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Archive for the ‘MONGOLIA’ Category

Chi sono i perdenti del mondo? Spesso si tratta di quei “popoli dimenticati” i cui diritti vengono calpestati per i motivi più diversi. Popoli al di fuori della globalizzazione e legati a tradizioni antichissime, come il nomadismo, o al contrario popoli aborigeni stanziali ma dediti al culto animistico della natura. I territori di questi popoli fanno gola alle multinazionali minerarie (e a i governi) che così preparano per loro un futuro letteralmente… “sottoterra”. Cioè in miniera. Voglio farvi due esempi recentissimi.

Un Dongria Kondh (dal sito di Survival)

Il primo esempio riguarda un caso di cui MilleOrienti si è gia occupato qui: è quello dei Dongria Kondh, una tribù aborigena di 8.000 persone che vive nello stato indiano dell’Orissa. Al riguardo, ecco cosa scrive l’associazione Survival International (che tutela i diritti dei popoli aborigeni) in un comunicato del 23 febbraio 2010:

Lo scorso weekend, i Dongria Kondh dell’India hanno celebrato il rito annuale di adorazione sulla cima della loro montagna sacra, che la compagnia Vedanta Resources è determinata a trasformare in una miniera di bauxite a cielo aperto. Centinaia di persone hanno danzato e cantato sulla vetta sacra di Niyamgiri, nello stato di Orissa. Solitamente, a questa celebrazione possono partecipare solo i fedeli ma quest’anno i Dongria Kondh hanno aperto le porte anche ai giornalisti e agli attivisti per dimostrare al mondo esterno l’importanza che la montagna ha per loro….Sono anni che la Vedanta cerca di aprire la miniera nella terra dei Dongria ma la resistenza locale, le sfide giudiziarie e il crescente sdegno internazionale lo hanno sin qui reso impossibile. La Vedanta ha bisogno della miniera per far lavorare la raffineria di alluminio che ha costruito ai piedi delle colline. Il complesso, recentemente condannato anche da Amnesty International, ha lasciato più di cento famiglie senza terra e, come ha riconosciuto anche dalla commissione statale sull’inquinamento, ha inquinato le falde acquifere. (Per leggere tutto il post di Survival, cliccate qui).

Da notare che l’8 febbraio Survival International aveva anche lanciato un appello a James Cameron, il regista del film Avatar, chiedendogli di aiutare la tribù dei Dongria Kondh e gli altri popoli aborigeni del pianeta, la cui storia è incredibilmente simile a quella dei Na’vi di Avatar.

Una gher, abitazione dei nomadi mongoli

Il secondo esempio di “popoli perdenti” condannati alle miniere lo traggo dal bel blog Scienza e Montagna di Jacopo Pasotti e riguarda i nomadi  della Mongolia. In un post intitolato «Il futuro sotterraneo della Mongolia» Jacopo scrive fra l’altro:

Fino ad oggi il governo mongolo aveva cercato di limitare lo sfruttamento delle risorse minerarie del paese, prevalentemente riserve di oro ed uranio. Ma l’economia ristagna, molti mongoli si rifugiano nella capitale Ulan Bator….La soluzione per generare nuove opportunità di lavoro sarebbe, secondo il governo…aprire il paese alle compagnie minerarie. Le quali, l’esperienza insegna, il benessere lo portano a chi già ce l’ha (noi, e probabilmente l’elite mongola che detiene il potere) mentre la vita di chi vi deve lavorare spesso peggiora.  Il nomade rimane una persona con uno stretto legame con il proprio territorio. Indipendente. Lo sfruttamento delle compagnie minerarie ha invece effetti devastanti sulle popolazioni locali. (Per leggere tutto il post di Jacopo, cliccate qui).

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Il 14 febbraio 2010 sono iniziate le celebrazioni del Losar,  il capodanno tibetano. L’inizio del  nuovo anno lunare (l’anno della Tigre di Ferro per i tibetani) viene festeggiato da varie popolazioni  sulla catena himalayana: nell’India settentrionale, in Bhutan e in Nepal. La sua origine è antichissima, e precede l’avvento del buddhismo in Tibet. Secondo Wikipedia, «sebbene cada spesso lo stesso giorno del Capodanno cinese» (di cui MilleOrienti ha parlato qui) «occasionalmente con un giorno od un mese lunare di differenza, il Losar non è direttamente connesso con la vicina festività, si pensa invece che sia culturalmente più affine allo Tsagaan Sar mongolo». Che quest’anno è stato festeggiato il 13 febbraio, come si può vedere sul sito di Soyombo, l’associazione per la diffusione della cultura mongola in Italia.

Per celebrare il Losar, la Breizh Production, una nuova casa di produzione video con sede nella Bretagna francese, inaugura il nuovo sito e mette in vendita i DVD di due documentari di straordinario interesse: «Tibet: quale futuro?» di Guido Ferrari e «Il mio Tibet». Il senso di questa operazione è spiegato da Piero Verni, che insieme a Mario Cuccodoro gestisce la Breizh Production:

«I principali campi di interesse della nostra piccola casa di produzione video sono la difesa delle culture minacciate di estinzione, con speciale riguardo alla situazione del Tibet, alla difesa della sua civiltà e alla la tutela del suo ecosistema. Perché produrre dei DVD? Perché, vivendo nella società dello spettacolo, se una cosa non la si vede al cinema o sul televisore di casa, è come se non fosse mai accaduta. Per quanto uno scrittore o un giornalista possa essere bravo non sarà mai in grado di rendere la drammatica situazione del Tibet come può fare un documentario ben realizzato. E riguardo al Tibet, purtroppo, non possiamo contare sulla presenza di programmi prodotti dalle grandi catene televisive dal momento che l’accesso al Paese delle Nevi è loro proibito. Quindi l’unica possibilità è quella di lanciare “dal basso” una forte offensiva mediatica. Quanto la Cina si senta minacciata da questa “produzione dal basso” (che però può contare sui canali distributivi delle Associazioni, della Rete, di Face Book, di You Tube, etc.), lo dimostra la incredibile condanna a 6 anni di carcere duro ricevuta da Dhondup Wangchen colpevole, appunto, solo di aver realizzato un documentario amatoriale sulla condizione dei tibetani (“Leaving Fear Behind”) e di averlo fatto circolare in rete e in proiezioni fuori dal Tibet.
Perciò, il senso del nostro lavoro editoriale con la Breizh Productions è proprio quello di cercare di fornire, nel nostro piccolo, un’altra voce al popolo tibetano;  una documentazione visiva che contribuisca alla battaglia per impedire che l’antica civiltà tibetana scompaia».

Per maggiori particolari sui due DVD, leggete qui sotto. (altro…)

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