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Archive for the ‘IRAN’ Category

L’Iran è al centro di mille polemiche, sia per la condanna della sua politica nucleare – appena emessa in sede Onu – sia per la situazione dei diritti umani all’interno del Paese,  situazione in costante peggioramento, come denuncia Human Rights Watch. Forte sarebbe la tentazione di leggere la realtà iraniana in termini assoluti, come il bianco e il nero. Ma il nero assoluto in natura non esiste, così come non esiste il bianco assoluto, e anche la realtà sociale iraniana, per rimanere in questa metafora, va letta come un’ampia gamma di sfumature di grigio. Partendo – con sottile ironia – da questo presupposto la mostra IRAN diVERSO: BLACK OR WHITE? presenta opere – tutte rigorosamente in bianco e nero – di una quindicina di artisti iraniani contemporanei. La mostra rimarrà aperta dal 12 giugno al 12 luglio presso l’Aurum (via D’Avalos) di Pescara.

La mostra, curata da Marcella Russo in collaborazione con Verso Arte Contemporanea  di Torino e Aaran art  gallery di Teheran , propone alcune delle opere già esposte a Torino e  altre realizzate appositamente per questa espozione, tra cui il lavoro di Sara Abbasian, Parastou Forohuar, Barbad Golshiri. Le opere sottolineano la diversità e la complessità di una nazione così ricca di cultura e tradizioni come l’Iran, alla ricerca una giusta collocazione nel mondo contemporaneo. Tutto questo, insieme ad una giovane e vibrante critica della società e del regime, rendono la scena artistica iraniana assolutamente interessante. Come spiega Marcella Russo:

Nessun altro Paese ha conosciuto, in breve volgere di tempo, trasformazioni così radicali, transitando da una decadente monarchia costituzionale ad una rigorosa teocrazia che ha generato laceranti divisioni tra uomini e donne, tra laicità e religione, tra società pre e post-rivoluzionaria. Ad oriente come ad occidente, il velo è divenuto simbolo della trasformazione iraniana: alle donne, che per decenni non hanno indossato il velo, è stato imposto di coprirsi interamente con il chador, ampia tunica di tessuto nero. Per la maggior parte degli osservatori occidentali, è stato il segno dell’oppressione femminile, e nell’un tempo della frattura dalla modernità. Più complessa la tematica in Iran, dove almeno una minoranza delle donne si è riappropriata del velo quale segno di affrancamento dalle contaminazioni delle società consumistiche occidentali. La scelta è stata così  condotta liberandosi dei segni visivi identificativi e dei condizionamenti estetici erroneamente ingenerati intorno all’immagine eterodiretta dell’Iran. L’allestimento è giocato sull’idea della negazione del contrasto, espresso intorno ai due eterni opposti cromatici, il Bianco ed il Nero, anziché sulla gamma cromatica tanto cara alla cd. arte “New Orientalist”, a significare che, al di là della mistificante percezione esterna dei media, la multiforme vitalità e complessità dell’Iran di oggi e della sua espressione artistica non può essere costretta tra i paradigmi stereotipati del bianco e del nero, del giusto o sbagliato, del bene o del male. Le opere in bianco e nero prescelte in Iran Black & White rivelano così l’eredità di una cultura intrisa di tradizione che scende a patti con il mondo contemporaneo. Ricche di allegorie e riferimenti alla pittura persiana classica, tradiscono una attitudine del tutto contemporanea che contribuisce a fare della scena artistica iraniana una delle più animate dell’area mediorientale.

Un’occasione per riflettere, dunque, sulle diverse pulsioni della società iraniana contemporanea, e di come questa non possa essere ridotta agli stereotipi interpretativi troppo spesso in uso in Occidente.

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Sono molto curioso di vedere Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives, del regista Apichatpong Weerasethakul. Il film thailandese ha vinto il Festival di Cannes 2010 (qui c’è la trama del film) ma in Italia ha avuto anche critiche negative, come questa. Intanto, per farci un’idea, possiamo dare un’occhiata al trailer qui sotto.

Nel ritirare il premio, il regista thailandese ha ricordato il dramma in corso nel suo Paese, dove l’esercito ha sparato sulla folla di manifestanti inermi.
Mi preme però ricordare qui anche un bel gesto compiuto dall’attrice Juliette Binoche al Festival di Cannes. Binoche ha vinto il premio come migliore protagonista femminile per il film Copia conforme del regista iraniano Abbas Kiarostami (il premio all’attore maschile è andato, come si sa, al nostro bravo Elio Germano e a Javier Bardem); ma nella serata di chiusura del Festival Binoche si è presentata con un cartello per ricordare che nelle carceri di Teheran languiva dal 2 marzo per un “reato d’opinione” un altro grande regista iraniano, Jafar Panahi. Brava Binoche! La solidarietà sua e di tanti altri ha prodotto un bellissimo risultato: Panahi è stato rilasciato oggi, su cauzione.

