Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for maggio 2010

Per tutti gli appassionati di musica, e per tutti quelli che amano sperimentare le novità tecnologiche: ecco una notiziola giapponese che ho pubblicato sul numero 22 (ancora in edicola) del settimanale L’Espresso.

Appassionati di musica, avete sempre sognato di “diventare tutt’uno” con il vostro pezzo rock preferito? Ora potete farlo. Come? Indossando una cassa del vostro stereo, e girando per casa sentendo la musica addosso. Il Wearable Speaker è a forma di proboscide di elefante: morbido (in polipropilene e tessuto) e avvolgibile a piacimento intorno al corpo, come una corda. Consente una nuova dimensione dell’ascolto: non più semplicemente con l’udito ma con una percezione fisica delle vibrazioni,dei bassi, della ritmica, eccetera. L’idea è di un giapponese, il designer Naoei Sakai: «ho cercato un modo per far apprezzare la musica a un livello più intimo», spiega. «Lo speaker a forma di tubo, avvolto attorno al busto dell’ascoltatore, amplifica le onde sonore che entrano in risonanza con il corpo. Così, dopo una giornata faticosa passata al computer, ci si può rilassare gustando un nuovo senso di partecipazione fisica alla musica». E’ il caso di dire: good vibrations…

Annunci

Read Full Post »

Oggi, in Pakistan, i terroristi dell’organizzazione fondamentalista islamica Tehrik-i-Taliban hanno versato il sangue altrui in due moschee nella città di Lahore, assaltando a colpi di granate la gente in preghiera. Bilancio provvisorio: 80 morti e 100 feriti (qui il Pakistan News di Lahore). Dopo ore di scontri con i talebani, la polizia ha liberato le oltre duemila persone prese in ostaggio. Nel mirino dei terroristi c’erano gli Ahmadyya, i seguaci di un movimento riformista dell’Islam, un movimento non-violento sorto in India nel XIX secolo e oggi diffuso in tutto il mondo (Italia compresa), ma considerato eretico dai musulmani sunniti e sciiti. Lotta agli eretici, dunque, tirando granate sulla folla.
Gli attentati di oggi sono stati compiuti nel giorno che dovrebbe essere dedicato alla preghiera per ogni musulmano, il giorno più santo, il venerdì.
Domando: e questi talebani sarebbero “servitori di Dio”?


Oggi, in India, i terroristi maoisti del movimento naxalita (così chiamato Guerriglieri naxalitiperché nacque nel distretto bengalese di Naxalbari, alla fine degli anni Sessanta) hanno versato il sangue altrui in un treno che attraversava il Bengala.
Hanno sabotato i binari di un treno passeggeri, che è deragliato e si è scontrato con un treno merci. Risultato: un’orrenda carneficina (The Times of India parla di 100 morti). Gli obiettivi politici dei Naxaliti sono Sonia Gandhi e il suo governo, considerati “complici delle multinazionali” nello sfruttamento delle popolazioni rurali e tribali (gli adivasi, cioè gli aborigeni dell’India). I naxaliti colpiscono in una parte dell’India ormai nota come “corridoio rosso” e che comprende sopratutto zone del Bengala, del Jharkhand, dell’Orissa e del Chhattisgarh fino all’Andhra Pradesh, reclutando contadini spossessati di tutto. Spossessati, in effetti, dalle multinazionali, che puntano ad appropriarsi dei loro terreni per sfruttarne le risorse minerarie.  Molte organizzazioni indiane e internazionali, come Survival International, difendono i diritti degli adivasi con mezzi legali e nonviolenti. I naxaliti invece si impongono con il terrore delle armi su chiunque si opponga loro, in primis i contadini stessi.
L’ attentato di oggi è stato compiuto contro inermi civili che avevano come unica colpa quella di viaggiare in treno.
Domando: e questi maoisti sarebbero “servitori del popolo”?

I talebani e i naxaliti appartengono alla categoria dei “puri e duri”. E come tutti i “puri e duri” disprezzano la vita. Odiano la propria e quella altrui.
A tutti i “puri e duri” mi sento di dedicare queste parole del Mahatma Gandhi:

«Non voglio che la mia casa venga cinta dai muri e tappata nelle finestre. Voglio che le culture di tutte le terre si spargano liberamente nella mia casa. Ma rifiuto di essere sopraffatto da una sola di esse».

