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Archive for the ‘LIBRI’ Category


Ci sono mille modi per affrontare l’India.
Probabilmente tutti sensati, logici e tutti altrettanto parziali. Anche perché ci sono mille Indie, mille lingue, razze, architetture, religioni e tradizioni. Di tutte queste Indie ci parla nel suo nuovo libro Claudio Cardelli, scrittore, giornalista, fotografo, presidente dell’Associazione Italia-Tibet ma forse, prima di tutto, grande viaggiatore.
Dopo Tibetan Shadows, uscito l’anno scorso, Cardelli presenta ora un bellissimo volume fotografico: My Diary of India (editrice Mediane,  360 pagine, in italiano e in inglese, 170 foto a colori, 25 euro). Le foto che publichiamo qui sono tratte appunto dal libro, che è arricchito anche da una prefazione di Piero Verni.

Il libro inizia con i coloriti racconti delle prime migrazioni ad oriente con pullmini, Citroen 2CV o, come nel caso dell’autore, una scalcinata R4 con cui nel 1970 Cardelli affronta il suo primo viaggio “far away”. Rock’n’roll, figli dei fiori e il viaggio all’Eden….Da allora, attraverso la Turchia, l’Iran l’Afghanistan  il Pakistan e l’India la frequentazione con quel mondo diviene assidua e pressoché annuale. Attraversare  per quasi quarant’ anni le strade, i deserti e le montagne di un paese gigantesco  e composito come l’India non è cosa da tutti. Casi della vita, correnti di pensiero, flussi migratori di scalcinati minibus tra le steppe dell’Iran e dell’Afghanistan hanno portato Claudio Cardelli a fare del subcontinente indiano la sua seconda patria e a considerare tutto quel territorio il suo “Cuore del Mondo”- La gran mole di materiale che Cardelli ha raccolto viene divisa in racconti e cronache su varie esperienze, territori, eventi che colorano da sempre  la magica India e che hanno segnato la parte più emotiva della memoria dell’autore. Dallo Zangskar al Kutch, dall’Orissa al Kashmir, dal Sikkim al Ladakh “My Diary of India” racconta la fedele relazione amorosa con quel paese di un “vecchio” viaggiatore.
Esiste un paese al mondo dove in piena era HI-TECH ci si imbatte lungo le strade in rituali e liturgie che datano 2-3000 anni? E’ l’India, che cambia alla velocità delle luce e che rimane profondamente legata a se stessa e alla sua storia millenaria. La più grande democrazia del mondo dove caste e barriere sociali sembrano non poter essere scalfite da nessuna riforma e rivoluzione. Il paese della mitezza e della “rassegnazione” al karma.. ma capace di esprimere fanatismi e violenze inaudite. Il paese dove tutti i climi e tutte le morfologie  terrestri si dischiudono al viaggiatore nelle loro espressioni più drammatiche ed imponenti. Grandi montagne, intricate foreste, desolate steppe. Il diario dell’autore parte da molto lontano per testimoniare i cortocircuiti mentali di quelli della sua generazione “contaminati” dai Beatles, da Kerouac o dalla semplice sete di avventura. Quella piccola e grande avventura che ancora negli anni ’70 era data di vivere appunto ai “temerari” delle 2CV o dei pulmini Volkswagen in rotta nel Centrasia verso Benares o Kathmandu. Dal suo monumentale archivio fotografico Cardelli  sceglie e ci regala non l’India un po’ scontata e già troppo vista dei Taj Mahal o del Palazzo dei Venti assieme all’iconografia un po’ retorica, pur vera, dei sari e dei turbanti. Cardelli trasporta il lettore tra la gente, le feste, le carraie di montagna su autobus, i trenini giocattolo, a piedi o in sella alle mitiche Royal Enfield Bullet con le quali ormai da alcuni anni Cardelli solca le strade di montagna dell’India del nord e alle quali è dedicato l’ultimo capitolo. L’India su due ruote.
Per chi già ama l’India e per chi ha la curiosità di “iniziarsi” al più caleidoscopico paese del mondo  My Diary of India ci accompagna in un viaggio colorato e struggente assieme al miliardo di abitanti del subcontinente indiano.

