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Archive for novembre 2009

Il rapporto dell’Italia con il cinema indiano è paradossale. Il nostro Paese distribuisce, com’è noto, pochissimi film indiani, e in questo è decisamente fuori dalla globalizzazione, dato che il cinema indiano circola ormai con successo in tutto il mondo. A questa ignoranza dei nostri distribuori cinematografici (nel senso che “ignorano” le grandi potenzialità di business del cinema indiano…) si contrappone in modo eclatante l’attenzione che la cultura cinematografica italiana (festival, critici, etc) ha da sempre riservato all’India.

Infatti, anche senza ricordare che vari cineasti italiani lavorarono in India sin dall’epoca del muto, non si può non menzionare che fu proprio l’Italia il primo Paese al mondo a invitare un film indiano a un festival (Amar Jyoti di R. V. Shantaram, a Venezia nel 1936), e fu l’Italia il primo Paese a premiarne uno (Sant Tukaram di V. Damle e S. Fatehlal, ancora a Venezia nel 1937). Da allora, la Mostra del Cinema di Venezia ma anche altri Festival, come quello di Bergamo e quello di Pesaro, hanno giustamente valorizzato diversi Autori indiani , dal Leone d’Oro di Satyajit Ray nel 1958 (per Aparajito, “L’Invitto”, secondo atto della

celebre Trilogia di Apu) fino al Leone d’Oro di Mira Nair nel 2001 (per Monsoon Wedding).

In questa nobile tradizione culturale si inserisce il primo Festival cinematografico europeo interamente dedicato all’India. E dov’è nato questo Festival? Ancora una volta, in Italia, nel 2001. Il River to river- Florence Indian Film Festival, diretto con grande intelligenza da Selvaggia Velo, è giunto quest’anno alla sua nona edizione, e sta per aprire le porte, a Firenze, dal 4 al 10 dicembre, presso il cinema Odeon, piazza Strozzi 1. Il programma è qui, ed è, come sempre, ricchissimo.

Si apre con Rang Rasiya (I colori della passione) di Ketan Mehta (qui sotto, il promo): il film racconta la vita del grande pittore del XIX secolo Raja Ravi Varma, le cui opere definirono quella che è ancora oggi l’iconografia popolare delle divinità induiste. E il film è reso ancora più interessante dall’apertura in contemporanea, al Museo Marino Marini di Firenze, di una mostra dedicata al pittore, intitolata Raja Ravi Varma, l’artista che cambiò il volto degli Dei.

Il festival presenterà poi in concorso opere di cineasti acclamati come A Heaven on Earth di Deepa Mehta (a destra, una scena). Mehta è la celebre regista della trilogia Fuoco, Terra e Acqua, che è stata finalmente raccolta in cofanetto e messa in vendita anche in Italia. Ma le ragioni d’ interesse del Festival di Firenze vanno al di là dei grandi nomi: oltre ai lungometraggi si spazia dai cartoni animati come Sita sings the blues ai  “corti” d’autore e ai documentari d’attualità,  e va segnalata naturalmente la retrospettiva dedicata a un gigante dell’Età d’Oro del cinema indiano (quell’Età che andò dalla fine degli anni Quaranta ai primi Sessanta): Guru Dutt, un genio che seppe

mixare poetiche riflessioni d’autore e pratiche estetiche bollywoodiane.
Non mancherà di suscitare curiosità nel pubblico italiano
anche la partecipazione di Violante Placido
al film Barah Aana (Spiccioli) di Raja Menon
,
dove l’attrice italiana (di cui Sky sta per trasmettere  la fiction su Moana Pozzi) ha interpretato il ruolo di una turista inglese in India, recitando insieme
a un’icona del cinema indiano come Naseeruddin Shah. (A destra, Violante Placido in una scena di Barah Aana).
Insomma, vista la pigrizia dei distributori italiani, ci pensa il festival River to River a collegare il Gange all’Arno: che cosa aspettiamo ad andare a Firenze?

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Cari amanti dell’India, cercate un volo dall’Italia? Ce ne sono tanti, anche con ottime compagnie aeree,  ma tutte fanno scalo da qualche parte. Ora però vi segnalo una novità:  dal 1 Dicembre 2009 China Airlines (prima compagnia aerea della Repubblica cinese di Taiwan) inaugurerà il collegamento diretto non-stop da Roma a Delhi.
Il volo, con Airbus A 330-300, sarà operato 3 volte a settimana, il martedì, giovedì e domenica, e proseguirà per Taipei (Taiwan). E le compagnie ufficiali dei due Paesi, Alitalia, Air India? Non pervenute…

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Si stanno moltiplicando, nel nostro Paese, i segnali di intolleranza nei confronti di persone di etnia o religione diverse da quelle della maggioranza degli italiani. Basta pensare alla delirante iniziativa «White Christmas» promossa da un assessore leghista del comune bresciano di Coccaglio (leggere qui l’articolo di Repubblica). Per contrastare questo tipo di iniziative la cosa migliore è diffondere una cultura di conoscenza e rispetto reciproco, una cultura della legalità con regole chiare (diritti e doveri) e condivise.

