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Posts Tagged ‘Amitabh Bachchan’

Chissà cosa avrà pensato il famoso Italiano Medio? (Ammesso che esistano, poi, l’Italiano Medio e la Sciura Pina…) Mettetevi nei panni del nostro Italiano Tedio: è sabato sera e lui è lì in pantofole,  stravaccato sul divano in salotto, a guardare il Festival di Sanremo, che è bello perché è sempre un po’ uguale, quando all’improvviso… ti spuntano l’attore Emilio Solfrizzi (foto) adobbato da indiano e un bel po’ di ballerine in sari per fare una Bollywood dance?! E che è ‘sta roba??
Solfrizzi & company erano a Sanremo per presentare la fiction Rai Tutti pazzi per amore/2 e per farlo hanno scelto di mettersi in sintonia con i gusti di tanti giovani italiani: con la Bollywood dance, appunto. E hanno scelto un pezzo che è ormai un classico di Bollywood: shava shava, dal film del 2001 Kabhi Khushi Kabhie Gham, una commedia romantica musicale nel tipico stile dei masala movie (per sapere cosa sono i masala movie, cliccate qui).

La versione di Solfrizzi l’ avete già vista a Sanremo. MilleOrienti vi fa vedere l’originale. E ne vale la pena, visto che nel pezzo ci sono due campioni di fascino e di simpatia di Bollywood come Amitabh Bachchan e Shah Rukh Khan accanto alla deliziosa Kajol.
Cliccate sul video qui sotto
e buon divertimento…

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Il cinema indiano, la globalizzazione e l’Italia

Cari amanti di Bollywood e dintorni, ecco il mio articolo pubblicato sullo scorso numero di LIMES – Rivista italiana di geopolitica (n° 6- 2009) con il titolo «Se dici cinema dici India», all’interno del dossier «Pianeta India». Dato che si tratta di un saggio con note bibliografiche, ogni tanto nel testo troverete un numero fra parentesi che rimanda alla nota in fondo al’articolo. Nelle note troverete citati anche quei siti, blog e forum della Rete italiana che si occupano, in tutto o in parte, di cinema indiano, e che potrete ritrovare, quasi tutti, nei “link amici” di MilleOrienti. Beh, l’articolo è un po’ lungo ma…buona lettura!

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Che cos’è oggi il cinema indiano? Anzitutto un imponente sistema industriale, dislocato in varie città dell’India (e non solo a Mumbai, nella celebre Bollywood) (1) che è il primo produttore di film al mondo: circa un migliaio di titoli all’anno in una trentina di lingue, con 6 milioni di addetti al lavoro e una media di 13 milioni di spettatori al giorno. Una così massiccia presenza nel mercato dell’entertainment affonda le proprie radici in una storia antica, perché in India il cinema arrivò fin da subito: era il 1896 quando un collaboratore dei fratelli Lumière proiettò in un hotel di Bombay L’arrivée d’un train à La Ciotat (realizzato a Parigi l’anno prima) suscitando un entusiasmo che si diffuse in tutto il subcontinente indiano. Già nel 1898 Hiralal Sen filma a Calcutta alcuni spettacoli di teatro classico; nel 1901 un fotografo di Bombay, Save Dada, realizza il primo cinegiornale indiano; nel 1905 a Madras un impiegato delle ferrovie, Vincent Swamikannu, compra da un operatore dei Lumière un proiettore e alcune pellicole diventando proiezionista itinerante; nel 1907 a Calcutta J.F. Madan realizza il primo circuito di sale cinematografiche; nel 1913 al Coronation Cinema di Bombay il regista Dadasaheb Phalke presenta il primo lungometraggio (a soggetto mitologico): Raja Harishchandra (Re Harishchandra). Da allora, la cinematografia indiana è cresciuta grazie all’apporto di tutte le comunità etniche e religiose del Paese (hindu, musulmani, cristiani, sikh, parsi, giainisti, ebrei) facendo del cinema il più popolare e il più nazionale fra tutti i media (2).

In oltre un secolo di vita, l’industria cinematografica indiana è stata terreno fertile per figure di geniali registi-produttori (basti pensare a un gigante degli anni Cinquanta come Raj Kapoor, membro della più nota dinastia di cineasti di Bollywood)(3), ma anche per affaristi senza scrupoli, che hanno riciclato nella produzione cinematografica i fondi neri della criminalità organizzata. Oggi però, sottoposta a un sistema di regole controllate dallo Stato, la cinematografia indiana ha raggiunto una nuova maturità sul piano industriale e un alto livello di qualità sul piano dei prodotti; non è un caso quindi che il cinema indiano si sia pienamente inserito, almeno da un decennio, nei processi economici e culturali della globalizzazione (4). Per fare un esempio di questa nuova dimensione internazionale, nel 2008 il kolossal storico bollywoodiano Jodhaa Akbar (di Ashutosh Gowariker) è uscito con successo in 1.500 sale di 25 nazioni in tutti i continenti.

