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Archive for the ‘CINA’ Category

Noi lettori lo conosciamo come Mo Yan, nome d’arte che significa, ironicamente , “Senza parole”, ma il Signor Senza Parole (vero nome Guan Moye) è uno dei più importanti scrittori cinesi contemporanei e i suoi romanzi sono tradotti in 18 lingue. In Italia Mo Yan è conosciuto sopratutto per Sorgo rosso e per il suo recente Le sei reincarnazioni di Ximen Nao, entrambi editi da Einaudi.
Di questo grande scrittore, nato nel 1955 nello Shandong,  sono note anche le collaborazioni cinematografiche: fu lui lo sceneggiatore di Addio mia concubina (tratto dal romanzo di Lilian Lee) che nel 1993 vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes con la regia di Chen Kaige e l’interpretazione, fra gli altri, della fascinosa Gong Li, protagonista anche della riduzione cinematografica di Sorgo Rosso diretta da Zhang Yimou, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 1987.

Ora Mo Yan arriva a Milano, il 29 e 30 giugno. Martedì 29 alle ore 21 sarà nella sala del Centro culturale francese al Palazzo delle Stelline, corso Magenta 63, per partecipare alla proiezione di Sorgo Rosso (in lingua italiana), mentre mercoledì 30 giugno, a partire dalle 18, sarà nella Sala di Rappresentanza dell’Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono 7, per parlare delle sue opere e dialogare con i lettori, che possono inviargli domande via mail entro il 29 giugno all’indirizzo info.confucio@unimi.it (indicare “Una domanda per Mo Yan” nell’oggetto nella mail). Entrambi gli incontri sono organizzati dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.

Qui sotto, il video della scena finale di Addio mia concubina, sceneggiato da Mo Yan. Se non avete mai visto questo film di struggente delicatezza, vi consiglio di procurarvi il dvd: ne vale la pena.


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La mappa dell'Expo di Shanghai, sulle due rive del fiume Huangpu

Si è aperta il 1° maggio a Shanghai la più grande Esposizione universale della Storia, in linea con il gigantismo cinese: 242 partecipanti fra Paesi e Organizzazioni internazionali, 5,3 kilometri quadrati di area espositiva, 70 milioni di visitatori previsti e 6 mesi di manifestazioni (l’Expo chiuderà infatti il 31 ottobre). I dati su questa enorme manifestazione, sulla sua organizzazione e sulla logistica sono QUI. Con l’Expo di Shanghai la Cina si mette al centro dei riflettori del mondo per la seconda volta in due anni, dopo le Olimpiadi di Pechino. L’Expo 2010 è dedicata al tema della qualità della vita in ambito urbano, con il titolo Better City, Better Life. La ragione del tema scelto è la crescita della popolazione urbana del pianeta, che in un secolo è passata dal 2% al 50%, e sta per raggiungere il 55%. Chi prevede di recarsi a vedere l’Expo nei prossimi mesi,  può trovare QUI la guida ufficiale di  Shanghai e QUI la guida all’Expo con la mappa interattiva della città.

Shanghai, Piazza del Popolo

Che venga raggiunto o no l’ambizioso obiettivo dei 70 milioni di visitatori, l’Expo di Shanghai contribuirà comunque – fra molte altre cose – a far salire la Cina nella classifica del turismo mondiale: oggi la Repubblica Popolare Cinese è il quarto Paese al mondo per arrivi internazionali, ma secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo fra soli 10 anni – cioè nel 2020la Cina diverrà il Paese più visitato del pianeta. Un business da 210 milioni di turisti e 300 miliardi di dollari di entrate valutarie, di cui 69 miliardi per viaggi d’affari (fonte: TTG Notizie, 19/2/2010).

Secondo il China National Tourist Office, nel 2009 sono stati quasi 22 milioni gli arrivi stranieri in Cina, provenienti anzitutto da Giappone e Corea (con 3 milioni di arrivi ciascuno) e poi da Russia e Stati Uniti (entrambi con oltre 1,7 milioni di arrivi).  L’industria turistica cinese (sia incoming sia outcoming) presenta dunque enormi margini di sviluppo, frenati però da una persistente, parziale chiusura del Paese verso l’esterno: i cinesi, insomma, hanno ancora qualche difficoltà ad andare all’estero (per ragioni economiche, politiche e anche tecniche, relative cioè ai vincoli cui sono sottoposte le 10mila agenzie di viaggio cinesi nell’emissione dei biglietti aerei). Resta comunque il fatto che fra 10 anni i cieli più trafficati del mondo saranno quelli cinesi, secondo il costruttore europeo Airbus, che prevede per il prossimo ventennio una crescita annua del 7,9% in questo settore.

