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Archive for the ‘GIAPPONE’ Category

Un momento del Kabuki di Béjart

L’11 luglio 2010 va in scena uno spettacolo meraviglioso al Teatro alla Scala di Milano: il celeberrimo Tokyo Ballet intepreta il Kabuki coreografato da Maurice Béjart (musica di Mayuzumi Toshiro, scene e costumi di Nuño Corte-Real). Uno spettacolo imperdibile per tutti i cultori di danza, classica o contemporanea che sia, e naturalmente per gli amanti della cultura giapponese. In  mezzo secolo di vita il Tokyo Ballet – la più importante compagnia di danza in Giappone – ha presentato coreografie occidentali e orientali, mantenendosi sempre su livelli qualitativi altissimi. Il Ballet ha affascinato molti dei migliori coreografi del mondo, fra cui Maurice Béjart, che per la compagnia creò tre coreografie: The Kabuki appunto (1986), Bugaku (1988) e M-Mishima (1993).
La tournée italiana del Tokyo Ballet è appunto un omaggio a Béjart: dopo l’esordio avvenuto al Teatro San Carlo di Napoli arriverà con varie coreografie all’Arena Giardino di Cremona (4 luglio) poi alla Scala di Milano (l’11), quindi al Parco Villa Olmo di Como (13 luglio) e infine al Castello di Racconigi (17 e 18 luglio).

Lo spettacolo che il Ballet presenta alla Scala prende il nome da una forma di teatro-danza, il Kabuki appunto, sorto in Giappone fra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo e ispirato, secondo la tradizione, da un gruppo di danzatrici che ballavano e cantavano sulle rive del fiume Kamo a Kyoto: 歌 ka (canto), 舞 bu (danza), 伎 ki (abilità). Il Kabuki è una forma d’arte popolare tutt’ora vivissima in Giappone e ha un ricco repertorio fra cui il classico Chushingura (忠臣蔵) che narra la vendetta di 47 ronin, samurai rimasti senza padrone in seguito alla morte del loro Signore, costretto al suicidio rituale (a destra, una stampa con un momento del Chushingura). Alla trama di questo classico del teatro giapponese si ispirò Béjart per creare nel 1986 il suo The Kabuki.

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L’Università Ca’ Foscari di Venezia è uno degli Atenei italiani più vivaci nel campo degli studi sulle arti visive, in tutte le loro declinazioni. A questo proposito segnaliamo un convegno che si terrà appunto a Ca’ Foscari (Aula Baratto/Auditorium Santa Margherita) il 7 e 8 luglio 2010 e intitolato Far comprendere, far vedere. Cinema, fruizione, multimedialità. Il caso “Russie!”. Il convegno ha origine dalla temperie culturale che circonda la mostra-evento Russie! (in corso a Venezia fino al 25 luglio) dedicata a cent’anni d’arte russa dalle avanguardie fino all’underground degli anni ’90, e intende riflettere sui fertilissimi rapporti fra arte e cinema.

Benché la Russia sia un Paese solitamente non trattato su MilleOrienti, il convegno veneziano merita l’attenzione anche degli orientalisti per varie ragioni:  la doppia identità storico-culturale della Russia stessa, parzialmente europea e parzialmente asiatica;  la qualità degli interventi sugli snodi arte-cinema-multimedialità; la presenza di temi di cinematografia asiatica. Fra i molti citabili, c’è  attesa per l’intervento del grande regista Peter Greenaway su «Cinema e arti visive: un primo bilancio»; Greenaway, lo ricordiamo, è autore fra l’altro di I racconti del cuscino (1996), riduzione cinematografica dell’omonimo classico della letteratura giapponese di Sei Shonagon. Marco Muller, sinologo e Direttore del Settore Cinema della Biennale di Venezia, interverrà su «Il cinema e la sintesi delle arti». Roberta Novielli, docente di storia del cinema giapponese a Ca’ Foscari, parlerà di «Arte, letteratura e cinema nella tradizione giapponese», spaziando da I racconti del cuscino di Greenaway a Cinque donne intorno a Utamaro di Mizoguchi Kenji (1947).
Un tema affascinante, quello del rapporto fra cinema e arte, su cui MilleOrienti ritornerà senz’altro.

Una immagine da «Cinque donne intorno a Utamaro» di Mizoguchi Kenji (1947)


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Weeekend godurioso, cari amanti dei mille orienti! Questa sera (12 giugno)
comincia al club New Scarabocchio Disco, (Piazza dei Ponziani 8 c, Trastevere, Roma) l’evento Roma Balla Bolly, una Bollywood night in costume indiano per ballare le migliori colonne sonore dei film indiani, il tutto naturalmente cosparso di profumati cibi indiani. La festa andrà avanti fino alle 3,30 di domani mattina, 13 giugno.

A Chiaravalle invece (provincia di Ancona) è in corso il festival Japan in Love: fino a domani 13 giugno compreso si tiene una serie di eventi nipponici quali laboratori manga di lingua giapponese, esposizioni di ikebana, presentazioni di libri sul Giappone, mercatino giapponese, graffiti live, proiezioni e concerti.

