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Posts Tagged ‘Akshay Kumar’

E’ una nuova commedia romantica di Bollywood (बॉलीवूड) e promuoverà il turismo indiano in Puglia. Il film si intitola HouseFull (qui il sito ufficiale con i trailer e le musiche) ed è uscito con notevole successo il 30 aprile 2010 nelle sale cinematografiche indiane, americane e britanniche. Preceduto da una grandiosa campagna di lancio in India, il film diretto da Sajid Khan annovera nel cast varie star bollywoodiane di prima grandezza quali Akshay Kumar (qui il sito del suo fan club italiano), Deepika Padukone, Ritesh Deshmukh, Jiah Khan. Che cosa c’entra la Puglia? C’entra eccome, per tre motivi: 1) il film è stato parzialmente girato nel Gargano, tra Vieste e Mattinata; 2) è stato prodotto dalla Nadiadwala Grandson Entertainment di Mumbai con la collaborazione dell’italiana Scrix Productions; 3) è in corso in India una campagna di promozione del turismo indiano in Puglia (foto sotto) promossa dalla Apulia Film Commission, in collaborazione con la Nadiadwala Grandson Entertainment e con il tour operator Kuoni.

E’ noto infatti che il cineturismo è molto rilevante in India: gli indiani appartenenti alle classi sociali medio-alte scelgono spesso di visitare un Paese dopo averne viste le bellezze in qualche film di Bollywood. Accade così, per esempio, in Svizzera, dove da un decina d’anni ci sono valli che godono di una pacifica invasione di turisti indiani (MilleOrienti ne ha parlato anche QUI). Quello del cineturismo indiano è un mercato ricco, e in forte crescita. Come si pone l’Italia di fronte a questo fenomeno? Come troppo spesso le accade, l’Italia sta a guardare: incapace di “fare sistema” in campo turistico, il nostro Paese si affida all’intraprendenza di singole regioni più attive (come il Piemonte e la Puglia) a fronte della totale inerzia di altre (per esempio la Lombardia).
La Puglia, del resto, non è nuova a Bollywood: si possono ricordare grandi successi commerciali come il film Bachna ae Haseeno – girato anche fra i trulli di Alberobello – e l’attenzione dimostrata dal Salento Film Festival. In fondo, per capire quanto ci sia da guadagnare, sul piano dell’economia turistica, nel rapporto con Bollywood, basta guardare la foto qui a fianco: una scena del film HouseFull con l’attore Ritesh Deshmukh nelle acque del Gargano; tutte le recensioni del film uscite in India hanno lodato la bellezza delle location italiane…. Chissa cosa aspetta, il Sistema Italia, ad accorgersi delle potenzialità di Bollywood per la promozione del nostro territorio?

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Il cinema indiano, la globalizzazione e l’Italia

Cari amanti di Bollywood e dintorni, ecco il mio articolo pubblicato sullo scorso numero di LIMES – Rivista italiana di geopolitica (n° 6- 2009) con il titolo «Se dici cinema dici India», all’interno del dossier «Pianeta India». Dato che si tratta di un saggio con note bibliografiche, ogni tanto nel testo troverete un numero fra parentesi che rimanda alla nota in fondo al’articolo. Nelle note troverete citati anche quei siti, blog e forum della Rete italiana che si occupano, in tutto o in parte, di cinema indiano, e che potrete ritrovare, quasi tutti, nei “link amici” di MilleOrienti. Beh, l’articolo è un po’ lungo ma…buona lettura!

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Che cos’è oggi il cinema indiano? Anzitutto un imponente sistema industriale, dislocato in varie città dell’India (e non solo a Mumbai, nella celebre Bollywood) (1) che è il primo produttore di film al mondo: circa un migliaio di titoli all’anno in una trentina di lingue, con 6 milioni di addetti al lavoro e una media di 13 milioni di spettatori al giorno. Una così massiccia presenza nel mercato dell’entertainment affonda le proprie radici in una storia antica, perché in India il cinema arrivò fin da subito: era il 1896 quando un collaboratore dei fratelli Lumière proiettò in un hotel di Bombay L’arrivée d’un train à La Ciotat (realizzato a Parigi l’anno prima) suscitando un entusiasmo che si diffuse in tutto il subcontinente indiano. Già nel 1898 Hiralal Sen filma a Calcutta alcuni spettacoli di teatro classico; nel 1901 un fotografo di Bombay, Save Dada, realizza il primo cinegiornale indiano; nel 1905 a Madras un impiegato delle ferrovie, Vincent Swamikannu, compra da un operatore dei Lumière un proiettore e alcune pellicole diventando proiezionista itinerante; nel 1907 a Calcutta J.F. Madan realizza il primo circuito di sale cinematografiche; nel 1913 al Coronation Cinema di Bombay il regista Dadasaheb Phalke presenta il primo lungometraggio (a soggetto mitologico): Raja Harishchandra (Re Harishchandra). Da allora, la cinematografia indiana è cresciuta grazie all’apporto di tutte le comunità etniche e religiose del Paese (hindu, musulmani, cristiani, sikh, parsi, giainisti, ebrei) facendo del cinema il più popolare e il più nazionale fra tutti i media (2).