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La cultura islamica pone notoriamente grande attenzione al pudore femminile, ivi compresa la copertura del corpo, del viso e dei capelli con vari tipi di veli (hijab, niqab, burqa eccetera…). Tale questione suscita dibattiti di varia natura sia nella Umma – la comunità internazionale islamica – sia nel mondo occidentale; per esempio: in quali casi il  velo è una libera scelta e in quali casi invece è un’imposizione sociale? E’ meglio la copertura parziale del viso o quella totale? E i Paesi occidentali devono vietare la copertura totale (il burqa), come ha già fatto il Belgio e farà presto la Francia, oppure rispettare la volontà delle donne che vogliono abbigliarsi così? La discussione si è sviluppata anche su MilleOrienti in varie occasioni, per esempio in questo recente post sul Corano, con un  dibattito vivace e articolato, cui hanno partecipato anche  donne musulmane residenti in Italia.

La questione del velo torna ora d’attualità in un ambito inedito: quello dello sport, e in particolare del calcio.
In Iran il calcio è uno sport  molto popolare, e praticato anche dalle donne.

Una partita internazionale di calcio femminile. Alle Olimpiadi giovanili di Singapore le calciatrici iraniane giocheranno con un cappellino

Ora, accade che dal 14 al 26 agosto 2010 si terranno a Singapore le Olimpiadi giovanili e in quell’ambito si terrà anche un torneo di calcio femminile. Ma ecco il problema: la Fifa ha vietato l’esibizione in campo di qualsiasi simbolo politico e religioso, e il velo – in quanto simbolo di appartenenza religiosa – è stato vietato. La decisione ha scatenato forti proteste in Iran, dove le calciatrici sono solite giocare con un velo in testa, e la squadra di calcio femminile dell’Iran – che si è conquistata la qualificazione alle Olimpiadi – si è dichiarata non  disponibile a giocare con i capelli al vento. Dopo un mese di trattative è stata trovata una soluzione: niente velo per le calciatrici, che però potranno raccogliere i capelli sotto un cappellino.
Certo, le vie della globalizzazione a volte sono strane. Ma l’importante è che prevalga la buona volontà di tutti. Voi che ne pensate?

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Ultim’ora: secondo fonti dell’opposizione iraniana è stato arrestato ieri notte a Teheran, insieme alla moglie e alla figlia, il regista Jafar Panahi (foto). Noto in tutto il mondo per i suoi coraggiosi film sulle contraddizioni della società iraniana – fra cui Il cerchio, che nel 2000 vinse il Leone d’Oro a Venezia e Offiside che nel 2006 vinse a Berlino l’Orso d’Argento – Panahi è stato prelevato da forze di sicurezza in borghese insieme ai suoi famigliari e a 15 suoi ospiti, fra cui altri registi e attori.

Complimenti, presidente Ahmadinejad! Arrestando un regista iraniano apprezzato in tutto il mondo lei è riuscito  ad umiliare la cultura del suo stesso Paese.

post scriptum del 3 marzo: un modo per onorare questo grande regista, arrestato mentre stava preparando un film sulle proteste di piazza dell’opposizione iraniana, può essere quello di prestare attenzione all’opera di altri registi iraniani. Voglio quindi citare la mini-tournée italiana della regista iraniana Shirin Neshat; giorni fa  Silvia Merialdo ha già ricordato gli appuntamenti del 6 marzo a BOLOGNA (al Mambo e alla Cineteca); io voglio ricordare che il film di Neshat «Donne senza uomini» (vincitore del Leone d’Argento a Venezia) sarà proiettato anche martedì 9 marzo a FIRENZE (ore 18, cinema Odeon).
Mi auguro che questi appuntamenti saranno anche occasione di un dibattito sulla libertà di espressione dei cineasti iraniani.

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Il musicista indiano Sanjay Kansa Banik

Si chiama Donne di carta ed è un’associazione di persone-libro che vanno ovunque – piazze, scuole, biblioteche, case – per leggere i libri che amano. Persone-libro? Sì, come nel romanzo di fantascienza Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, dove i libri erano vietati e perciò bruciati, e le persone-libro li imparavano a memoria per salvare culture altrimenti condannate ad essere cancellate.
Con questo spirito – riproporre elementi culturali minacciati dall’oblìo – le Donne di carta questa volta tengono a battesimo due incontri fra musica e poesia: il primo si terrà domenica 21 febbraio e il secondo domenica 14 marzo, entrambi alle ore 18.00 a Roma, nel cortile rinascimentale in vicolo Savelli 9, sede della GB EditoriA.

