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Posts Tagged ‘Ahmadinejad’

Chi ha vinto in Iran la “partita” delle celebrazioni della Rivoluzione Islamica (di cui MilleOrienti ha parlato qui)? Contrariamente a quanto affermato da vari media italiani, il vincitore è chiaramente il presidente Ahmadinejad. Il regime è riuscito, con una vasta mobilitazione, a dominare le piazze, e la durissima repressione attuata nell’ultimo anno ha ridotto gli oppositori a una minoranza, ancora agguerrita ma falcidiata dagli arresti. Da questa situzione esce rafforzata la politica nazionalista e nucleare di Ahmadinejad: per capirne di più vi rinvio alla lettura di questo articolo del New York Times e di questo articolo del bollettino di InsideIran, legato all’americana The Century Foundation. Devo queste indicazioni all’iranista Paola Rivetti, che ha segnalato gli articoli sulla mailing list di Se.Sa.MO, società per gli studi sul Medio Oriente. A chi è in cerca di approfondimenti per capire meglio la situazione iraniana consiglio di seguire con attenzione InsideIran.

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Quanti sono i morti a Teheran? 10? 19? Molti di più? Secondo RaiNews è ancora incerto il bilancio degli attacchi lanciati dalle milizie islamiche del regime iraniano contro i sostenitori di Mir Hossein Musavi,  che da otto giorni protestano contro i brogli elettorali chiedendo nuove elezioni e più democrazia. Impossibile sapere anche il numero degli arrestati, fra i quali spicca comunque la figlia di Rafsanjani (presidente della repubblica iraniana dal 1989 al 1997) accusata di avere partecipato alle manifestazioni di questi giorni. Un arresto che dà il segno di quanto profonda sia la spaccatura anche all’interno dell’establishment iraniano. E mentre Ahmadinejad non sa far altro che puntare il dito contro “la nefasta influenza delle potenze occidentali”, l’agenzia Ansa riferisce che è stato espulso dall’Iran il corrispondente da Teheran della BBC, con l’accusa di avere “inviato false notizie e reportage”.

In solidarietà con i manifestanti attaccati e con il giornalista della BBC espulso, qui sotto un video BBC sui fatti in corso in Iran.

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L’imperatore da operetta dell’Iran, Ahmadinejad, sta dando il meglio di sè lanciando deliranti anatemi contro volantino-iranIsraele alla Conferenza dell’Onu sul razzismo. Ha avuto la risposta che meritava da tre ragazzi dell’Unione studenti ebrei francesi, i quali – vestiti da clown – sono corsi verso il palco e gli hanno lanciato un naso da pagliaccio gridandogli “razzista!” (vedi il racconto di Emanuele Novazio su La Stampa, http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200904articoli/42972girata.asp). Ma sarebbe sbagliato pensare che l’Iran – un Paese dalla cultura raffinatissima – si riduca ad Ahmadinejad. Non possiamo rispondergli con la sua logica e definire l’Iran come “un nemico” tout-court, né dobbiamo smettere di riflettere sulla società iraniana e le sue prospettive di apertura al mondo. Per questo allego qui la locandina di un interessante incontro sulla condizione femminile in Iran, che si terrà a Milano il 29 aprile.

Ma ecco le due domande: come dovrebbe rispondere l’Occidente a questa politica di Ahmadinejad? E come ci dovremmo comportare noi europei in un caso come questo della Conferenza sul razzismo di Durban, le cui conclusioni rischiano fortemente di essere viziate  da un postulato ideologico antisemita? (Perché negare la Shoah è antisemitismo puro…).
Il comportamento dei Paesi europei sembra infatti quantomeno contraddittorio: dopo le assurde “sparate” di Ahmadinejad su Israele (e le vergognose tesi negazioniste sulla Shoah), i Paesi europei si sono allontanati dalla Conferenza di Durban…salvo tornarci il giorno dopo (21 aprile). Gli unici Paesi che, ad oggi, si sono chiamati fuori dalla Conferenza di Durban sono:  Italia, Israele, Stati Uniti, Canada, Australia, Olanda, Germania, Polonia, Nuova Zelanda e Repubblica Ceca.  Chi ha ragione? Chi rifiuta la logica distorta di questo “gioco al massacro” e si chiama fuori, o chi rimane cercando ostinatamente il dialogo (come fanno il Vaticano e Paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna)? Io penso che abbia ragione chi si è chiamato fuori. Ma il dibattito è aperto.

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iranChe cos’è L’Iran? Per l’Occidente, è anzitutto una sfida culturale e politica. Certo è assurdo liquidare una società e una cultura così ricche e complesse come quelle dell’Iran isolando quel Paese in quanto “regime integralista”. Ogni giorno nuovi temi ci vengono posti sul tappeto (persiano, of course). Pochi esempi: 1) La questione nucleare, materia “sensibile” per l’opinione pubblica nazionalista iraniana,  ma non meno “sensibile” per la sicurezza dello Stato di Israele, sottoposto alle roboanti e intollerabili minacce (solo propagandistiche?) di Ahmadinejad . 2) Il ruolo-chiave che l’Iran può giocare in un’ipotetica risoluzione dei conflitti in Afghanistan e Iraq. 3) La drammatica questione dei diritti umani e politici continuamente violati. 4) Le politiche petrolifere e i legami economici con i Paesi occidentali (Italia in prima fila). E si potrebbe continuare a lungo….

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Il 15 aprile, in un editoriale sul Corriere della Sera (http://www.corriere.it/editorialiimages-11/09_aprile_15/venturini_194fe2e8-297c-11de-8317-00144f02aabc.shtml) Franco Venturini si è chiesto se la “politica della mano tesa” di Barack Obama ad Ahmadinejad non sia un grosso rischio, e ha concluso opportunamente:  “Obama sbaglia, quando tende la mano? No di certo. Ma dobbiamo, questo sì, augurargli moltissima fortuna, perché ne avrà e ne avremo bisogno”.

Sulle prospettive dell’Iran a trent’anni dalla rivoluzione khomeinista – e in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il 12 giugno – l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (www.ispionline.it) promuove il 28 aprile alle ore 18 una tavola rotonda nella propria sede di Palazzo Clerici (via Clerici 5, Milano). Interverranno: Riccardo Redaelli (Università Cattolica di Milano e Landau Network-Centro Volta, http://www.centrovolta.it/landau/), Farian Sabahi (www.fariansabahi.com, Università degli Studi di Torino), Anna Vanzan (IULM e Università degli Studi di Milano), Elisa Giunchi (ISPI e Università degli Studi di Milano).

Per chi avesse voglia di approfondire questi temi, un utile contributo alla riflessione può essere fornito dall’ultimo report sull’Iran del RAND, un istituto no profit di ricerche geopolitiche. Il report, intitolato Understanding Iran, è scaricabile da http://www.rand.org/pubs/monographs/2008/RAND_MG771.pdf.

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