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Archive for the ‘NEPAL’ Category

A volte il paradiso e l’inferno sono divisi da un confine sottilissimo. E’ ciò che accade in Nepal, per esempio. Qualsiasi viaggiatore occidentale abbia visitato questo Paese himalayano è rimasto colpito dalla straordinaria bellezza delle sue montagne, dalla ricchezza della sua cultura religiosa,  dalla raffinatezza della sua arte, dalla vivacità della sua gente. E ne ha tratto la conclusione che sia una specie di paradiso. Ma in quello stesso luogo c’è anche l’inferno: perché oggi il Nepal è uno dei centri mondiali del traffico clandestino di organi umani verso l’Occidente.

Questi due volti del Nepal sono compresenti in una stimolante mostra fotografica aperta a Roma, dal 26 febbraio al 3 marzo, nello spazio Flexi Caffè Libreria di via Clementina 9. La mostra si intitola Nepal, il paradiso sul tetto del mondo e mixa in modo originale  gli aspetti “paradisiaci” e “infernali” del Paese himalayano: sui 43 pannelli esposti, infatti, le foto raccontano scene di serena vita quotidiana dei nepalesi, ma ad esse fanno da contraltare alcuni paragrafi di uno scottante libro-inchiesta sul traffico d’organi in Nepal.
Autrice delle immagini in mostra  (riprodotte qui) è una fotografa italiana, collaboratrice per Nepal e Tibet del sito Tripadvisor,  che si firma con un nome d’arte anglo-nepalese: Rain Rongpuk. Perché questo pseudonimo? «Perché», spiega, «Rain è la pioggia monsonica che lava via tutto, purifica e dà la vita. Mentre Rongpuk è un villaggio/monastero  a cinquemila metri di quota, dove ho provato una delle più grandi emozioni della mia vita: vedere l’Everest in tutta la sua imponenza».
Le frasi sul traffico di organi invece sono tratte dal libro del giornalista e blogger Alessandro Gilioli.  Nel 2006 Gilioli si trovava (non per la prima volta) in Nepal e proprio da una sua conversazione con Rain Rongpuk nacque l’idea dell’inchiesta, che divenne prima un articolo sul settimanale L’Espresso intitolato «Ho comprato un rene in Nepal» e poi un volume dedicato agli aspetti più nefandi della globalizzazione in quest’angolo di mondo: Premiata Macelleria delle Indie (edito da BUR).

Secondo Rain Rongpuk l’intento di questa mostra fotografica è, naturalmente, anche quello di far scoprire il Nepal: «un luogo meraviglioso, un paese in via di sviluppo che va aiutato ad emergere soprattutto col turismo, e che va portato come esempio per la memorabile accoglienza che il suo popolo offre a chi lo visita e lo vuole vivere». La giustapposizione dei due aspetti – quello meraviglioso della semplice vita nelle valli nepalesi, subito evidente al turista, e quello segreto del vergognoso mercato di carne umana – contribuisce a fare di questa esposizione un evento da non perdere.

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Sembra passato un secolo, anziché pochissimi anni, da quando il Nepal era l’unica monarchia induista del pianeta,  Sua Maestà era venerato come manifestazione terrena del dio Vishnu e i brahmani lavavano e truccavano le statue della divinità pronunciando poi il nome del re. Oggi il Nepal, emerso a fatica da una sanguinosa guerra civile con i maoisti, sta cambiando a una velocità impensabile (almeno per noi italiani, che viviamo in un Paese dove non cambia quasi mai nulla).

L’ultima novità, commentata con interesse su blog e siti delle comunità gay in Occidente, riguarda la possibilità di celebrare matrimoni omosessuali: diventerà una realtà a partire da maggio, e un’apposita agenzia, la Pink Mountain, organizzerà viaggi di nozze a dorso di elefante e cerimonie ai piedi dell’Himalaya, per coppie gay e lesbiche. Motore dell’iniziativa è un deputato comunista, Sunil Babu Pant (foto a destra) che è anche l’unico membro di un Parlamento asiatico ad essere dichiaratamente gay.