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Che cos’è la meditazione e quali forme diverse assume nel  Buddhismo, nel Cattolicesimo, nel Cristianesimo ortodosso, nello Yoga, nel Sufismo islamico? Quali differenze e quali analogie ci sono fra meditazione e preghiera? In che modi un viaggio può diventare un’esperienza spirituale? Che rapporto c’è fra cibo e religioni? Che cos’è oggi il nomadismo spirituale? E quali “segreti” punti di contatto ci sono,  a volte, fra elementi di religioni diversissime (per esempio fra il Natale di Gesù e la nascita di Krishna)?

Questi sono solo alcuni dei molti interrogativi che suscita – e a cui cerca di dare risposta – il nuovo, bellissimo libro di Giampiero Comolli: Pregare, viaggiare, meditare (Claudiana editrice, pp. 272, euro 24). Il sottotitolo è lungo (Percorsi interreligiosi tra cristianesimo, buddhismo e nuove forme di spiritualità) eppure, nonostante la lunghezza, non riesce ad esprimere tutta la ricchezza di contenuti di questo libro. L’accenno alle “nuove forme di spiritualità” fa pensare che si parli anche di movimenti New Age, e così è infatti, ma Comolli indaga anche nell’Ebraismo, nell’Induismo, nel Buddhismo, nelle tradizioni cristiane diverse da quella cattolica (i Protestanti, gli Ortodossi, i Valdesi).  Indaga alla ricerca di cosa? Del senso dell’esperienza spirituale, della sua attualità, delle varie forme in cui si esprime oggi, e di come i fili di tradizioni spirituali differenti possano a volte intrecciarsi, dialogando senza confondersi fra loro.

Si tratta di un libro originale, che sfugge a facili definizioni, anche perché contiene materiali diversi: saggi, articoli giornalistici e reportage di viaggio. Questa composizione articolata – che rende il libro appetibile a pubblici diversi – riflette la ricca esperienza personale dell’autore: Comolli infatti ha una formazione filosofica ma è anche romanziere, giornalista e grande viaggiatore, e ha la rara capacità di parlare di temi complessi in modo semplice ed emozionante, capacità propria di chi parla non basandosi solo su una cultura libresca ma su esperienze personali, viaggi e incontri di vita vissuta.

Post scriptum: vorrei segnalare qui un bel blog che parla – in una prospettiva cattolica – di temi in parte analoghi a quelli trattati dal libro di Comolli, ovvero il senso dell’esperienza spirituale, le varie forme che essa assume oggi, e il dialogo fra le religioni. E’ Spiritual seeds, il blog di don Moreno (detto donmo). Un blog di grande interesse anche per chi, come me, non è cattolico. Ve ne consiglio la lettura.

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Noi lettori lo conosciamo come Mo Yan, nome d’arte che significa, ironicamente , “Senza parole”, ma il Signor Senza Parole (vero nome Guan Moye) è uno dei più importanti scrittori cinesi contemporanei e i suoi romanzi sono tradotti in 18 lingue. In Italia Mo Yan è conosciuto sopratutto per Sorgo rosso e per il suo recente Le sei reincarnazioni di Ximen Nao, entrambi editi da Einaudi.
Di questo grande scrittore, nato nel 1955 nello Shandong,  sono note anche le collaborazioni cinematografiche: fu lui lo sceneggiatore di Addio mia concubina (tratto dal romanzo di Lilian Lee) che nel 1993 vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes con la regia di Chen Kaige e l’interpretazione, fra gli altri, della fascinosa Gong Li, protagonista anche della riduzione cinematografica di Sorgo Rosso diretta da Zhang Yimou, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 1987.

Ora Mo Yan arriva a Milano, il 29 e 30 giugno. Martedì 29 alle ore 21 sarà nella sala del Centro culturale francese al Palazzo delle Stelline, corso Magenta 63, per partecipare alla proiezione di Sorgo Rosso (in lingua italiana), mentre mercoledì 30 giugno, a partire dalle 18, sarà nella Sala di Rappresentanza dell’Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono 7, per parlare delle sue opere e dialogare con i lettori, che possono inviargli domande via mail entro il 29 giugno all’indirizzo info.confucio@unimi.it (indicare “Una domanda per Mo Yan” nell’oggetto nella mail). Entrambi gli incontri sono organizzati dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.

Qui sotto, il video della scena finale di Addio mia concubina, sceneggiato da Mo Yan. Se non avete mai visto questo film di struggente delicatezza, vi consiglio di procurarvi il dvd: ne vale la pena.


