrebbe scoperto l’esistenza di acqua sulla Luna. Il condizionale è d’obbligo fino a domani, quando la Nasa convocherà nel suo quartier generale di Washington una conferenza stampa per un «annuncio rilevante» sul progetto Moon Mineralogy Mapper, la cui strumentazione era appunto collocata sul satellite indiano. Ma la notizia sta ormai facendo il giro del mondo.chandra
Il Times of India aggiunge che i dati e le 70mila fotografie scattate dal Chandrayaan-1 (ora “defunto” ) saranno la base per le ricerche di esplorazione lunare del Chandrayaan-2, che sarà pronto nel 2012. Intanto, ieri dalla base indiana di Sriharikot sono stati lanciati contemporaneamente il satellite indiano Oceansat-2 e altri 6 nanosatelliti europei.

Nell’induismo antico Chandra,  la Luna,  era una divinità (a destra) collegata al nettare degli Dei (l’amrita) e al ciclo della vita e della morte, con i relativi culti. Oggi, Chandra è un oggetto di studio dell’ISRO, l’Indian Space Research Organisation, che ha ambiziosi programmi spaziali in collaborazione con Usa e Russia.  Per me, da sempre amante della fantascienza, lo «spazio, ultima frontiera» (chi riconosce la citazione?) è cosa di grande fascino. Ma oggi preferisco salutarvi, cari lettori,  con un’ “altra” Luna, quella degli antichi versi di Yogeshvara: «Sorbisce dalla scodella del cielo/guizzando la mobile lingua del lampo/il grande gattto nuvola, ora/tiepido latte di luna».

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Guerra. Una parola orribile, che significa sangue e tragedie ma anche business, fino ai risvolti più paradossali: in Afghanistan, per esempio, le mine più usate dai talebani contro gli occidentali (italiani compresi) sono italiane, le TC6 che gli americani avevano fornito ai mujaheddin ai tempi dell’invasione sovietica dell’Afghanistan.

«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», dice l’articolo 11 della Costituzione Italiana. Ma se vogliamo chiamare le cose con il loro nome, in Afghanistan si sta combattendo una guerra, e l’Italia vi sta partecipando. La missione italiana ha anche la finalità di aiutare la popolazione afghana – con ospedali, scuole, etc – e certamente lo sta facendo. Ma i 21 soldati italiani caduti finora in Afghanistan sono morti combattendo in una guerra, non in una generica “missione umanitaria”. Negarlo sarebbe ipocrisia, sarebbe offendere la loro memoria. E non vogliamo certo farlo. Guerra, quindi: questa parola spaventosa è il primo dato di realtà da cui partire per una riflessione.

Chiediamoci ora: come sta andando questa guerra? La risposta dev’essere altrettanto chiara: otto anni dopo l’11 settembre e l’intervento occidentale in Afghanistan, i talebani controllano l’80% del territorio afghano. Dunque l’Occidente sta perdendo la guerra in Afghanistan. Questo è il secondo dato da considerare.  Una guerra che gli Usa di George W. Bush hanno gestito disastrosamente sia sul piano militare sia su quello politico – comportandosi da occupanti o da potenza coloniale (per esempio occupando il centro di Kabul, come avevano fatto i britannici nell’800) e colpendo troppo spesso la popolazione civile inerme. Questa guerra ora il presidente Obama si trova a gestire, e ci prova sul piano diplomatico cercando di portare dalla propria parte il mondo islamico, Iran anzitutto. Ma sugli esiti della politica americana, e della guerra, c’è molta incertezza: un’antologia dei dubbi e dei timori espressi dai media occidentali (da Newswwek alla BBC al New York Times) si può leggere sul sito afghano Sabawoon, dove si sprecano i paragoni fra l’Afghanistan e il Vietnam.

