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Archive for the ‘WEB E SOCIAL MEDIA’ Category

Care lettrici e cari lettori,
oggi, per una volta,  voglio parlarvi brevemente di MilleOrienti.

La prima novità è questa: M.O. ha superato le centomila visite. Ed è diventato il blog italiano più letto sull’Asia.  Lo certifica la classifica Wikio dei blog: nella sottoclassifica “internazionale” MilleOrienti è al quarto posto, preceduto da tre blog che parlano di Usa. E’ un traguardo che non sognavo nemmeno, quando ho iniziato questa avventura poco più di un anno e mezzo fa. Un risultato importante per un blog come questo,  che non parla di argomenti straordinariamente popolari (tipo il calcio o i videogiochi)  bensì di cultura e politica dei Paesi asiatici, rivolgendosi a un pubblico molto selezionato di lettori intellettualmente curiosi. Voglio ringraziarvi per l’appassionata partecipazione di cui avete dato prova nelle vostre centinaia di commenti, che mi ha stimolato a fare il meglio che potevo.
E’ merito di tutti se MilleOrienti è quello che è.

La seconda novità è questa: fra poche settimane MilleOrienti traslocherà a un nuovo indirizzo, per diventare un vero e proprio webmagazine sull’Asia, ancora più ricco di contenuti,  più aggiornato e come sempre aperto alla partecipazione di tutti. Vi comunicherò, ovviamente, la data esatta del trasloco!

Grazie,

شكرا جزيل (shukran)  谢谢 (xie xie) ありがとうございます (arigato gozaimashta)   धन्यवाद (dhanyavad)  ขอบคุณ (khop khun) Cảm ơn. (gam uhhn) ecc…

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Che cos’è Nuok? E’ una interessante realtà della Rete italiana dedicata alla città di New York (sopra). Diretto da Alice Avallone, Nuok si definisce «uno strumento online per mettere in contatto l’Italia con quel crocevia incredibile e fantastico che è la città di New York…un portale di informazioni  sempre aggiornate, interviste e notizie dedicato ai giovani italiani – nomadi o stanziali – nella Grande Mela», e anche, con un pizzico di ironia, un «Ufficio Immigrazione Creatività Italiana».
Benché il suo cuore batta per la Grande Mela, per una volta Nuok ha deciso invece di guardare a Oriente e in questa intervista mi chiede i motivi della mia passione per l’Asia, i luoghi comuni più falsi che noi italiani abbiamo sugli orientali, che cosa ne penso della fuga dei cervelli all’estero,  che cosa significa viaggiare e…molto altro. Un confronto est-ovest sui temi della globalizzazione, della diversità di culture, del senso del viaggio. In cui sostengo, fra l’altro, che «Pochi hanno capito, per ora, le potenzialità di un trasferimento a est: in Cina, in India, in Giappone». Buona lettura…

Shanghai by night (da Wikimedia)

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Cari lettori di MilleOrienti, se state leggendo queste righe significa che fate parte di quel 92% dei navigatori italiani che legge regolarmente news online. La crisi dell’editoria cartacea, in Italia e nel mondo,  si sta aggravando rapidamente (negli Usa, per esempio, le vendite dei quotidiani sono in caduta libera); con altrettanta rapidità cambiano i processi di produzione delle news in Rete, con i social network che si trasformano in social media, cioè in piazze di produzione e condivisione delle news. Alcune stimolanti analisi al riguardo  si possono leggere negli atti di un seminario della IAB tenutosi l’8 aprile 2010 nella sede del Sole 24 Ore.
A parte i problemi economici che tutto ciò pone agli editori – i modelli di business dell’editoria cartacea non funzionano più mentre i modelli di business dell’editoria online non funzionano ancora – c’è una questione che ci riguarda tutti più da vicino: quella della qualità dell’informazione. Cioè della sua serietà, attendibilità e indipendenza.
Perché il passaggio delle news dalla carta all’online non implica, di per sè, né un peggioramento né un miglioramento nella produzione delle news. Per capirci: anche tanti webmagazine,  blog e social media sono pieni di notizie non verificate, sciocchzze ed errori. Dunque, il punto non sta nel “supporto” utilizzato per le news, ma nella qualità del lavoro e nella possibilità di realizzarlo.