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Emanuele Giordana è un giornalista che da lungo tempo si occupa di Afghanistan, con una competetenza maturata “sul campo”. I lettori di MilleOrienti probabilmente ricordano che ho citato varie volte il suo interessante blog Great Game, dedicato appunto alle questioni afghane. Questa sera alla Libreria Azalai  di Milano Giordana presenterà il suo nuovo libro Diario da Kabul. Appunti da una città sulla linea del fronte (edizioni ObarraO). Che si presenta così: «Il libro non vuole essere un’indagine sui perché della guerra, ma un diario che racconta la situazione e gli eventi di oggi da un’altra angolazione, che consente di osservare afgani e occidentali convivere e sopravvivere in una città da oltre trent’anni sulla linea del fronte. Un punto di vista di forte impatto che affronta e analizza anche la vicenda dei medici di Emergency».
Perché quello che sta accadendo in Afghanistan – come ci ricordano dolorosamente i soldati italiani caduti – riguarda anche tutti noi.

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Sabato 8 maggio Io Donna, il settimanale femminile del Corriere della Sera, è uscito in edicola con un dossier dedicato agli scrittori indiani presenti al Salone del Libro di Torino, che si svolgerà dal 13 al 17 maggio e avrà appunto l’India come Paese Ospite. Il Salone offrirà una ricca serie di incontri con autori, letture e conferenze (il programma completo degli eventi dedicati all’India è qui). In copertina, Io Donna ha messo la bellissima Tishani Doshi (a destra), poetessa e romanziera che sarà, come tanti suoi colleghi, ospite al Salone di Torino, e che è stata intervistata da Anna Maria Speroni (l’intervista è qui). In questo “dossier India” c’è anche un mio articolo intitolato Passaggio al Lingotto – un richiamo al celebre Passaggio in India di E. M. Forster –  in cui traccio una mappa delle tendenze in cui si possono classificare gli scrittori indiani presenti a Torino. E’ chiaro che queste classificazioni sono sempre soggettive e un po’ arbitrarie, e vanno prese con un pizzico di ironia. Il gioco però mi sembra che funzioni, perciò ve lo ripropongo qui sotto in versione integrale (quella pubblicata da Io Donna è stata un pochino tagliata per ragioni di spazio). Ovviamente il mio articolo non parla proprio di “tutti” gli scrittori indiani al Salone (per esempio: non di Tishani Doshi, intervistata in altre pagine del giornale) ma può costituire una buona guida per orientarsi nel vasto mare dell’India letteraria che troveremo a Torino. Buona lettura…

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– Inferni Metropolitani –
Sognate l’India spirituale e meditativa? Scordatevela. Oggi le metropoli indiane globalizzate sono un inferno di violenza e

Tarun Tejpal

corruzione. E l’India ha una nuova generazione di scrittori hard-boyled, cantori delle “città del peccato” come Mumbai, dove convivono i quartieri a luci rosse e le mille luci di Bollywood, gli speculatori di Borsa, gli intrighi politici e le gang criminali. Mumbai è stata la protagonista di successi internazionali come Maximum City di Suketu Mehta (Einaudi) e Giochi Sacri di Vikram Chandra (Mondadori). Ora al Salone del Libro il noir metropolitano torna protagonista di due nuovissimi romanzi: La storia dei miei assassini di Tarun Tejpal (Garzanti) e I sei sospetti di Vikas Swarup (Guanda). Entrambi gli autori sono già delle star. Tejpal (a Torino il 15 maggio) è il “Saviano indiano”, e racconta da scrittore le mafie metropolitane perché, da grande giornalista d’inchiesta, le combatte nella realtà, dalle colonne del coraggioso settimanale Tehelka da lui fondato. Quanto a Swarup (anch’egli a Torino  il 15) ha alle spalle il successo mondiale del romanzo Le dodici domande (Guanda) da cui è stato tratto il film The Millionaire, pluripremiato agli Oscar, e ora, descrivendo i “sei sospetti” di un omicidio, racconta il degrado delle città indiane.
Di un diverso inferno metropolitano parla invece Indra Sinha nel suo Animal (Neri Pozza): la morte di migliaia di persone causata da una fuga di gas tossici da un’industria chimica nella città di Bhopal, nel 1984. In questo inferno reale Indra Sinha muove il suo personaggio, Animal, così chiamato perché ridotto a camminare a quattro zampe come conseguenza dell’avvelenamento da gas. Animal ha vinto il Commonwealth Writers’ Prize e Indra Sinha, che parlerà a Torino il 13 maggio, promette di sorprenderci come ci ha sorpreso il suo libro, che nonostante il tema amarissimo usa i registri dell’ironia e dell’umorismo perché – sostiene l’autore – «per affrontare una tragedia bisogna saper ridere».