Ne ha dato notizia giorni fa in questo articolo il Daily Telegraph, ed è interessante notare che dietro all’iniziativa non c’è solo la volontà di affermare un diritto civile ma anche una politica volta a promuovere il turismo in un Paese economicamente stremato dagli anni della guerra civile.

Il centro storico di Kathmandu

Oggi il governo di Kathmandu vuole, secondo il deputato Pant, «aumentare per l’anno prossimo il numero dei turisti da 400mila a un milione» attirando almeno il 10% del turismo omosessuale mondiale. Per rimpinguare le disastrate casse statali. A questo scopo si terrà, in febbraio, una conferenza nazionale sulle nuove politiche del turismo. Perché il Nepal torni ad essere quello che era un tempo: una meta privilegiata per i viaggiatori di tutto il mondo.

Maoismo e marketing sembrano sposarsi benissimo, nel nuovo Nepal. Con buona pace della vicina India, dove ci sono ancora dei guru, come Swami Baba Ramdev, che propongono lo yoga come metodo di cura per l’omosessualità.

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I mass media di tutto il mondo hanno gli occhi puntati sulla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici, in corso a Copenahgen dal 7 al 18 dicembre. In questa città, capitale “verde” di una nazione tradizionalmente attenta all’ecologia, i grandi della Terra stanno facendo un mucchio di chiacchiere su cause e rimedi dell’effetto serra. Negli Usa, il povero Barack Obama sta lottando contro il Senato che si è detto disponibile a discutere, sì, il pacchetto di proposte ecologiche già approvate dalla Camera, ma non prima della primavera 2010 (tanto, c’è tempo….). E le altre due potenze emergenti del pianeta, L’India e la Cina, dal canto loro giocano a scaricabarile (tanto, c’è tempo…).

Il China Daily punta il dito contro i Paesi occidentali, e chiede di trasferire tecnologia verde ai Paesi poveri. Richiesta comprensibile ma non sufficiente. Chi come me ha girato la Cina ha visto le immense regioni desertificate sconvolte dalle tempeste di sabbia sollevata dal vento, perché non ci sono più alberi a trattenere la terra…quanto tempo pensa di avere il governo cinese prima di assumersi la responsabilità di uno sviluppo economico che non tiene conto dell’impatto ambientale?

L’India non è migliore della Cina, in questo campo. Ancora un mese fa,  il ministro dell’ambiente Jairam Ramesh affermava che non ci sono prove che lo scioglimento dei ghiacciai sia dovuto a un riscaldamento globale causato dall’uomo, ignorando le accuse lanciate da un climatologo indiano, Rajendra Pachauri. Del resto, molti media indiani trattano la materia con un misto di curiosità e distacco, come se fosse una materia che interessa essenzialmente gli occidentali. Come se ci fosse tempo da perdere…

C’è invece chi sa di non avere tempo. Sono le piccole nazioni, senza mezzi economici. Mentre i grandi della terra discutono a Copenhagen, due piccoli Paesi hanno agito per segnalare l’urgenza della situazione.
Il governo nepalese ha fatto una riunione sull’Everest, a oltre 4000 metri di quota, per attirare l’attenzione proprio sullo scioglimento dei ghiacci, riserva idrica di tutta la regione. Di questa originale iniziativa parla sul suo blog Orientalia4all.

E l’arcipelago delle Maldive si è mosso in modo simile: già prima del vertice di Copenhagen, in ottobre, il presidente maldiviano Mohamed Nasheed ha convocato una riunione del suo governo….sott’acqua.  Con muta, bombole e maschera i ministri hanno ricordato il problema dell’innalzamento delle acque che minaccia la sopravvivenza stessa dell’arcipelago. Senza dimenticare la meravigliosa barriera corallina, che sta morendo (e sbiancando) a causa del progressivo riscaldamento dell’acqua e dell’inquinamento.