Il mondo della produzione delle news mi sembra oggi teatro di uno scontro fra due tendenze contrapposte: da una parte la tendenza ad accorpare in poche mani quanti più media possibili; dall’altra, una tendenza alla produzione “orizzontale” e alla socializzazione dell’informazione, che si esprime nei social media, nella blogosfera, ecc.
Non so come andrà a finire il gigantesco processo di trasformazione in corso. Ma so che alla fine la qualità dell’informazione – a prescindere dai media in cui si esprimerà – sarà l’elemento vincente. Perché i lettori non sono stupidi e sanno riconoscerla.
Un esempio di ciò che intendo per “qualità”: molti dei blog “amici” di MilleOrienti non sono tenuti da giornalisti professionisti, eppure danno – o commentano – notizie sull’Asia offrendo contributi che i media tradizionali non sanno offrire.
Un altro esempio di “qualità”: gli articoli (come questo) pubblicati in questi giorni da Repubblica sulla grave crisi politica in corso in Thailandia.

L'ex premier thailandese Thaksin Shinawatra

E’ una situazione in cui si contrappongono le “camicie rosse” dell’ex premier e tycoon dei media Thaksin Shinawatra (detto “il Berlusconi d’Asia”) e le “camicie gialle” seguaci dell’oligarchia politico-economico-militare al potere in Thailandia. E’ una crisi che ha avuto momenti quasi comici (la fuga dei ministri in elicottero) e altri drammatici (la polizia che spara sulla folla); in ogni caso è una crisi di non facile lettura, perché non è uno scontro fra il Bene e il Male e, per esempio,  entrambi gli schieramenti si dicono fedeli alla monarchia e dichiarano che il re sta dalla loro parte. Ma articoli come quello che ho citato aiutano a comprendere una situazione sociopolitica complessa, illustrata con chiarezza e stando “sul campo”, cioè nelle piazze thailandesi e non dietro a una scrivania.
Morale della favola: cari lettori/produttori di news, in futuro non importerà che abbiate o no in tasca il tesserino da giornalista, né per quale tipo di media produciate. Quel che importa è che, quando produrrete news,  vogliate e possiate farlo bene. Cioè con serietà, preparazione e indipendenza. La qualità, ne sono certo, (con)vincerà sempre.

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Cari bollywoodiani, ecco un lancio odierno dell’agenzia ANSA (19/03/2010) che interesserà chiunque si occupi di cinema. Bollywood e Hollywood, le due  principali industrie cinematografiche del mondo, hanno deciso di unire i loro sforzi contro i Ddv piratati e i film scaricati da  Internet. La Motion Picture Association of America (Mpaa) e  sette principali produttori cinematografici indiani hanno  infatti formato un’alleanza sullo spinoso tema.    Secondo la stampa indiana la decisione e’ stata annunciata  ieri durante un seminario a Mumbai dedicato agli operatori del  settore. Nell’accordo saranno coinvolti anche gli organi di  polizia, i cinematografi e i fornitori di connessioni Internet.  La riproduzione illegale di film in India e’ ampiamente diffusa  e anche tollerata dalle autorita’ locali.   In base a stime contenute in un rapporto del 2008 realizzato  da US-India Business Council e dalla societa’ di ricerche di  mercato Ernst and Young, si ritiene che Bollywood abbia perso  950 milioni di dollari e oltre mezzo milione di  posti di lavoro a causa dei DVD piratati. I film illegali rappresentano in India il 60% del totale del mercato, secondo una ricerca di KPMG. Larga parte di questi, carpiti nelle multisale con l’uso di telecamere digitali.

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Si chiama Nihon Magazine e sarà on line da domani, 15 marzo 2010: un nuovo  webmagazine interamente dedicato alla cultura e alla società del Giappone. Nihon Magazine sarà scaricabile gratuitamente in formato pdf. e secondo l’ideatore Davide Scirocchi presenterà «curiosità, notizie in primo piano, il Giappone moderno ma anche quello antico e tutto ciò che di bello (a a volte anche di meno bello) il Sol Levante è in grado di offrirci».
Scirocchi (creatore fra l’altro anche del sito Giappone-Italia) ha realizzato la rivista con il contributo dell’art director Furio Detti e il sostegno del festival Japan in Love, dell’Assessorato alla Politiche Giovanili del Comune di Chiaravalle e del tour operator Go Asia.
MilleOrienti è sempre felice quando nasce una nuova iniziativa di divulgazione delle culture asiatiche. A Nihon Magazine facciamo perciò i nostri migliori auguri: おめでとうございますOmedetoo gozaimasu!