Come si pone l’Italia in tutto questo? Con 200mila arrivi in Cina nel 2009 l’Italia si è collocata al quarto posto fra i Paesi europei, dopo Gran Bretagna, Germania e Francia. Ancora poco, rispetto alle potenzialità dell’interscambio turistico fra Italia e Cina, comunque in crescita in entrambe le direzioni: non a caso sono nati strumenti on line come questo portale per il turismo cinese in Italia.
All’Expo di Shanghai l’Italia si presenta con un ricco programma di eventi: QUI c’è il sito ufficiale del Governo italiano dedicato al Padiglione Italia (chiamato Città dell’Uomo), dove apparirà il programma aggiornato degli eventi; mentre QUI c’è la pagina dedicata al Padiglione Italia nel sito ufficiale dell’Expo cinese.

Il rendering del Padiglione Italia all'Expo di Shanghai

Non resta che esprimere una speranza e un augurio.
La speranza è che la Repubblica Popolare Cinese capisca, prima o poi, che la crescita del suo interscambio con il mondo (anche in campo turistico) non potrà non dipendere anche da una maggiore democrazia interna, perché i sistemi democratici sono più efficienti dei sistemi autoritari, come la Storia insegna. Quando la consepevolezza dell’importanza del rispetto dei diritti umani prevarrà (un tema di cui MilleOrienti si è occupato spesso: basta vedere i post nelle categorie “Cina” e “Tibet”) sarà un grande giorno per la Cina e per la libertà dei popoli.
L’augurio è che i responsabili dell’Expo 2015 di Milano, visitando l’Expo 2010 di Shanghai, si rendano conto di quanto  si potrebbe fare (mutatis mutandis) nella capitale lombarda, quanto poco è stato fatto finora, e quanto poco tempo resti per fare.

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Cineprese da Shanghai si intitola la nuova, interessante iniziativa promossa dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. Si comincia mercoledì 28 aprile 2010 alle ore 21 (ingresso libero) presso il Cineforum del Circolo Familiare di Milano, con una introduzione alla storia del cinema cinese delle origini a cura di Fabio Scarselli, presentato da Alessandra Lavagnino, direttrice dell’Istituto Confucio di Milano.

Scarselli ripercorrerà la storia del cinema cinese dall’agosto del 1896 (data della prima proiezione in Cina) fino alla fondazione della Repubblica popolare, nel 1949. Una storia affascinante e pionieristica, che vede protagonista la città di Shanghai: area di concessioni straniere dove appassionati americani ed europei introdussero la nuova arte in un clima di fermento culturale e sociale. Ecco allora le prime proiezioni nelle case da tè ma anche i tentativi dei governanti di bandirle, la nascita di società di produzione miste e la realizzazione di corti e lungometraggi con troupe e cast cinesi e non solo. Negli anni Trenta, il cinema di Shanghai raggiunge la piena maturità, con pellicole tuttora considerate capolavori del realismo cinese. Le immagini di quella Cina – urbana, borghese, ricca – saranno però rinnegate dal Partito comunista cinese. Così, dal 1949 il cinema inverte la rotta: le pellicole devono rispondere alle esigenze comunicative della nuova leadership. Lavorare nel settore diventa una scelta politica e le ragioni dell’arte devono piegarsi a quelle del governo.

A una delle espressioni più promettenti del cinema cinese di oggi, il documentario indipendente, sono invece dedicate le proiezioni in programma, mercoledì 5 e giovedì 6 maggio, all’interno della quarta edizione di DocuCity, rassegna/festival di documentari internazionali dedicati al tema delle città, realizzata nel Polo di Mediazione Interculturale e Comunicazione dell’Università degli Studi di Milano. La selezione dei documentari cinesi (con sottotitoli in inglese) è a cura della sinologa Silvia Pozzi. Le proiezioni si terranno il 5 e 6 maggio dalle ore 16 alle ore 19 nell’Aula magna presso la sede di Sesto San Giovanni dell’Università Statale (piazza Montanelli 1, MM1 Sesto Marelli). Ingresso libero.