Read Full Post »

Risposta ovvia: «Perché è una gran bella esperienza». Certo :-), ma ci sono anche ragioni molto più forti di questa. Lhakpa è un tibetano nato e cresciuto in esilio in India; i suoi genitori, fuggiti dal proprio Paese a causa dell’occupazione cinese, morirono poco dopo l’arrivo in India, e lui crebbe in un orfanotrofio. Nel corso degli anni, Lhakpa si è chiesto come fare  per far conoscere a tutti le sofferenze dei tibetani, finché gli è venuta un’idea: diventare lui stesso un messaggero, girando il mondo in motocicletta. Una brillante azione nonviolenta. Così il 10 marzo è partito per un viaggio di 8 mesi in 22 nazioni, con un fitto calendario di tappe, incontri e dibattiti. Il programma del suo Free Tibet World Tour è qui, e domani, venerdì 28 maggio 2010, Lhakpa sarà a Roma nell’ambito di Verso il Tibet, una rassegna cinematografica di due giorni sulle culture himalayane.
La rassegna Verso il Tibet si tiene al Film Studio di Roma (via degli Orti d’Alibert 1/c) e costituisce una rara occasione di apprezzare documentari italiani di grande qualità sui popoli e le regioni himalayane. La sera, al termine delle proiezioni, ci sarà un incontro con gli autori dei filmati (Gaia Ceriana, Marina Colonna, Manfredi Manera, Mario Gianni, Piero Verni, Theo Eshetu) e con Lhakpa. E – ne sono convinto – i film maker indipendenti e il free raider tibetano avranno parecchio da dirsi…

Read Full Post »

Alta tensione fra le due Coree. La situazione è seria, ma i media italiani, quando si tratta di politica internazionale, troppo spesso inciampano nel grottesco. Questa volta è il caso del Corriere della Sera, che sul proprio sito titola un articolo sulla vicenda in questo modo: «La Corea del Nord ordina ai soldati: mettersi sul piede di guerra». Mettersi sul piede di guerra?! Ma di chi stiamo parlando, dei Sioux di Toro Seduto? Immagino che quando ci sarà una tregua fra le due Coree il titolo del Corriere sarà questo: «I coreani fumano il calumet della pace».

Le espressioni usate dai coreani – del nord e del sud – naturalmente sono ben 
altre. Vero è che l’esercito sudcoreano è tornato, dopo anni di relativa distensione, a classificare la Corea del Nord come «Nemico principale». Il che significa: allarme rosso. Lo registra con preoccupazione il principale quotidiano sudcoreano di lingua inglese, The Korea Herald,  al quale fonti ufficiali sudcoreane hanno dichiarato: «se il nostro spazio navale, aereo o territoriale verrà violato, noi eserciteremo immediatamente il nostro diritto all’autodifesa».

Com’è noto, la tensione è salita dopo che una commissione internazionale d’inchiesta ha riconosciuto la marina nordcoreana  colpevole di aver affondato con un siluro una nave sudcoreana, provocando la morte di 46 persone. Come sempre, il regime comunista di Pyongyang nega ogni addebito e parla di “bugie” e di “complotto”, ma al di là della retorica il pericolo di guerra è alto, anche perché il Caro Leader Kim Jong-il è ormai semi-prigionieiro della casta militare, la cui fedeltà è assolutamente necessaria per assicurare la continuità del potere politico a Kim Jong-Un, 27 anni, terzo ed ultimo figlio del Caro Leader. Da qui, secondo alcuni osservatori, la necessità di mantenere sempre alta la tensione militare, in modo da giustificare la centralità politica dei militari nel regime nordcoreano e l’alleanza fra i militari e la famiglia del Caro Leader.

Mentre Pyongyang prosegue nei suoi pericolosi giochi di potere ogni rapporto economico fra le due Coree viene interrotto  e i negoziatori americani e giapponesi giunti a Seul vogliono denunciare la politica aggressiva di Pyongyang all’Onu. Per farlo, però, hanno bisogno di coinvolgere il grande alleato di Pyongyang, la Cina popolare,  che per ora si limita a lanciare a tutti generici appelli alla “moderazione”, rifiutando di riconoscere il torto subìto dalla marina di Seul.