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L’arrivo della primavera porta anche in Italia la prima festa mascherata in stile Bollywood. Succede a Roma, sabato 13 marzo, a Villa Medici (viale Trinità dei Monti n°1). L’invito alla notte danzante – d’obbligo l’abbigliamento in stile Bollywood – è stato lanciato dalla pagina di Facebook “Tutti pazzi per Bollywood. Riporto qui il testo dell’invito diffuso su FB.

«La formula magica è stata pronunciata, l’incantesimo si è compiuto: il 13 marzo Villa Medici si trasformerà nel maestoso Taj Mahal e al ritmo della musica hindi più divertente festeggia inneggiando a BOLLYWOOD! Alla reggia del maraja sono attesi principi indiani e le loro concubine, incantatori di serpenti e fachiri, santoni ed eremiti, ma soprattutto le ballerine e le star della vecchia Bombay! La magia dura una notte soltanto: si comincia alle ore 23 e si va avanti fino all’alba. Gli ingredienti sono giusti, un curry masala effervescente e delirante per sfuggire dalla realtà. La serata è in technicolor: arancione, oro, blu, viola, giallo e fuxia sono i soli colori ammessi. Indossate il vostro saree più bello, decorate le vostre mani con l’hennè, sfoggiate i gioielli più preziosi e osate con pallettes e sete. Non temete il kitsch perchè a Bollywood è tres chic!»

L’iniziativa mi sembra molto divertente! (Permettetemi solo un’osservazione da amico: “maharaja” si scrive con la “ha”…. 🙂 ). Comunque…Dance, dance!

Per le info sui biglietti e suoi luoghi dove affittare i costumi bollywoodiani cliccate sotto.

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Non di solo Kim Ki-Duk vive il cinema sudcoreano. Nell’ultimo decennio in Italia il grande pubblico ha tributato calorosi successi al regista di capolavori come Ferro 3 o Primavera estate autunno inverno e ancora primavera. Ma la cinematografia sudcoreana è ricca di talenti, e i suoi cultori potranno “sfamarsi” al Korea Film Fest che si svolge a Firenze dal 12 al 20 marzo, al cinema Odeon di piazza Strozzi, a cura dell’associazione culturale Taegukgi (qui la sua pagina su Facebook).
Il Festival comprende circa 30 film (gran parte dei quali prime visioni italiane ed europee) e si suddivide in varie sezioni:
1)  Retrospettiva Hur Jin-ho
, omaggio ad uno dei più celebri registi coreani, che sarà presente a Firenze e del quale verranno presentati tutti i suoi sei film (mai distribuiti in Italia), di genere prevalentemente romantico-drammatico.
2) K-Horror
. E’ la sezione che proporrà sette film dell’orrore di vari autori, tra cui Park ki-hyung, presente al Festival. L’horror è un genere che gode in Corea del sud di ampio successo di critica e di pubblico e, rispetto all’horror americano, presenta film più ‘impegnati’ e d’atmosfera. Nell’ambito della sezione sarà ospite d’onore del Festival il maestro del cinema horror Dario Argento.

“Mother” di Bo Joon-ho

3) Orizzonti coreani. Sezione competitiva, presenterà sette capolavori della cinematografia coreana contemporanea. Tra questi l’anteprima italiana Mother di Bon Joon-ho.
4)  Independent Korea. Anche questa sezione competitiva, offrirà al pubblico alcune delle migliori pellicole recenti di registi indipendenti.

L’inaugurazione del Festival (12 marzo, ore 21, cinema Odeon Firenze) sarà affidata a Take Off (2009) di Kim Yong-hwa, pluripremiato film, uno dei più grandi successi del 2009 in Corea del sud con oltre otto milioni di spettatori, mentre la chiusura del Festival (20 marzo) sarà affidata a Thirst (2009), il nuovo trionfo artistico di Park Chan-wook, premio della giuria al Festival di Cannes 2009.