Così, Nepal e Maldive hanno messo in campo due iniziative originali per richiamare l’attenzione mondiale su problemi urgenti.
Se qualche lettore di MilleOrienti fosse interessato ad approfondire le questioni del cambiamento climatico, dell’energia e della sostenibilità, potrà cliccare qui, sul blog “Global Warming is Real”.

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La bandiera nepaleseUna crisi a spirale per il Nepal. Il premier nepalese (ed ex capo della guerriglia maoista) prachandanoto con il nome di battaglia di Prachanda si è dimesso. Le sue dimissioni aprono una crisi politica il cui esito è difficile prevedere, ma che potrebbe anche portare  a una nuova insorgenza armata da parte di quei settori maoisti che non hanno ancora del tutto rinunciato all’idea di una rivoluzione armata, nonostante la “via legalitaria” sostenuta da Prachanda dopo la firma degli accordi di pace, seguiti dalle  elezioni democratiche del 2008.

nepal-art2Questo Paese – magnifico, e di raffinate tradizioni culturali – dopo la fine della guerra civile ha nepal-povertydovuto confrontarsi con una crisi economica gravissima, che sta bloccando ogni prospettiva di sviluppo. Secondo il Global Hunger Index – un indice elaborato da vari Istituti di ricerca sotto l’egida dell’International Food Policy Research Institute (http://www.ifpri.org/) –  il Nepal è uno dei Paesi meno sviluppati del mondo e ha oltre metà della popolazione sotto la linea della povertà. Il Paese avrebbe quanto mai bisogno di investimenti dall’estero per risolvere il dramma della povertà sulle montagne e nelle bidonville che ormai assediano le inquinatissime periferie delle tre città della valle di Kathmandu: Kathmandu stessa, Badgaon e Patan. Ma ora le dimissioni di Prachanda mettono a rischio la pace faticosamente raggiunta e anche le prospettive di sviluppo economico e sociale.

Dal sito di  Asia News (http://www.asianews.it) agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere specializzata sull’Asia, riprendiamo la notizia sulle circostanze che hanno portato alle dimissioni del premier nepalese.

Il premier Prachanda si dimette
di Kalpit Parajuli (Asia News)

Kathmandu – Il premier Prachanda ha annunciato le dimissioni. È questa la risposta alla decisione del presidente Ram Baran Yadav che ha revocato il siluramento del generale Rookmangud Katawal, capo del Nepal Army, decisa unilateralmente dal primo ministro maoista. Nell’arco di due giorni il Paese si ritrova a fare i conti con una grave crisi istituzionale che vede contrapposte le due maggior cariche del Paese. Prachanda ha affermato che la decisione del presidente è “incostituzionale” e spiegato di aver scelto le dimissioni per salvaguardare “la giovane democrazia del Paese ed il processo di pace”. Il premier si è inoltre rivolto “al popolo, alla società civile e ai poteri politici” invitando tutti “a dimostrare responsabilità nell’impegno per costruire una democrazia stabile in Nepal”.

Il casus belli che ha portato alle dimissioni del premier è legato alla posizione del generale Katawal che si oppone al progetto di inserimento degli ex-ribelli maoisti tra le file dell’esercito regolare. Per dieci anni i guerriglieri hanno combattuto contro il Nepal Army. La guerra civile, che ha martoriato il Paese dal 1996 al 2006, ha portato alla caduta della monarchia e alle prime elezioni democratiche nell’aprile 2008. Da allora la sorte dei quasi 20mila guerriglieri grava come una incognita sul futuro del Paese che sta cercando anche di darsi una nuova costituzione. Il rischio è che la fine del governo guidato dal maoista Prachanda possa portare di nuovo i ribelli sul piede di guerra.
Nelle ore in cui il premier presentava le dimissioni il segretario generale della Onu, Ban Ki-moon, ha espresso “seria preoccupazione per la crisi politica in corso nel Nepal” e invitato “tutte le parti coinvolte a risolverla attraverso il dialogo ed il consenso, nel pieno rispetto di quanto previsto dalla costituzione”.

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