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Da oggi al primo maggio, a Udine,  60 pellicole in arrivo da: Cina, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Thailandia, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Taiwan. 9 giornate di programmazione per la dodicesima edizione del Far East Film Fest, che negli anni si è guadagnato una meritata fama di autorevolezza fra gli appassionati italiani di tutte le maggiori cinematografie asiatiche (tranne quella indiana, cui in Italia è dedicato uno specifico festival a Firenze). Oltre ai film, naturalmente, è prevista una ricca messe di incontri con cineasti asiatici. Dalla Cina: Eva JIN, YANG Qing, YAN Cong. Da Hong Kong:Teddy CHEN, Clement CHENG, Patrick LUNG KONG, PANG Ho-Cheung, Johnnie TO, Chapman TO, Patrick TSE, Derek KWOK, Wilson YIP. Dall’Indonesia: Riri RIZA. Dal Giappone: NAKAMURA Yoshihiro, SAKAKI Hideo. Dalle Filippine: Erik MATTI. Dalla Corea del Sud: JANG Hun, LEE Yong-ju, E. J-yong, LEE Hey-jun. Dalla Thailandia: Nithiwat THARATORN.

Si comincia alle ore 20 di venerdì 23 con la commedia romantica Sophie’s Revenge di Eva Jin (foto sotto) una coproduzione sino-coreana 2009, ma il ricco programma del festival comprende, oltre alle novità, anche un’interessante retrospettiva su una delle più famose case di produzione giapponese, la Shin–Toho. Specializzata in film di genere, producendo noir crime thriller cruciali per la sintassi del cinema popolare nipponico, la Shin–Toho sarà analizzata a Udine attraverso 15 opere mai viste fuori dal Giappone e prodotte a cavallo tra gli Cinquanta e Sessanta. Buona visione a tutti…

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E’ la prima mostra al mondo che darà l’opportunità di accostare due dei più grandi imperi della storia: quello romano e quello delle dinastie cinesi Qin e Han, nel periodo che va dal II secolo a.C. al IV secolo d.C. I due Imperi, al Palazzo Reale di Milano, dal 16 aprile al 5 settembre 2010.

Modello di torre. Terracotta invetriata. Dinastia Han orientale

Con l’esposizione di 450 capolavori italiani e cinesi saranno ricostruite le tappe e imomenti salienti del sorgere e dello sviluppo dei due imperi e verranno messi in luce aspetti della vita quotidiana, della società e della comunicazione sociale, del culto e dell’economia. Saranno messe a confronto, “in parallelo”, le testimonianze dei traguardi raggiunti nei vari settori dell’arte, della scienza e della tecnica.

All’inizio della nostra Era, e nei due secoli successivi, circa metà dell’umanità si venne a trovare sotto il controllo dei due imperi, ai poli opposti dell’Eurasia. Erano imperi di pari dimensioni (controllavano direttamente quattro milioni di chilometri quadrati di territorio) e avevano pari popolazione (circa 50-60 milioni di abitanti), con burocrazie simili, un numero paragonabile di entità amministrative e apparati militari enormi, capaci di assoggetare i vicini.

Statua di balestriere (o arciere) inginocchiato. Terracotta. Dinastia Qin

In mostra, oltre agli ormai famosi guerrieri di terracotta (foto) si potranno ammirare straordinarie statuette di ceramica che raccontano i costumi, la moda, le arti cavalleresche e militari della cultura cinese, affiancati a maestosi gruppi statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari funebri appartenenti alla tradizione artistica dell’impero romano.

.Dopo Milano la mostra si sposterà a Roma, alla Curia del Foro Romano e al Colosseo, per inaugurare il 6 ottobre 2010 l’Anno della Cina in Italia.
Per ulteriori informazioni: Mondomostre

Gruppo statuario in marmo: c.d. Oreste e Elettra. I sec.a.C. – I sec. d.C.