Le considerazioni svolte finora dovrebbero portarmi a dire: andiamocene. Portiamo via i nostri soldati e lasciamo l’Afghanistan al suo destino. Come hanno chiesto la Lega Nord e varie formazioni della sinistra estrema. E i sondaggi d’opinione – pur sempre da prendere con le molle – affermano che la maggioranza degli italiani la pensa in questo modo.

Eppure….Eppure io sono di avviso contrario. E trovo molto realistiche le considerazioni svolte da Franco Venturini sul Corriere della Sera del 18 settembre. Ne cito qui sotto un passo:
«Più che mai nei momenti tragici come questo, non bisogna avere paura di ripetersi. La presenza militare occidentale in Afghanistan ha una legittimità ben diversa da quella che ebbe in Iraq. Mettere le gambe in spalla prima di aver raggiunto un minimo grado di stabilizzazione del Paese vorrebbe dire darla vinta ai talebani che hanno rivendicato l’ attacco alle Torri Gemelle, gettare olio sul fuoco di tutti gli estremismi anti-occidentali a cominciare da quelli che ricorrono al terrorismo, e far saltare gli equilibri interni nel Pakistan dotato di armi nucleari. La Nato può immaginare una exit strategy, le idee non mancano (la Spagna ha proposto una durata-limite di altri cinque anni), ma per l’ Italia come per altri sarebbe un suicidio politico muoversi da sola e tradire le regole di un impegno comune al massimo livello».

Che si creda o no allo “scontro di civiltà”, la guerra con il terrorismo islamico, con al Qaeda e con il talebani è una guerra che l’Occidente non può permettersi di perdere. Perché il costo politico sarebbe spaventoso, e lo pagherebbero anche le generazioni future.
Questo io penso da uomo di pace che odia ogni retorica guerrafondaia. Lo penso da europeo democratico che vuole, per i propri figli, una società imperfetta, ma libera e laica. Ci sono guerre che devono essere combattute, purtroppo. Come accadde con il nazismo. Accade anche ora.

Aspetto le vostre opinioni, lettori di MilleOrienti. E mi interesseranno moltissimo, anche e sopratutto quelle diverse dalla mia.

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Magari vi sembrerò paleofemminista, ma mi sembra ancora che “il corpo sia un soggetto politico”, a leggere certe notizie. Come le due che ho letto sui quotidiani di oggi. Si tratta di due scelte politiche di segno opposto – una di fondamentalismo islamico, l’altra di fondamentalismo laicista – che in entrambi i casi però concorrono a privare le persone (e in particolare le donne) della libertà di essere se stesse.

La prima notizia viene dalla Francia: Il ministro francese dell’Immigrazione, Eric Besson, ha anticipato alla radio Europa 1 di essere favorevole a una nuova legge che proibisca il burqa. niqab%20and%20burqaContro il burqa si era già espresso il presidente Sarkozy, ma un conto è stigmatizzare un comportamento/un abito, un altro conto è vietarlo per legge. Besson ha giudicato «contrario all’identità nazionale e ai principi della Repubblica» coprirsi integralmente sotto quest’abito tradizionale dei Paesi islamici.
La mia riflessione: fatto salvo il diritto della polizia di identificare le persone (cosa impossibile sotto il burqa) restano però alcune domande: perché mai una donna non dovrebbe essere libera di circolare vestita come diavolo le pare? E di mostrare anche così la propria cultura religiosa? Perché il burqa appartiene a una tradizione diversa dalla nostra? E allora? Il meticciato (o melting pot, o chiamatelo come vi pare) ha sempre arricchito le civiltà, in ogni epoca storica. Anzi, se si osserva la Storia, esistono solo società “meticce”. Dunque perché vietarlo? Perché noi non amiamo il fondamentalismo islamico? Certo che non lo amiamo. Perché siamo europei, figli dell’Umanesimo, del Rinascimento e dell’Illuminismo.  Ma non saremo più europei se vieteremo il burqa. Saremo più europei se riconosceremo a ciascuna persona il diritto di essere se stessa.