– Donne fra il sari e il jeans –
Le vedi camminare allegre, in compagnia di amiche, nelle strade di Delhi o di altre città: un giorno indossano una maglietta e un jeans e il giorno dopo, con altrettanta disinvoltura, il sari e i gioielli tradizionali. Vogliono un posto al sole nella “Shining India” del boom economico (alla faccia della crisi, l’India continua a crescere) e come le donne occidentali si barcamenano a fatica fra impegni famigliari e professionali. Aspirano alla modernità ma senza rinunciare alle tradizioni (per esempio ai matrimoni combinati, ancora molto in voga). Ma se nelle città indiane la mobilità sociale offre alle donne varie alternative, nelle campagne il peso dei ruoli tradizionali è ancora forte, la violenza sessista diffusa, i contrasti fra generi aspri.

Anita Nair

Questi universi femminili sospesi fra tradizione e modernità hanno prodotto in India una letteratura ricchissima, che è ben rappresentata al Salone del Libro. A cominciare da Anita Nair, che dopo il successo internazionale di Cuccette per signora (Neri Pozza) presenta a Torino, il 15 maggio, L’arte di dimenticare (Guanda). Il nuovo romanzo di Nair racconta della moglie di un manager d’azienda, immersa negli agi della buona società di Bangalore (la capitale dell’hi-tech indiano, dove vive la stessa Nair), che un giorno viene improvvisamente lasciata dal marito e si trova a dover reinventare la propria vita, riflettendo sul senso dei rapporti di coppia e della famiglia.
Niente metropoli e inquietudini borghesi invece per il libro fresco di stampa di Sampat Pal Devi, che il 15 maggio presenterà a Torino Con il sari rosa (Piemme). Il titolo allude appunto ai sari rosa con cui si vestono abitualmente le militanti della Pink Gang, il movimento femminista fondato dalla stessa autrice per offrire una possibilità di liberazione alle contadine delle campagne indiane, dove  sessismo e tradizioni di dominio brutale sono ancora diffusi (compreso l’infanticidio delle femmine).

(altro…)

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«Nel mondo musulmano in questo momento esistono tre correnti del movimento delle donne: una che possiamo definire di femminismo laico, un’altra di femminismo religioso, chiamata femminismo islamico, e un’altra che è una corrente di critica di genere che si va affermando in varie organizzazioni islamiste. Il femminismo islamico cui dedico la gran parte del mio libro – solo l’ultimo capitolo è dedicato al discorso di genere all’interno di movimenti islamisti – è un movimento che si basa su una rilettura dei testi sacri da una prospettiva di genere
Così spiega
Renata Pepicelli, studiosa dell’Università di Bologna e autrice del volume Femminismo islamico. Corano, diritti, riforme (Carocci editore, pp. 140, euro 12,60). Traggo queste sue parole da un’interessante intervista rilasciata dall’autrice al sito Melting Pot Europa. Per la promozione dei diritti di cittadinanza. Nell’intervista – che vi invito a leggere integralmente – Pepicelli prosegue: «teologhe di diverse nazionalità, sia dei paesi a maggioranza musulmana che dei paesi occidentali della diaspora islamica, sostengono che i testi sacri dell’Islam, quindi penso al Corano innanzi tutto, ma anche alla Sunna e agli Hadith, affermino assolutamente l’eguaglianza di genere, ma che siano state delle erronee interpretazioni, perpetuate da élites maschili patriarcali, ad avere fatto emergere invece un’idea di islam misogina che, dal punto di vista di queste teologhe, tradisce completamente quello che era il messaggio divino, che era invece un messaggio di giustizia di genere e di uguaglianza».
Non sono un musulmano, né un teologo, perciò non sta a me indicare se sia giusta o sbagliata questa interpretazione del pensiero islamico, ma sono sicuro che valga la pena conoscerla e confrontarsi con essa, perché ne sentiremo sicuramente riparlare.
E mi piacerebbe che su questo tema lettrici e lettori di MilleOrienti (musulmani o no) facessero conoscere la propria opinione.

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