In oltre un secolo di vita, l’industria cinematografica indiana è stata terreno fertile per figure di geniali registi-produttori (basti pensare a un gigante degli anni Cinquanta come Raj Kapoor, membro della più nota dinastia di cineasti di Bollywood)(3), ma anche per affaristi senza scrupoli, che hanno riciclato nella produzione cinematografica i fondi neri della criminalità organizzata. Oggi però, sottoposta a un sistema di regole controllate dallo Stato, la cinematografia indiana ha raggiunto una nuova maturità sul piano industriale e un alto livello di qualità sul piano dei prodotti; non è un caso quindi che il cinema indiano si sia pienamente inserito, almeno da un decennio, nei processi economici e culturali della globalizzazione (4). Per fare un esempio di questa nuova dimensione internazionale, nel 2008 il kolossal storico bollywoodiano Jodhaa Akbar (di Ashutosh Gowariker) è uscito con successo in 1.500 sale di 25 nazioni in tutti i continenti.

L’attuale stato di salute dell’industria cinematografica indiana risulterà chiaro considerando alcuni semplici dati. Un rapporto della Federation of Indian Chambers of Commerce and Industry diffuso nel febbraio 2009 prevede che l’anno si chiuderà con un incasso totale di 2,2 miliardi di dollari, con un leggero calo rispetto agli ultimi anni. Anni in cui il cinema è stato l’industria con il maggiore tasso di crescita del Paese (17%), con un incremento delle esportazioni del 60%. Quanto al futuro, nel prossimo quinquennio si stima che l’industria cinematografica indiana registrerà una crescita del 13% nel mercato interno e questa percentuale sale al 19% se si considera la raccolta estera (5). Sono percentuali superate, nel subcontinente, solo dal business dell’Information and Communication Technology.  E tutto ciò benché il prezzo medio del biglietto nelle sale indiane resti ancora il più basso del mondo, con un’ovvia ricaduta (in basso) dei guadagni. Per quanto riguarda il sistema distributivo, nei prossimi tre anni è previsto un aumento dei multiplex del 400%, e il numero di ingressi nelle sale è stimato in un range fra i 3,5 e i 4 miliardi di biglietti annui venduti.

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namastey_london Quello a fianco è il manifesto del film Namastey London, una commedia romantica del 2007 diretta da Vipul Amrutlal Shah e interpretata da due star di Bollywood, Akshay Kumar e Katrina Kaif. Rai 1 l’ha trasmesso sabato 11 luglio alle 20.30 con il titolo «Sposerò mia moglie». Un film indiano in prima serata? Incredibile! Sembrerebbe una bella novità, sopratutto considerando che si tratta del primo film di un ciclo dedicato per cinque sabati da Rai 1 a Bollywood e intitolato «Amori con…turbanti». Il film è gradevole, la  traduzione dall’hindi è stata curata da un vero esperto, il prof. Giorgio Milanetti dell’Università di Roma, e Kumar era doppiato da un serio professionista come Pino Insegno. Tutto bene dunque? Niente affatto!

Ecco che cosa non ha funzionato.

Primo errore: tutti i numeri musicali sono stati tagliati! E questa è un’autentica assurdità, quando si parla di Bollywood. La musica, in un film di Bollywood, non è un accessorio, è parte integrante della sintassi del film. Con le canzoni i personaggi esprimono i loro sentimenti e pensieri (e dunque le canzoni definiscono la psicologia del personaggio), la musica e la danza veicolano emozioni che arricchiscono il film, i colori e la vivacità dei balletti esprimono lo spirito stesso del cinema di Bollywood – che è sogno, gioia, inno alla vita – insomma non esiste Bollywood senza musica! Perché la musica (tanto più se accompagnata dalla danza) è un linguaggio emozionale universale.
(Tanto per fare un paragone con un film occidentale sull’India: non sarebbe stata impoverita la visione di Slumdog Millionaire, recente vincitore dell’Oscar, se fosse stata tagliata la scena finale del balletto bollywoodiano?)
Perciò tagliare i numeri musicali da un film di Bollywood – magari con il risibile intento di abbreviarlo – significa stravolgerne il significato. Massacrarlo. In conclusione, i telespettatori italiani non hanno visto Namastey London, bensì un altro film, tagliato di ben 30 minuti. Un film meno bello e meno divertente.
Non a caso su blog e forum italiani dedicati al cinema indiano stanno moltiplicandosi le critiche alla Rai.

Secondo errore: il doppiaggio “coloniale”. Nonostante la consueta professionalità dei nostri doppiatori, qualcuno (chi? il direttore del doppiaggio?) ha scelto di storpiare la voce di Akshay Kumar trasformandolo in una specie di “negro di Via col Vento” (ricordate la grassa Mamy?) che parla come un burino impacciato. Ma perché? Perché rappresentare vocalmente un indiano come uno stupido giuggiolone? Mistero.

Questo scempio si ripeterà sabato prossimo? Sabato 18 luglio alle 20,30 infatti è in programma un’altra commedia romantica di Bollywood, Jab we met, diretta nel 2007 da Imtiaz Ali e interpretata da Shahid Kapur e Kareena Kapoor (nipote del grande Raj Kapoor). Il titolo italiano sarà «L’amore arriva con il treno». Anche qui verranno cancellati tutti i numeri musicali? Anche in questo caso il film verrà stravolto con un taglio di mezz’ora? Speriamo proprio di no. E intanto, godiamoci una canzone del film….

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