L’attuale stato di salute dell’industria cinematografica indiana risulterà chiaro considerando alcuni semplici dati. Un rapporto della Federation of Indian Chambers of Commerce and Industry diffuso nel febbraio 2009 prevede che l’anno si chiuderà con un incasso totale di 2,2 miliardi di dollari, con un leggero calo rispetto agli ultimi anni. Anni in cui il cinema è stato l’industria con il maggiore tasso di crescita del Paese (17%), con un incremento delle esportazioni del 60%. Quanto al futuro, nel prossimo quinquennio si stima che l’industria cinematografica indiana registrerà una crescita del 13% nel mercato interno e questa percentuale sale al 19% se si considera la raccolta estera (5). Sono percentuali superate, nel subcontinente, solo dal business dell’Information and Communication Technology.  E tutto ciò benché il prezzo medio del biglietto nelle sale indiane resti ancora il più basso del mondo, con un’ovvia ricaduta (in basso) dei guadagni. Per quanto riguarda il sistema distributivo, nei prossimi tre anni è previsto un aumento dei multiplex del 400%, e il numero di ingressi nelle sale è stimato in un range fra i 3,5 e i 4 miliardi di biglietti annui venduti.

(altro…)

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Più o meno così cantava la Vanoni, tempo fa…
La famosa “Milano da bere” quando affida all’Ufficio Spettacoli del Comune l’organizzazione di rassegne di cinema indiano di solito ottiene risultati disastrosi (sale inadeguate + programmazione casuale + comunicazione inesistente +  mancanza di materiali informativi e/o critici = pubblico scarso e spaesato. Un esempio? Il tragicomico esito della rassegna  di cinema indiano allo Gnomo nell’estate 2009). Così, data l’impreparazione degli addetti comunali, si muovono i privati. E per fortuna…
Un esempio è quello di Apollo Spaziocinema, che in collaborazione con GCI India ha esordito lunedì 25 gennaio 2010 con quello che potrebbe essere l’inizio di una programmazione normale di film indiani. Che significa “normale”? Lo so, in Italia il concetto di “normale” è poco noto. In questo caso significa ciò: che non si tratta né di una rassegna né di un festival, ma di una normale programmazione: tutti i lunedì due spettacoli, alle 13 e alle 21, in lingua originale con sottotitoli in inglese. Ecco i film di Bollywood che potremo gustare prossimamente.
Lunedì 1° febbraio:
99, di Krishna D.K. e Raj Nidimoru (2009), con Boman Irani, Mahesh Manjrekar, Soha Ali Khan e Vinod Khanna.
Lunedì 8 febbraio:
Jail, di Madhur Bhandarkar (2009) con Neil Nitin Mukesh, Mugdha Godse e Manoj Bajpai.
Lunedì 15 febbraio: Shootout at Lokhandwala, di Apoorva Lakhia (2007) con Sua Maestà
Amitabh Bachchan, il principe ereditario Abhishek BachchanSanjay Dutt e Sunil Shetty.
Lunedì 22 febbraio: Tum mile, di Kunal Deshmukh
(2009, vietato ai minori) con Emraan Hashmi e Soha Ali Khan.
Si tratta di capolavori? No, sono onesti prodotti bollywoodiani, né migliori né peggiori di tanti film in programmazione nelle sale italiane, ma era ora che qualcuno si accorgesse che:
A) esiste una folta comunità indiana immigrata che volentieri andrebbe al cinema a vedere film del Paese d’origine;
B) c’è un bel mucchio di giovani italiani che sono ormai appassionati a Bollywood e non si fanno certo scoraggiare dai sottotitoli in inglese. Se questo “esperimento” del cinema Apollo funzionerà, si darà il via a una programmazione normale….cosa che andrà celebrata, dato che la normalità in Italia fa sempre notizia.

P.S. Per chi sta a Torino: ricordo che al Museo d’Arte Orientale (MAO) prosegue fino all’11 febbraio la rassegna “Bollywood, Bollywood!”.

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Namasté. Quali sono i film indiani che avete amato di più negli ultimi anni? Non parlo delle pellicole più commerciali – che pure sono sempre divertenti – parlo di quei film in cui Bollywood riesce a diventare arte. Come “Mangal Pandey – The Rising” di Ketan Mehta, con il grande Aamir Khan, o come “Eklavya – The Royal Guard” di Vidhu Vinod Chopra, con due vecchi eroi sempre sulla cresta dell’onda come Amitabh Bachchan e Sanjay Dutt.
Poi naturalmente c’è un cinema indiano d’autore (che io amo molto, e di cui parlo nei corsi che tengo da un po’ di anni allo IULM di Milano)…Un esempio: “Dharm” di Bhavna Talwar, che affronta con coraggio il tema della coesistenza religiosa, del communalism e della differenza fra Dharm e Hindutva.
Allora, quali sono i vostri titoli più amati negli ultimi anni? Aspetto i vostri commenti.
Intanto, cari impallinati di cinema indiano (gruppo di pazzi in cui mi metto anch’io, of course) vi segnalo due blog molto interessanti dedicati a Bollywood e non solo: CINEINDI e KALPANA Complimenti ai loro autori, sono davvero interessanti. That’s all, folks!.

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