Sumaya Abdel Qader, fra i fondatori dell'Associazione Giovani Musulmani in Italia

Anche per questo credo che sarà di grande utilità il convegno «Musulmani 2G: diritti e doveri di cittadinanza dei musulmani di seconda generazione»,  che si terrà a Torino, nei giorni 1 e 2 dicembre 2009, al Circolo dei Lettori in via Bogino n° 9.
Il convegno è promosso dal CIPMO (Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente), dall’Istituto di Storici Gaetano Salvemini e  dall’Associazione Giovani Musulmani in Italia in collaborazione con FIERI (Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione).

Secondo i promotori, «il convegno muove dall’urgenza, sempre più evidente e attuale, di riflettere su strategie politiche e meccanismi giuridici adeguati a  favorire l’inserimento dei giovani musulmani di seconda generazione  nella società italiana: questione ancora oggi aperta e largamente irrisolta».

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E’ una delle grandi protagoniste dell’arte giapponese contemporanea: Yayoi Kusama, scultrice, pittrice e videomaker,  ora arriva a Milano con una personale intitolata «Yayoi Kusama. I want to live forever», che rimarrà al PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea) dal 28 novembre 2009 al 14 febbraio 2010. Nota al grande pubblico sopratutto per le sue enormi sculture a pois (che realizza open-air dal 1994), a Milano presenta installazioni e sculture create nell’ultimo decennio ma anche i disegni formativi risalenti agli anni ’50 e ’60.

Le sue opere sono esposte in tutti i maggiori musei del mondo, dal MoMA di New York alla Tate Modern di Londra, dal Centre Pompidou di Parigi al National Museum of Modern Art di Tokyo, città dove lei vive e lavora. Sia nella pittura sia nella scultura spazia dal figurativo all’astratto (celebre le serie di dipinti Infinity e Infinity Net, dove gioca con il paradosso che l’infinito sia racchiudibile nello spazio di una tela). Al PAC si vedrà anche un’opera ormai entrata nella storia dell’arte: Narcissus Garden, l’installazione-scultura realizzata (con l’aiuto di Lucio Fontana) per mezzo di 1500 sfere metalliche, e presentata dall’artista alla Biennale di Venezia nel 1966.

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…significa che gli Usa sono davvero in declino. O almeno che, al di là delle parole di circostanza spese dai politici nei meeting, il peso americano in Asia si va riducendo vistosamente.
Ma prima di spiegare il titolo di questo post, dovuto alla censura di cui è stato vittima Barack Obama a Pechino (come potrete leggere più sotto) va detto che il presidente americano purtroppo ha ottenuto molto poco, dal suo giro asiatico. E ancora meno dalla Cina, dove non è riuscito ad avvicinare Pechino alle posizioni di Washington su nessuna questione: né sulla atomica iraniana, né sulla guerra al terrorismo in Afghanistan e Pakistan, né sui problemi dell’effetto-serra e nemmeno sulla necessità di rivalutare la moneta cinese, il renminbi.
Inoltre, essersi sbilanciato in affermazione del tipo «una Cina prospera e potente è un vantaggio per tutti» non gli ha giovato, e certo sollecita in molti di noi una domanda: quale vantaggio per i tibetani, per gli uiguri, per i dissidenti cinesi in carcere, etc?  (E a proposito del drammatico stallo della questione tibetana, e delle troppe illusioni dell’Occidente sul dialogo con la Cina, invito tutti a leggere il lucido intervento di Piero Verni sul suo blog Free Tibet, che polemizza con un articolo di Francesco Pullia pubblicato su Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani).

