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Archive for the ‘TECNOLOGIA E SCIENZA’ Category

Cercate un gadget da fantascienza per mandare messaggi cifrati alla vostra vecchia caffettiera? Dal 15 al 18 giugno potete trovarlo. A Singapore,  sede di CommunicAsia 2010, la più grande fiera-mercato della Information & Communication Technology.  Tanto per darvi un’idea, questa è la capacità di attrazione di CommunicAsia:

Tutte le novità della telefonia mobile e le più avanzate tecnologie della comunicazione vengono presentate in questa vetrina orientale per essere elargite  poi a noi barbari occidentali.  Per esempio, il nuovo Nokia X5-01, il telefonino quadrato (che potete scoprire qui) oppure i nuovi smartphone Wave 2 e Wave 2 Pro della Samsung, con il sistema operativo Bada (che in coreano significa “oceano”):  potete studiarveli qui. Il sito di CommunicAsia 2010 vi aspetta: scatenatevi, dunque, aspiranti androidi! Io vi saluto, vado a parlare alla mia caffettiera.

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Per tutti gli appassionati di musica, e per tutti quelli che amano sperimentare le novità tecnologiche: ecco una notiziola giapponese che ho pubblicato sul numero 22 (ancora in edicola) del settimanale L’Espresso.

Appassionati di musica, avete sempre sognato di “diventare tutt’uno” con il vostro pezzo rock preferito? Ora potete farlo. Come? Indossando una cassa del vostro stereo, e girando per casa sentendo la musica addosso. Il Wearable Speaker è a forma di proboscide di elefante: morbido (in polipropilene e tessuto) e avvolgibile a piacimento intorno al corpo, come una corda. Consente una nuova dimensione dell’ascolto: non più semplicemente con l’udito ma con una percezione fisica delle vibrazioni,dei bassi, della ritmica, eccetera. L’idea è di un giapponese, il designer Naoei Sakai: «ho cercato un modo per far apprezzare la musica a un livello più intimo», spiega. «Lo speaker a forma di tubo, avvolto attorno al busto dell’ascoltatore, amplifica le onde sonore che entrano in risonanza con il corpo. Così, dopo una giornata faticosa passata al computer, ci si può rilassare gustando un nuovo senso di partecipazione fisica alla musica». E’ il caso di dire: good vibrations…

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Più volte annunciato e poi rimandato, il volo di Ikaros inizierà (salvo contrattempi) venerdì 21 maggio alle 23.58 ora italiana.  La navicella spaziale Akatsuki, la prima mai realizzata con una vela che sfrutta l’energia solare (Ikaros) verrà lanciata con un razzo dalla Jaxa (Japan Aerospace Exploration Agency). Dopo aver attraversato l’orbita terrestre, un “tamburo” si aprirà e dispiegherà la vela quadrata Ikaros (a destra, lo schema) lunga 14 metri per lato e con uno spessore inferiore a un capello umano.
Guidata nella giusta direzione dagli scienziati giapponesi della Jaxa, la vela della navicella sfrutterà il vento solare grazie a celle fotovoltaiche che forniranno energia agli strumenti di bordo e al motore a ioni (maggiori informazioni qui). Il Giappone progetta due missioni di questo genere, ma la prima ha preso il nome di Ikaros da Interplanetary Kite-craft Accelerated by Radiation Of the Sun. Lo schema qui sotto spiega i livelli di possibile successo e insuccesso della missione spaziale Ikaros.
Il Giappone realizza così il vecchio sogno dello scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke (l’autore di 2001 Odissea nello spazio) che nel 1963 pubblicò il racconto Vento solare.  La prima destinazione di Ikaros è il pianeta Venere. Per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima…

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Politologi e sociologi litigano da anni sulla Shining India, cioè sul boom economico  che, con una crescita annua del 9%, sta cambiando il volto dell’India. Litigano, gli espertoni, per stabilire se questo sviluppo economico selvaggio abbia ricadute positive su tutto il Paese o soltanto su alcune fasce della sua popolazione, o addirittura non finisca per arricchire alcuni e impoverire altri.
Lasciando da parte i Sapienti tuttologi indiani (in Italia ne abbiamo vari, come il prof. Sartori, e ci avanzano pure) vi allego qui sotto una notizia odierna dell’Agenzia Ansa. Una notizia che vale più di un libro di 500 pagine…