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Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Di un’infinità di situazioni, regole, possibilità, emozioni, speranze e divieti, il tutto in continuo cambiamento. Anche in Asia. Ecco due notizie che gettano luce su come cambiano l’amore e il sesso in due Paesi-chiave: l’India e la Cina. In entrambi i casi, la fonte è Nello Del Gatto, giornalista napoletano che dopo anni in India si è da poco trasferito in Cina, a Shanghai. Perché ho specificato che Nello è napoletano? Perché i suoi blog si intitolano Indonapoletano e ParteCinese ParteNopeo …:-)

L'attrice tamil Khushboo, all'origine dello scandalo e della sentenza della Corte Suprema di Delhi

La prima notizia proviene da New Delhi: secondo la Corte Suprema indiana, il sesso extramatrimoniale e la convivenza fra coppie non sposate – temi considerati tabù da gran parte dell’opinione pubblica indiana – non costituiscono reato. Insomma, sono liberamente praticabili. La Corte Suprema si e’pronunciata su una petizione presentata nel 2005 da Khushboo attrice indiana del Tamil Nadu che in un’intervista aveva detto di non essere contraria al sesso prima del matrimonio. All’epoca l’attrice tamil era stata accusata di corrompere i giovani e contribuire alla degradazione dei valori morali del Paese, e le era stato ingiunto di non pronunciarsi più in pubblico su questi temi. Cinque anni dopo, i giudici di New Delhi hanno rigettato le accuse contro di lei, e per rafforzare la propria tesi hanno citato l’articolo 21 della Costituzione indiana che garantisce la libertà personale dei cittadini e perfino le opere hindu che esaltano l’amore tra Krishna e Radha.

La seconda notizia proviene da Guangzhou, nel sud della Cina: una locale università ha deciso di organizzare master universitari per insegnare a intrattenere rapporti sentimentali. Secondo il Quotidiano del Popolo, alcuni professori universitari si sono accorti infatti che ragazzi e ragazze, completamente assorbiti dallo studio, avevano notevoli difficoltà a tessere relazioni sentimentali.
Perciò,
per la modica cifra di 90 euro, gli studenti dai 20 ai 35 anni potranno frequentare le classi sull”’istruzione all’amore”, organizzate negli stessi locali dove normalmente seguono le lezioni universitarie. Per migliorare l’aspetto dei ragazzi, gli insegnanti organizzano anche visite a centri commerciali.

Il Guangdong Science Centre, parte della Città Universitaria di Guangzhou dove si terrà il "master sull'amore"

E voi, cari lettori, che ne pensate di questi cambiamenti?

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I giornalisti cinesi? Che tornino a scuola di marxismo! Per imparare a servire fedelmente le masse, cioè il Partito, cioè lo Stato. Da ora in poi la Cina rafforzerà i requisiti necessari per diventare giornalisti lanciando un nuovo sistema di certificazione, che includerà una formazione specifica nelle teorie marxiste e comuniste dell’ informazione. E’ quanto ha dichiarato qualche giorno fa al South China Morning Post Li Dongdong, Direttrice dell’ Amministrazione generale cinese per la stampa e l’editoria, citando «problemi con l’ attuale sistema di formazione dei giornalisti».
La notizia, ripresa in Italia dal bollettino Lsdi-Libertà di Stampa Diritto all’Informazione, è molto significativa, perché rivela le difficoltà del regime di Pechino nel controllo dei media. La Cina infatti non è certo più quella degli anni della Rivoluzione Culturale, ed è lontanissima da un modello di società comunista; perciò, introdurre lo studio obbligatorio delle teorie comuniste dell’informazione per gli aspiranti giornalisti può avere solo una motivazione: riallineare i mass media alla volontà del Partito di Governo (vi ricorda qualcosa? ). Come ha dichiarato Li Dongdong, «i compagni che stanno per andare a lavorare sul fronte del giornalismo devono imparare le teorie del socialismo cinese e imparare l’ analisi di Marx sull’ informazione, oltre all’ etica del giornalismo e alla disciplina del Partito comunista sull’informazione e la propaganda». Ma la cosa non si limita ai corsi per gli aspiranti giornalisti: secondo il South China Morning Post «anche  i direttori attualmente in carica nei giornali saranno sottoposti a un training separato nei prossimi tre anni». Meditate colleghi, meditate…

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