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Giovedì 11 febbraio 2010: 31° anniversario della Rivoluzione Islamica in Iran. Sia il potere sia l’opposizione del “movimento verde” si preparano a celebrare l’evento ma con toni contrapposti: il regime vorrà mostrare di controllare saldamente le piazze, mentre il “movimento verde” (organizzatore delle proteste di piazza dell’anno scorso) parlerà di «rivoluzione tradita» chiedendo democrazia e invitando alla lotta contro il dispotismo: contro Ahmadinejad oggi come contro lo Shah nel 1979.
Il movimento verde ha invitato i propri sostenitori a non usare assolutamente la violenza e a non cadere nelle provocazioni che certamente le milizie dei bassiji e dei pasdaran metteranno in campo, per avere il pretesto di compiere arresti. A questo proposito il quotidiano parigino Le Monde ricorda che da dicembre a oggi sono state arrestate in Iran oltre mille persone, fra le quali 65 giornalisti e blogger. Del resto, è noto che i blog e i social media sono i veri protagonisti della comunicazione oggi in Iran, come mostra questa mappa interattiva della blogosfera iraniana, e di conseguenza il regime tiene sotto mira i blogger.

Ma non è solo la situazione interna dell’Iran a deteriorarsi. L’isolamento progressivo di Teheran (per la questione nucleare e non solo) si misura appieno nel deterioramento dei rapporti fra l’Iran e l’amministrazione Obama – spiegato qui dal New York Times –  fra l’Iran e l’Europa, perfino fra l’Iran e la Russia – ora non più così ostile all’ipotesi di dure sanzioni contro Teheran. Solo la Cina sembra essere rimasta al fianco dell’Iran – e questa non è l’ultima ragione delle attuali tensioni fra Usa e Cina.

L'assalto contro l'ambasciata italiana a Teheran. (Immagine dell'agenzia di stampa iraniana Fars).

E l’Italia? Dopo l’assalto subìto dalla nostra ambasciata a Teheran, irapporti fra i due Paesi – di grande rilievo sul piano commerciale e non solo – sembrano entrati in una spirale di crisi. L’Europa e gli Usa chiamano l’Italia a un passo indietro nei confronti dell’Iran. Ma c’è chi ammonisce l’Italia  a non compiere quel passo. L’iranista Farian Sabahi, sul suo blog, scrive: «Lanciare invettive contro l’Iran – anche se in assoluta buona fede – non fa bene all’economia italiana e rischia (inutilmente) di inimicarci anche una parte della società iraniana. Facendoci sfuggire tra le dita quel ruolo (silenzioso) di mediazione che gli italiani hanno sempre avuto in Iran».
Ho molti dubbi che l’Italia abbia ancora spazi di manovra per mediazioni, a questo punto. Ma è comunque un’opinione di cui tenere conto.

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Per capire la Cina di oggi: due semplici notizie. Nude e crude. Che si commentano da sole.

1) Il 17 gennaio le autorità di Pechino hanno ordinato ai distributori cinematografici di ritirare dal tutte le sale non-3D – cioè dall’85% delle sale in Cina-  il film “Avatar” (sotto, un’immagine). Motivi commerciali? No: perché il film stava riscuotendo un enorme successo dal giorno di uscita (4 gennaio). E perché solo dalle sale in 2D? Perché le sale in 3D – poche e più costose – sono quelle presenti nelle metropoli, dove si trova il pubblico più esigente e meno manovrabile. La notizia è arrivata in Occidente grazie al quotidiano di Hong Kong Apple Daily. Pechino non ha spiegato le ragioni alla base dell’inatteso ritiro di un film in pieno boom. Secondo l’Agenzia ADN Kronos «…molti spettatori hanno visto nella battaglia degli abitanti di Pandora per proteggere la loro terra e cultura quella dei tanti cinesi che si sono opposti alle autorità per proteggere le loro case che dovevano essere abbattute per progetti edilizi del governo». Ma vi sarebbe anche un’altra motivazione di politica culturale: venerdì 22 gennaio uscirà nelle sale un kolossal sulla vita di Confucio, sponsorizzato dal governo cinese (che da anni propaganda la propria visione nazionalista attraverso film tesi a glorificare il passato della Cina); le autorità di Pechino ritirando Avatar hanno inteso riportare l’attenzione del pubblico di massa sul film cinese in uscita. E lanciare un nuovo avvertimento/schiaffo all’Occidente, tenuto fuori dalla porta anche in campo cinematografico e culturale: ricordiamo che in tutta la Cina vengono distribuiti, in un anno, non più di una ventina di film occidentali…
Per approfondimenti sul film Avatar (e il concetto di “avatar” nell’induismo) potete vedere questo post.