Nel primo appuntamento India Iran e Italia fonderanno le loro culture millenarie attraverso le melodie di tre grandi musicisti: l’iraniano Pejman Tadayon, reduce dalla tournée Polvere di Bagdad

Il musicista iraniano Pejman Tadayon

(con Massimo Ranieri e musiche di Mauro Pagani), l’indiano Sanjay Kansa Banik, che ha collaborato con L’Orchestra di Piazza Vittorio e con gli Agricantus e l’italiano Andrea Piccioni, uno dei massimi esponenti dei tamburi a cornice e direttore artistico del Frame Drums Italia.

Nel secondo appuntamento le persone-libro riproporranno, accompagnate dalle splendide sonorità persiane di Pejman Tadayon, il loro omaggio a Forough Farrokhzad, la ribelle poetessa iraniana scomparsa nel 1967 e tutt’oggi venerata come un mito.

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Chi ha vinto in Iran la “partita” delle celebrazioni della Rivoluzione Islamica (di cui MilleOrienti ha parlato qui)? Contrariamente a quanto affermato da vari media italiani, il vincitore è chiaramente il presidente Ahmadinejad. Il regime è riuscito, con una vasta mobilitazione, a dominare le piazze, e la durissima repressione attuata nell’ultimo anno ha ridotto gli oppositori a una minoranza, ancora agguerrita ma falcidiata dagli arresti. Da questa situzione esce rafforzata la politica nazionalista e nucleare di Ahmadinejad: per capirne di più vi rinvio alla lettura di questo articolo del New York Times e di questo articolo del bollettino di InsideIran, legato all’americana The Century Foundation. Devo queste indicazioni all’iranista Paola Rivetti, che ha segnalato gli articoli sulla mailing list di Se.Sa.MO, società per gli studi sul Medio Oriente. A chi è in cerca di approfondimenti per capire meglio la situazione iraniana consiglio di seguire con attenzione InsideIran.

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Giovedì 11 febbraio 2010: 31° anniversario della Rivoluzione Islamica in Iran. Sia il potere sia l’opposizione del “movimento verde” si preparano a celebrare l’evento ma con toni contrapposti: il regime vorrà mostrare di controllare saldamente le piazze, mentre il “movimento verde” (organizzatore delle proteste di piazza dell’anno scorso) parlerà di «rivoluzione tradita» chiedendo democrazia e invitando alla lotta contro il dispotismo: contro Ahmadinejad oggi come contro lo Shah nel 1979.
Il movimento verde ha invitato i propri sostenitori a non usare assolutamente la violenza e a non cadere nelle provocazioni che certamente le milizie dei bassiji e dei pasdaran metteranno in campo, per avere il pretesto di compiere arresti. A questo proposito il quotidiano parigino Le Monde ricorda che da dicembre a oggi sono state arrestate in Iran oltre mille persone, fra le quali 65 giornalisti e blogger. Del resto, è noto che i blog e i social media sono i veri protagonisti della comunicazione oggi in Iran, come mostra questa mappa interattiva della blogosfera iraniana, e di conseguenza il regime tiene sotto mira i blogger.

Ma non è solo la situazione interna dell’Iran a deteriorarsi. L’isolamento progressivo di Teheran (per la questione nucleare e non solo) si misura appieno nel deterioramento dei rapporti fra l’Iran e l’amministrazione Obama – spiegato qui dal New York Times –  fra l’Iran e l’Europa, perfino fra l’Iran e la Russia – ora non più così ostile all’ipotesi di dure sanzioni contro Teheran. Solo la Cina sembra essere rimasta al fianco dell’Iran – e questa non è l’ultima ragione delle attuali tensioni fra Usa e Cina.

L'assalto contro l'ambasciata italiana a Teheran. (Immagine dell'agenzia di stampa iraniana Fars).

E l’Italia? Dopo l’assalto subìto dalla nostra ambasciata a Teheran, irapporti fra i due Paesi – di grande rilievo sul piano commerciale e non solo – sembrano entrati in una spirale di crisi. L’Europa e gli Usa chiamano l’Italia a un passo indietro nei confronti dell’Iran. Ma c’è chi ammonisce l’Italia  a non compiere quel passo. L’iranista Farian Sabahi, sul suo blog, scrive: «Lanciare invettive contro l’Iran – anche se in assoluta buona fede – non fa bene all’economia italiana e rischia (inutilmente) di inimicarci anche una parte della società iraniana. Facendoci sfuggire tra le dita quel ruolo (silenzioso) di mediazione che gli italiani hanno sempre avuto in Iran».
Ho molti dubbi che l’Italia abbia ancora spazi di manovra per mediazioni, a questo punto. Ma è comunque un’opinione di cui tenere conto.

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