In India ci sono piu’ telefonini che  gabinetti. E’ l’ironica conclusione a cui giunge un nuovo  rapporto delle Nazioni Unite ripreso dai media indiani.    Lo studio traccia un quadro della disponibilita’ mondiale di  servizi igienici ed e’ stato realizzato dall‘Istituto per  l’acqua, l’ambiente e la salute (Inweh) dell’Universita’ delle  Nazioni Unite.      Secondo stime del 2008, solo il 31% della popolazione indiana, ovvero circa 366 milioni di persone, puo’ permettersi  un gabinetto, mentre la maggior parte e’ costretta a fare i propri bisogni all’aperto, un’immagine molto frequente nelle campagne  indiane. D’altro canto negli ultimi dieci anni si e’ verificato un vero e proprio boom della telefonia cellulare. Il numero di telefonini ha raggiunto la cifra record di 545 milioni e ogni mese aumenta di 10-15 milioni. Mentre nel 2001 il numero di connessioni era di appena 0,35 per 100 abitanti, questo rapporto e’ ora salito a 45 per 100 abitanti.  «E’ una tragica ironia» – commenta Zafar Adeel, responsabile del centro di ricerca che ha base in Canada – «che in India, dove grazie al benessere la meta’ della popolazione possiede un  telefonino, quasi meta’ della gente non possa permettersi di  soddifare una necessità di base come quella di avere un  gabinetto».   Il rapporto indica che nel mondo ben 1 miliardo e 100 milioni di persone sono costrette a defecare all’aperto con conseguenze  negative per la salute pubblica, l’ambiente e anche per la  dignita’, soprattutto per quanto riguarda le donne.    Gli esperti dell’Onu indicano anche un piano di azione in nove punti per raggiungere l’ambizioso traguardo contenuto degli Obiettivi di sviluppo del Millennio che consiste nell’aumentare  della meta’ la dotazione mondiale di servizi igienici entro il  2015.

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Cari bollywoodiani, ecco un lancio odierno dell’agenzia ANSA (19/03/2010) che interesserà chiunque si occupi di cinema. Bollywood e Hollywood, le due  principali industrie cinematografiche del mondo, hanno deciso di unire i loro sforzi contro i Ddv piratati e i film scaricati da  Internet. La Motion Picture Association of America (Mpaa) e  sette principali produttori cinematografici indiani hanno  infatti formato un’alleanza sullo spinoso tema.    Secondo la stampa indiana la decisione e’ stata annunciata  ieri durante un seminario a Mumbai dedicato agli operatori del  settore. Nell’accordo saranno coinvolti anche gli organi di  polizia, i cinematografi e i fornitori di connessioni Internet.  La riproduzione illegale di film in India e’ ampiamente diffusa  e anche tollerata dalle autorita’ locali.   In base a stime contenute in un rapporto del 2008 realizzato  da US-India Business Council e dalla societa’ di ricerche di  mercato Ernst and Young, si ritiene che Bollywood abbia perso  950 milioni di dollari e oltre mezzo milione di  posti di lavoro a causa dei DVD piratati. I film illegali rappresentano in India il 60% del totale del mercato, secondo una ricerca di KPMG. Larga parte di questi, carpiti nelle multisale con l’uso di telecamere digitali.

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Via col Vento (1939)

A tutti gli amanti del cinema consiglio di leggere l’articolo di Ernesto Assante pubblicato sulla Repubblica di oggi (13/02/2010) a pag 51 e intitolato «Da Ben Hur a Via col Vento capolavori rivono in 3 D. A Mumbai si riscrive la storia del cinema». L’articolo (di cui non posso darvi il link perché al momento in cui scrivo non è ancora su Repubblica.it, e chissà se lo sarà in futuro) spiega l’ultimo ambizioso progetto del miliardario indiano Anil Ambani: convertire in 3D tanti vecchi capolavori bidimensionali della storia del cinema americano (e non solo).
L’azienda di Ambani, la Reliance MediaWorks, «pensa di poter realizzare fra le 15 e le 25 “conversioni” all’anno, e punta molto sul boom del 3D in casa, sull’avvento di canali televisivi con la nuova tecnologia e sulla diffusione di nuovi televisori in grado di offrire al meglio la visione tridimensionale», scrive Assante su La Repubblica. Il tutto, naturalmente, avverrà nella capitale del cinema indiano, Mumbai, dove lavoreranno al progetto un migliaio di tecnici indiani e un piccolo gruppo di americani.

Anil Ambani

Anil Ambani non è solo un magnate di Bollywood ma, ormai, anche di Hollywood: dopo avere realizzato una grande joint-venture con la Dreamworks di Steven Spielberg (di cui MilleOrienti ha parlato qui) sta preparando la scalata alla Metro Goldwin Mayer.

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Ecco una notizia che ho pubblicato sul settimanale L’Espresso. Per l’ennesima volta il Giappone si mostra all’avanguardia nell’innovare stili di vita e di consumo.

Duecento nuovi negozi a risparmio energetico dotati di pannelli fotovoltaici. L’idea è della Seven Eleven, la più grande catena di convenience stores del pianeta con 36.842 punti vendita in tutto il mondo (ma non in Italia) dove comprare articoli di prima necessità a basso costo. Seven Eleven è radicata soprattutto in Giappone e Stati Uniti e proprio dalla roccaforte giapponese è partita l’iniziativa: il 22 gennaio è stato aperto a Kyoto il primo negozio di nuova concezione a basso consumo energetico, dotato di pannelli solari, illuminazione a LED e lucernario. Il negozio è dotato anche di un caricatore per auto elettriche, così da stimolare nei clienti l’idea di andare a fare la spesa, in futuro, usando auto non inquinanti. L’obiettivo è quello di arrivare a 200 negozi “a basso impatto ambientale” in Giappone entro il febbraio 2011, per poi esportare il modello all’estero. Un’iniziativa che si sposa con l’impegno preso dal governo giapponese: ridurre entro il 2020 le emissioni gassose del 25% (rispetto ai livelli del 1990). Ma anche una mossa per precedere analoghe iniziative che verranno prese nel prossimo futuro dalle catene concorrenti di Seven Eleven.

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