2) Com’è noto, il motore di ricerca Google si sta ritirando dalla Cina. Il 12 gennaio 2010 Google ha infatti comunicato ufficialmente che: A) non intende più sottoscrivere – per poter operare sul mercato cinese – una politica di censura verso i siti e i portali sgraditi al governo di Pechino; B) ha subìto, nel dicembre 2009, incursioni da parte di hacker cinesi, che hanno violato mail di clienti Google, in modo sospetto…cioè com modalità che fanno pensare a una mancanza di controllo da parte della polizia informatica cinese.
Per queste ragioni Google probabilmente si ritirerà dalla Cina. Da questo ritiro chi trarrà vantaggio? Forse un altro player internazionale? Macché: ovviamente un motore di ricerca cinese, Baidu, totalmente sconosciuto nel mondo ma in posizione dominante nel mercato cinese (di cui controlla il 58,4%). Baidu ha un asso nella manica: oscura senza obiezioni tutti i siti sgraditi al governo cinese. E ora potrà gestire il mercato cinese dell’on line. Alla faccia del libero mercato.
Per approfondimenti sul web e la libertà di espressione in Cina potete vedere questo post.

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Una scena dal film “Avatar”

Cari tutti, lasciamo Sartori-Sith al suo destino (ma non prima di aver segnalato questo interessante post sul blog Ket! Che ci fai in Congo?). Non abbandoniamo invece la fantascienza – genere di cui sono appassionato da sempre, lo confesso 🙂 – perché è finalmente arrivato sugli schermi italiani un nuovo caposaldo della SF, il film  in 3D “AVATAR” di James Cameron. La storia del soldato terrestre che in un lontano futuro entra a far parte di una popolazione extraterrestre attraverso il proprio avatar è stata ormai strombazzata su tutti i mass media; perciò non starò a raccontarla ma se volete potete leggerla qui.

Quel che mi interessa qui, invece, è darvi qualche notizia sull’affascinante mondo di significati che ruota intorno al concetto di “avatar”. Tutto noi, frequentatori della Rete, sappiamo cosa si intende oggi con questa parola nella realtà virtuale: l’avatar in sostanza è il nostro alter-ego, la nostra “incarnazione” nei forum e nei giochi di ruolo on-line (in particolare nel mondo del fantasy, dove a volte conserva il significato originale di “manifestazione di una divinità”).
Probabilmente però non tutti sanno da dove provengano tali significati: nell’antica lingua sanscrita questa parola (अवतार) significa letteralmente “discesa” (di una divinità dal cielo sulla terra) ma più spesso si traduce appunto come “incarnazione”, “apparizione” o “manifestaz ione” di una divinità.

Il dio Krishna, avatar di Vishnu

Il concetto di “avatar” è di notevole importanza nell’induismo, in particolare nel culto del dio Vishnu, che conta ben dieci avatar. Fra questi, il più celebre, il più venerato (e ispiratore di una vastissima letteratura) è il dio Krishna che viene tradizionalmente raffigurato con la pelle azzurra: guarda caso, il colore della pelle degli avatar nel film di Cameron.

Secondo l’induismo, Vishnu seglie di incarnarsi in un avatar, manifestandosi così fra gli uomini, non per capriccio ma per necessità: l’avatar scende sulla terra per ristabilire il bene e  la giustizia quando questa è minacciata dall’uomo stesso. Vishnu lo spiega, per bocca del suo avatar Krishna, in uno dei testi filosofici fondamentali dell’induismo, il Canto del Beato o Bhagavad Gita (IV, 7-8). Continuando nel nostro gioco dei paralleli fra l’induismo e il film di Cameron, non si può non notare che questa è, in un certo senso, la stessa cosa che fa l’avatar del soldato-eroe nel film di Cameron: “scende” nel mondo di Pandora abitato dagli azzurri Na’Vi e finisce per unirsi a loro per difendere la giustizia minacciata dai terrestri.

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