La seconda notizia viene dall’Indonesia: il parlamento della provincia di Aceh, nell’isola indonesiana di Sumatra,  ha deciso di rendere legge la Sharia. Codice tradizionale islamico che prevede, fra l’altro, la lapidazione per gli adulteri, e la fustigazione per chi fa sesso prima del matrimonio (100 colpi di canna) e per gli omosessuali e le lesbiche (100 colpi e una multa di mille grammi d’oro). E altre piacevolezze….(Una annotazione politica a margine: così la provincia di Aceh va in controtendenza rispetto all’Indonesia, che alle ultime elezioni ha punito duramente i partiti islamici più conservatori. Però anche fra i parlamentari democratici di Aceh che hanno criticato l’introduzione della Sharia, nessuno ha poi avuto il coraggio di votare contro).
La mia riflessione: questo è tutto ciò che non vogliamo. Almeno, che non vogliamo qui da noi, in Europa. Un esimio rappresentante del partito indonesiano che ha voluto l’applicazione della Sharia, il Pks, si è scagliato contro «la degradazione morale dovuta alle influenze straniere». Ecco, è questo il punto: se non vogliamo diventare come loro, i fustigatori, i “puri” (e non vogliamo di certo) dobbiamo capire che le “influenze straniere” non portano alcuna “degradazione morale”. Ma solo confronto, dibattito,  nuovi problemi e prospettive, inedite soluzioni e sintesi.

E’ la libertà, baby, e non puoi farci niente. Il fondamentalismo – religioso o laicista – non è mai la soluzione, secondo me. E voi, lettori di MilleOrienti, che ne pensate?

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bollywood style

Bollywood style

cari bollywood-maniaci, care amanti di Shah Rukh Khan, ecco del pane per i vostri…piedi! Il centro Apsars di Milano organizza, a partire dal 16 settembre, tre cosine interessanti:
– un corso di base di danze sacre indiane (elementi di danza sacra, folk e Bollywood dance)
– un corso di secondo livello di danza sacra Bharatanatyam (tipica dell’India meridionale)
– un corso di secondo livello di Bollywood style.

I corsi sono diretti da Marcella Bassanesi (divenuta nota al grande pubblico grazie alla partecipazione ad Academy, il talent show sulla danza di Rai Due), si tengono al Teatro Trebbo di Milano, in via De Amicis, hanno durata annuale e cadenza settimanale. So dance, people, dance, cialò cialò!!

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Due notizie provenienti dal Giappone sono rimbalzate nella newsfera (media vari etc) suscitando in questi giorni interesse e curiosità. Ma MilleOrienti vi propone un gioco: trasferiamo le due notizie dal Giappone all’Italia, e vediamo quale ci sembrerebbe più strana e improbabile…

La prima notizia giapponese: Dopo avere profondamente ringiovanito il suo partito, il segretario del PD giapponese, Hatoyama

Il nuovo premier giapponese

Il nuovo premier giapponese

Yukyo, l’ha portato a una schiacciante vittoria contro i conservatori del Partito liberaldemocratico giapponese, che governava quasi ininterrottamente da 54 anni il Paese. Chiave della vittoria sono stati i giovani e i volti nuovi: fra le 158 persone che entrano per la prima volta nel Parlamento giapponese, ben 143 appartengono al Partito Democratico. Altro segno di rinnovamento: per la prima volta vengono elette al Parlamento giapponese 54 donne, 40 delle quali nel PD. Queste e altre notizie interessanti (poco analizzate dai media “ufficiali”) si possono leggere sul blog di Bea, News dal Giappone.
Immaginiamo che accada in Italia: dopo aver vinto le primarie, il segretario del PD italiano (Bersani o Franceschini o Marino, non importa) decide di cambiare volto al partito: via le cariatidi e largo ai giovani. Risultato: vince le prossime elezioni politiche e innesca in tutti gli schieramenti un processo di profondo rinnovamento della gerontocrazia che governa l’Italia da decenni (Berlusconi compreso, che continua a proclamarsi “nuovo” ma ha 73 anni e governa, con brevi interruzioni, dal 1994). Perché è evidente che in Italia è in corso anche una silenziosa guerra generazionale, con tutti i posti “al top” della società occupati da ultrasessantenni…