Per capire quale sia il peso non solo di Barack Obama ma dell’intero Occidente, di fronte all’ Impero di Mezzo (come la Cina si è sempre considerata, a prescindere dai regimi che l’hanno governata nel corso del tempo) un piccolo fatto è più eloquente di molte parole. Ecco spiegato il titolo di questo post:  il fatto è riportato da Informa, Rivista telematica di giornalismo e comunicazione. Riporto l’articolo per intero, perché ne vale la pena: «La Cina censura Obama. Il presidente americano, per la prima volta in visita nel Paese di Mao, è stato oscurato in tutta la nazione per le sue affermazioni sulla libertà di stampa e contro la censura. Il suo discorso, tenuto davanti a 520 selezionatissimi studenti, al museo delle scienze e della tecnologia di Shangai, non è stato mandato in onda né dalla televisione ufficiale di Pechino né dai siti web cinesi. L’unico ad essere riuscito a diffondere le parole di Obama è stato un blogger locale che, quasi in tempo reale, era riuscito a pubblicare il discorso sul suo sito. Ma in meno di mezz’ora, ventisette minuti per l’esattezza, le efficientissime autorità cinesi preposte al controllo della rete, hanno cancellato il post. “Io sono un grande sostenitore della non censura” sono state le parole di Obama che hanno fatto scattare la censura – per noi negli Stati Uniti il fatto di avere un Internet libero, senza limiti di accesso, è un punto di forza. Per questo penso che la fruizione libera di Internet sia una cosa da incoraggiare”.

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Ecco un concorso che ci piace. Si chiama Lingua Madre. Racconti di donne straniere in Italia ed è un concorso letterario nazionale destinato alle donne straniere residenti nel nostro Paese.  Promosso da Regione Piemonte e Fiera del Libro di Torino, quest’anno è giunto alla quinta edizione, e si rivolge a tutte le donne di origine straniera, anche di seconda o di terza generazione, che vogliano utilizzare la nuova lingua d’arrivo, cioè l’italiano, per raccontare il rapporto fra le proprie radici e il mondo “altro” in cui si trovano a vivere.

Secondo l’ideatrice del concorso, Daniela Finocchi, «le storie che arrivano ogni anno (oltre 260 nell’ultima edizione) sono sguardi sulla realtà, su vite e vissuti di tante e differenti provenienze, ma vanno a costituire un’unica storia, più grande ed importante, che esalta la differenza di genere».

La premiazione avviene durante l’ultima giornata del Salone del Libro di Torino, e i racconti LM09selezionati vengono raccolti ogni anno in un libro. Da queste pubblicazioni è stato anche tratto lo spettacolo teatrale Senzavoce, senzaterra, soli (Fabula Rasa-Assemblea Teatro) la cui prima sarà messa in scena il 2 dicembre 2009 a Torino (il 9 marzo 2010 a Roma al Teatro Palladium) .

Il concorso ha anche una sezione speciale dedicata alle donne italiane che vogliano farsi “ponte” fra culture diverse, raccontando storie di donne straniere che hanno conosciuto.

Bando del concorso e informazioni su: http://www.concorsolinguamadre.it (info@concorsolinguamadre.it). I racconti dovranno pervenire entro il 31 dicembre 2009 a:  Concorso letterario nazionale Lingua Madre, CASELLA POSTALE 427, Via Alfieri, 10 – 10121 Torino Centro.

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sri+lanka+map+1-1Si respira un’aria nuova nello Sri Lanka. La fine della guerra civile sta suscitando grandi  speranze nell’isola, e da più parti si vedono gli sforzi per creare un clima di riconciliazione nazionale, che porti alla pace sociale e a un nuovo sviluppo economico.
La data ormai ufficiale della fine della guerra civile è il 18 maggio 2009: in quel giorno venne ucciso in battaglia V. Prabhakaran, il comandante dei guerriglieri dello LTTE, le Tigri Tamil, che chiedevano l’indipendenza delle zone settentrionali e orientali dell’isola abitate da tamil di religione hindu. Per trent’anni le Tigri Tamil hanno combatutto contro l’esercito nazionale srilankese, mosse dall’odio per la maggioranza singalese (sinhala), di religione buddhista, che governava l’isola. Molti atti di ferocia sono stati compiuti da entrambe le parti, come in tutte le guerre civili.  Ma in maggio si è consumata la definitiva sconfitta dello LTTE, e gli ultimissimi guerriglieri tamil sono fuggiti, in nave, verso il Canada, chiedendo asilo politico. Così, lo Sri Lanka può chiudere la pagina della paura.

Il presente parla una lingua diversa: rinconciliazione nazionale,  sviluppo, nuova apertura al mondo.  Ma quando un popolo apre una pagina nuova è inevitabile che si interroghi anche sul senso del proprio recente passato, ed è quanto stanno facendo i mass media srilankesi a proposito di un nuovo film che sta riempiendo le sale del Paese: The Road from Elephant Pass (Alimankada, in lingua sinhala) realizzato da uno dei migliori cineasti srilankesi, Chandran Rutnam. (Nel video qui sotto trovate una presentazione del film, un promo e un’intervista al regista). Il film…

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