In questa situazione di crescente caos e di impotenza degli organismi internazionali, dobbiamo così assistere all’ennesima mano di poker militar-nucleare del Caro Leader Kim Jong-il (un gioco che abbiamo analizzato qui e qui). Ci si chiede fino a quando il Caro Leader potrà giocare al rialzo. E se abbia ancora buone carte per condurre una partita così azzardata.

Read Full Post »

Sono molto curioso di vedere Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives, del regista Apichatpong Weerasethakul. Il film thailandese ha vinto il Festival di Cannes 2010 (qui c’è la trama del film) ma in Italia ha avuto anche critiche negative, come questa. Intanto, per farci un’idea, possiamo dare un’occhiata al trailer qui sotto.

Nel ritirare il premio, il regista thailandese ha ricordato il dramma in corso nel suo Paese, dove l’esercito ha sparato sulla folla di manifestanti inermi.
Mi preme però ricordare qui anche un bel gesto compiuto dall’attrice Juliette Binoche al Festival di Cannes. Binoche ha vinto il premio come migliore protagonista femminile per il film Copia conforme del regista iraniano Abbas Kiarostami (il premio all’attore maschile è andato, come si sa, al nostro bravo Elio Germano e a Javier Bardem); ma nella serata di chiusura del Festival Binoche si è presentata con un cartello per ricordare che nelle carceri di Teheran languiva dal 2 marzo per un “reato d’opinione” un altro grande regista iraniano, Jafar Panahi. Brava Binoche! La solidarietà sua e di tanti altri ha prodotto un bellissimo risultato: Panahi è stato rilasciato oggi, su cauzione.

Read Full Post »

Emanuele Giordana è un giornalista che da lungo tempo si occupa di Afghanistan, con una competetenza maturata “sul campo”. I lettori di MilleOrienti probabilmente ricordano che ho citato varie volte il suo interessante blog Great Game, dedicato appunto alle questioni afghane. Questa sera alla Libreria Azalai  di Milano Giordana presenterà il suo nuovo libro Diario da Kabul. Appunti da una città sulla linea del fronte (edizioni ObarraO). Che si presenta così: «Il libro non vuole essere un’indagine sui perché della guerra, ma un diario che racconta la situazione e gli eventi di oggi da un’altra angolazione, che consente di osservare afgani e occidentali convivere e sopravvivere in una città da oltre trent’anni sulla linea del fronte. Un punto di vista di forte impatto che affronta e analizza anche la vicenda dei medici di Emergency».
Perché quello che sta accadendo in Afghanistan – come ci ricordano dolorosamente i soldati italiani caduti – riguarda anche tutti noi.

Read Full Post »

Care lettrici e cari lettori,
oggi, per una volta,  voglio parlarvi brevemente di MilleOrienti.

La prima novità è questa: M.O. ha superato le centomila visite. Ed è diventato il blog italiano più letto sull’Asia.  Lo certifica la classifica Wikio dei blog: nella sottoclassifica “internazionale” MilleOrienti è al quarto posto, preceduto da tre blog che parlano di Usa. E’ un traguardo che non sognavo nemmeno, quando ho iniziato questa avventura poco più di un anno e mezzo fa. Un risultato importante per un blog come questo,  che non parla di argomenti straordinariamente popolari (tipo il calcio o i videogiochi)  bensì di cultura e politica dei Paesi asiatici, rivolgendosi a un pubblico molto selezionato di lettori intellettualmente curiosi. Voglio ringraziarvi per l’appassionata partecipazione di cui avete dato prova nelle vostre centinaia di commenti, che mi ha stimolato a fare il meglio che potevo.
E’ merito di tutti se MilleOrienti è quello che è.

La seconda novità è questa: fra poche settimane MilleOrienti traslocherà a un nuovo indirizzo, per diventare un vero e proprio webmagazine sull’Asia, ancora più ricco di contenuti,  più aggiornato e come sempre aperto alla partecipazione di tutti. Vi comunicherò, ovviamente, la data esatta del trasloco!

Grazie,

شكرا جزيل (shukran)  谢谢 (xie xie) ありがとうございます (arigato gozaimashta)   धन्यवाद (dhanyavad)  ขอบคุณ (khop khun) Cảm ơn. (gam uhhn) ecc…

Read Full Post »

Older Posts »