La seconda notizia giapponese: la nuova first lady giapponese Hatoyama Miyuki,  afferma nella sua autobiografia di essere stata ufo-_su_firenze

La nuova first lady giapponese

La nuova first lady giapponese

rapita dagli alieni mentre dormiva, e condotta, su un UFO di forma triangolare sul pianeta Venere, e di averlo trovato verde e bellissimo. La signora Hatoyama, che crede anche nella reincarnazione, afferma pure di avere conosciuto l’attore Tom Cruise quando era giapponese, in una vita precedente. (L’intera storia è raccontata dall’Agenzia AdnKronos)
Immaginiamo che accada in Italia: la signora Bersani o la signora Franceschini dopo la vittoria del marito rivela di essere stata rapita dagli Ufo e portata su Venere, etc…. e di avere conosciuto in una vita precedente Alessandro Gassmann, che era giapponese.

Ora, cari lettori, che voi crediate o no negli Ufo e/o nella reincarnazione (ma anche su questo mi piacerebbe avere il vostro parere) ecco cosa vorrei sapere da voi: secondo voi che cosa sarebbe più improbabile, in Italia, una first lady rapita dagli Ufo o vedere i giovani vincere in politica e rinnovare tutta la classe dirigente?

Aspetto le vostre risposte con la serenità del Buddha namaste000

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Logo_MITO_09Sono più numerosi dei fiori di ciliegio ai piedi del monte Fuji…. Che cosa? Gli eventi dedicati al Giappone nell’ambito di MiTo, il festival musicale che si svolge a Milano e Torino dal 3 al 24 settembre.

Ecco in sintesi tutti gli appuntamenti.

Omaggio a Toshio Hosokawa
Nato nel 1955 a Hiroshima, ha iniziato i suoi studi musicali in Giapppone e li ha proseguiti in Europa dove è stato allievo di Isang Yun e di Klaus Huber. Esortato dai suoi maestri europei ad approfondire la conoscenza delle tradizioni musicali, pittoriche e filosofiche del Giappone, la sua musica rappresenta una fertilissima sintesi tra Oriente e Occidente. Incontro con il compositore Toshio Hosokawa: TORINO venerdì 4 settembre Circolo dei Lettori ore 11 e MILANO sabato 5 settembre Museo Bagatti Valsecchi ore 17.

 Ensemble Yusei

Ensemble Yusei

New Seeds of Contemplation, Mandala per canto shōmyō e gagaku ensemble. Prima esecuzione italiana, preceduto da musica gagaku tradizionale. Ensemble Yusei (foto). TORINO venerdì 4 settembre Teatro Astra ore 21, MILANO sabato 5 settembre Chiesa di Sant’Alessandro ore 21


Hanjo, opera in un atto
Prima esecuzione italiana. MusikFabrik, Johannes Debus, direttore. TORINO lunedì 14 settembre Teatro Astra ore 21, MILANO martedì 15 settembre Piccolo Teatro Studio ore 21.

Silent flowers, Urbilder, Quartetto Diotima, TORINO mercoledì 16 settembre Conservatorio Giuseppe Verdi ore 17, MILANO giovedì 17 settembre Basilica di Sant’Eufemia ore 16.

Tabi-bito Wanderer, per percussioni e orchestra, prima esecuzione italiana. Cloud and Light, per shō e orchestra da camera, prima esecuzione italiana. Circulating Ocean, per orchestra. Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Jonathan Stockhammer, direttore. TORINO giovedì 17 settembre Auditorium Rai Arturo Toscanini ore 21, MILANO venerdì 18 settembre Conservatorio di Milano – Sala Verdi ore 21.