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Non era mai accaduto: un premier giapponese, Hatoyama Yukio, è stato costretto a dimettersi dopo le crescenti proteste della popolazione per la presenza militare americana in Giappone. Alla fine di maggio, dopo un incontro con il presidente americano Obama, Hatoyama aveva dichiarato che «è impossibile» ridislocare la più grande delle basi americane da Okinawa; la violenta polemica che ne è seguita non è l’unica ragione delle sue dimissioni (il Giappone sta uscendo da una lunga fase di recessione economica e di scandali, e ha bisogno di una severa politica fiscale) ma quella è stata certo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Il nuovo primo ministro giapponese, Kan Naoto (foto a destra),  è stato nominato anche presidente del Partito Democratico, salito al potere l’anno scorso dopo un cinquantennio di quasi esclusivo dominio liberaldemocratico. Kan era vicepremier e ministro delle finanze,  ma nonostante questi importanti incarichi è considerato un outsider rispetto alla “casta” politica giapponese, e non è stato toccato dai recenti scandali che hanno scosso il mondo politico-economico di Tokyo contribuendo alla crescente impopolarità del suo predecessore. Oggi Kan ha 63 anni, è stato attivista per i diritti civili negli anni Settanta, poi fra i fondatori del Partito Democratico nel 1998, ed è amico personale di Romano Prodi, di cui ha condiviso il progetto politico dell’Ulivo.

Le basi militari americane in Giappone. Le maggiori sono sull'isola di Okinawa (a sud). Fonte: USAG-IMCOM

Il primo dossier che il nuovo premier si troverà sul tavolo è proprio quello relativo alle basi americane di Okinawa: l’isola di Okinawa ospita il 75% delle strutture militari americane presenti in Giappone e la metà dei circa 50mila soldati Usa residenti in Giappone. La presenza Usa è giustificata dalle ricorrenti minacce militari da parte della Corea del Nord (ne abbiamo parlato qui) ma sono ormai decenni che la popolazione di Okinawa e i suoi rappresentanti politici chiedono il trasferimento altrove di almeno una parte dei soldati americani. Il trasferimento faceva parte degli impegni presi dal Partito Democratico durante la sua campagna elettorale, e ora ben diffcilmente Kan potrà ignorare la questione.

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Per tutti gli appassionati di musica, e per tutti quelli che amano sperimentare le novità tecnologiche: ecco una notiziola giapponese che ho pubblicato sul numero 22 (ancora in edicola) del settimanale L’Espresso.

Appassionati di musica, avete sempre sognato di “diventare tutt’uno” con il vostro pezzo rock preferito? Ora potete farlo. Come? Indossando una cassa del vostro stereo, e girando per casa sentendo la musica addosso. Il Wearable Speaker è a forma di proboscide di elefante: morbido (in polipropilene e tessuto) e avvolgibile a piacimento intorno al corpo, come una corda. Consente una nuova dimensione dell’ascolto: non più semplicemente con l’udito ma con una percezione fisica delle vibrazioni,dei bassi, della ritmica, eccetera. L’idea è di un giapponese, il designer Naoei Sakai: «ho cercato un modo per far apprezzare la musica a un livello più intimo», spiega. «Lo speaker a forma di tubo, avvolto attorno al busto dell’ascoltatore, amplifica le onde sonore che entrano in risonanza con il corpo. Così, dopo una giornata faticosa passata al computer, ci si può rilassare gustando un nuovo senso di partecipazione fisica alla musica». E’ il caso di dire: good vibrations…

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Più volte annunciato e poi rimandato, il volo di Ikaros inizierà (salvo contrattempi) venerdì 21 maggio alle 23.58 ora italiana.  La navicella spaziale Akatsuki, la prima mai realizzata con una vela che sfrutta l’energia solare (Ikaros) verrà lanciata con un razzo dalla Jaxa (Japan Aerospace Exploration Agency). Dopo aver attraversato l’orbita terrestre, un “tamburo” si aprirà e dispiegherà la vela quadrata Ikaros (a destra, lo schema) lunga 14 metri per lato e con uno spessore inferiore a un capello umano.
Guidata nella giusta direzione dagli scienziati giapponesi della Jaxa, la vela della navicella sfrutterà il vento solare grazie a celle fotovoltaiche che forniranno energia agli strumenti di bordo e al motore a ioni (maggiori informazioni qui). Il Giappone progetta due missioni di questo genere, ma la prima ha preso il nome di Ikaros da Interplanetary Kite-craft Accelerated by Radiation Of the Sun. Lo schema qui sotto spiega i livelli di possibile successo e insuccesso della missione spaziale Ikaros.
Il Giappone realizza così il vecchio sogno dello scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke (l’autore di 2001 Odissea nello spazio) che nel 1963 pubblicò il racconto Vento solare.  La prima destinazione di Ikaros è il pianeta Venere. Per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima…

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L’interesse per le arti – marziali e non – della tradizione giapponese si diffonde sempre più nel nostro Paese, ed è con piacere che noto un moltiplicarsi di manifestazioni, iniziative e festival, non più solo nelle grandi città italiane ma anche in contesti provinciali ricchi di vitalità e di cultura. Un esempio che vi voglio segnalare è Nipponsai 2010, che si tiene domenica 9 maggio nel Castello Pallavicino di Varano De’ Melegari, nella Val Ceno (Parma). La giornata, organizzata da Nausica Opera International, prevede dimostrazioni di calligrafia, di origami e di reiki, cerimonie del tè, danze tradizionali giapponesi, esposizioni di ceramiche, di fotografia, di ikebana e di kimono, degustazioni di cibi giapponesi e incontri di arti marziali come judo, karate, aikido e kendo. Insomma…. Irasshaimasé (cioè, benvenuti gli ospiti!)

La nobile arte della spada giapponese, il Kendo

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