Tutti i concerti sopra elencati sono a ingresso gratuito.

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Tradizioni del Giappone

Con la ieratica gestualità del teatro Nō, con la tradizione musicale danzata del gagaku, con i tamburi taiko, con il canto e i flauti, con  il liuto biwa e la cetra koto, con la cerimonia del tè, MITO SettembreMusica si affaccia sull’arcipelago culturale nipponico alla ricerca di quella perfezione cui in Giappone aspira chiunque voglia essere portatore di un frammento di eternità.

Teatro Nō, la misura del gesto. Compagnia Sankyokai. Direzione artistica di Tadao Kamei. MILANO sabato 19 domenica 20 settembre CRT – Teatro dell’Arte ore 21, TORINO martedì 22 mercoledì 23 settembre Teatro Astra ore 21.

L’arte dei grandi tamburi taiko. Ensemble Taikoza, Marco Lienhard, direttore. TORINO domenica 20 settembre Teatro Alfieri ore 21, MILANO martedì 22 settembre Allianz Teatro ore 21.

Il canto di corte, il koto e la danza nihonbuyo. Etsuko Chida, canto e koto, Yuko Fujima, danza. MILANO lunedì 21 settembre Teatro dell’Elfo ore 17, TORINO martedì 22 settembre Sala 500 – Lingotto ore 17.

La cerimonia del tè. Hajime Takasugi, maestro del tè, Argia Coppola, letture. TORINO lunedì 21 settembre MAO – Museo d’Arte Orientale ore 16/ore 18, MILANO mercoledì 23 settembre Teatro Franco Parenti ore 17.

Gagaku, lo spirito del Giappone. Orchestra Imperiale Reigakusha, Sukeyasu Shiba, direttore. TORINO lunedì 21 settembre Auditorium Giovanni Agnelli – Lingotto ore 21, MILANO mercoledì 23 settembre Teatro degli Arcimboldi.

Musiche per il Nō e il Kabuki. Ensemble Sankyokai, TORINO mercoledì 23 settembre Sala 500 – Lingotto ore 17, MILANO giovedì 24 settembre Teatro San Babila ore 17.

Per tutti i concerti sopra elencati biglietti da € 5 a € 15

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Avanguardia
datamatics [ver.2.0]
Ryoji Ikeda, elettronica. Prodotto da Forma. TORINO venerdì 11 settembre Cinema Massimo – Sala 1 ore 21, MILANO sabato 12 settembre Superstudio Più –Central Point ore 22.
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Rock&pop

Keiji Haino
, voce, chitarra, elettronica, percussioni, TORINO venerdì 18 settembre SPAZIO 211, ore 22.
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Per ragazzi
La sposa del sole,
Fiaba giapponese di Carlo III Colla, Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli, LaRiS Opera Ensemble, Danilo Lorenzini direttore. MILANO sabato 19 settembre Teatro Carcano ore 15 e ore 18.

Fiabe animate sul grande schermo
I racconti di Terramare
Film di Goro Miyazaki Giappone, 2007, 115’
Lupin III Il Castello di Cagliostro
Film di Hayao Miyazaki Giappone, 2007, 100’. MILANO domenica 20 settembre Acquario Civico ore 11 e ore 15.
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Incontri
Musica e arti nel Giappone contemporaneo
. Ne discutono Toshio Hosokawa, Arata Isozaki, Gae Aulenti, Enzo Restagno, Dario Tomasi. TORINO giovedì 17 settembre Galleria d’Arte Moderna Sala Conferenze ore 17, MILANO venerdì 18 settembre Museo Poldi Pezzoli Salone dell’affresco ore 15.

Presentazione del volume Le tradizioni musicali del Giappone di Bonnie C. Wade, Edizione italiana a cura di Enzo Restagno, Universal Music MGB Publications. Incontro con Luciana Galliano, Giovanni De Zorzi, Ilaria Narici. Con la partecipazione di musicisti giapponesi. Coordina Enzo Restagno. MILANO sabato 19 settembre Galleria d’Arte Moderna Villa Reale Sala da Ballo ore 11, TORINO domenica 20 settembre MAO Museo d’Arte Orientale ore 17.

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Arte&Musica
Apertura al pubblico della mostra That’s Butterfly, MILANO martedì 8 settembre Castello Sforzesco Sala Viscontea dalle 9 alle 17.30.

Mostra Manga Impact TORINO dal 16 settembre 2009 al 10 gennaio 2010 Mole Antonelliana. (MilleOrienti ne ha già dato ampia anticipazione, il 22 luglio, nel post «Yatta! Manga e anime alla conquista di Locarno e Torino!»)
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Invisible Japan a Milano – rassegna cinematografica dedicata al Giappone

Takeshi "beat" Kitano

Takeshi "beat" Kitano

ingresso gratuito

In occasione del focus sul Giappone, il Festival MITO SettembreMusica e il Milano Film Festival presentano una serie di film a tutt’oggi mai distribuiti in Italia: titoli acclamati e vincitori di prestigiosi riconoscimenti alle ultime edizioni dei festival del cinema internazionali. Ad opere di autori consacrati e di culto, come Kiyoshi Kurosawa o Shinya Tsukamoto, si affiancano pellicole di nuovi talenti, come Naoko Ogigami o Yoshida Daihachi. Lavori originali, che rielaborano la cultura cinematografica e non del Paese, alla luce delle contraddizioni della società nipponica contemporanea. Inoltre, per la prima volta nelle sale italiane dopo le proiezioni alle recenti edizioni della Mostra del Cinema di Venezia, la trilogia inedita di Takeshi Kitano (foto),  un trittico di storie autoreferenziali che indagano la crisi creativa dell’autore, raccontata con la sua consueta comicità straniante.

17 .IX
ore 17.00 – Anteo spazioCinema – Sala 400, Takeshis’*, di Takeshi Kitano
Japan, 2005, 35mm, 108’. In collaborazione con Anteo spazioCinema

17 .IX
ore 22.30 – Parco Sempione , Kantoku Banzai!* (Glory to the Filmmaker!) , di Takeshi Kitano,  Japan, 2007, 35mm, 108’

18 .IX
ore 15.00 – Piccolo Teatro Strehler, Akiresu to kame (Achilles and the Tortoise) di Takeshi Kitano, Japan, 2008, 35mm, 119’

19 .IX
ore 15.00 – Teatro Dal Verme, Vital*, di Shikya Tsukamoto                              Japan, 2004, 35mm, 86’

19 .IX
ore 21.00 – Teatro Dal Verme, Tokyo Sonata*, di Kiyoshi Kurosawa                Japan, 2008, 35mm, 119’ (Premio della Giuria–Un Certain Regard        Cannes 2008)

20 .IX
ore 15.00 – Piccolo Teatro Strehler, A Snake of June, di Shinya Tsukamoto, Japan, 2002, 35mm, 77′

21 .IX
ore 17.00 – Spazio Oberdan, Funukedomo, Kanashimi No Ai Wo Misero*         (Funuke, Show Some Love, You Losers!) , di Yoshida Daihachi, Japan, 2007, 35mm, 111’. In collaborazione con Provincia di Milano.

21 .IX
ore 21.00 – Spazio Oberdan, Asyl – Park and Love Hotel*, di Izuru Kumasaka, Japan, 2007, 111’. In collaborazione con Provincia di Milano.

22 .IX
ore 21.00 – Centre culturel français de Milan, Sala Cinema, Megane*(Glasses), di Naoko Ogigami, Japan, 2007, 35mm, 106’ (vincitore al Sundance 2008). In collaborazione con Centre culturel français de Milan

23 .IX
ore 21.00 – Cinema Gnomo, Yureru* (Sway), di Miwa Nishikawa, Japan, 2006, 35mm, 120’

(*mai distribuito nelle sale)


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