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Posts Tagged ‘Amori con..turbanti’

E’ in corso a Milano, fino al 21 marzo 2010, la ventesima edizione del Festival del cinema africano, d’Asia e America Latina, una realtà culturale consolidatasi negli anni grazie all’azione del Coe, il Centro di Orientamento Educativo.

Nell’ambito del Festival si terrà oggi 18 marzo un incontro dal titolo «Musica e danza: l’anima di बॉलीवूड – Bollywood». L’incontro si svolgerà alle ore 18,30 presso la Casa del Pane (ex Casello di Porta Venezia Ovest) di Piazza Oberdan (Milano). Vi parteciperanno:

Marcella Bassanesi, direttrice di Asparas, centro per le arti sceniche indiane, coreografa di danza indiana per film, spettacoli televisivi e teatrali, docente di Bharata Natyam, Odissi e Bollywood Dance a Milano e Locarno (Svizzera). Terrà una breve presentazione dei fondamentali della Bollywood Dance.
Marco Restelli, giornalista e indianista, blogger di MilleOrienti, curatore dei seminari di Storia del cinema indiano alla Libera Università IULM di Milano e dei seminari sui Media asiatici all’Istituto di Mediazione Linguistica e Culturale dell’Università degli Studi di Milano. Parlerà dell’importanza di musica e danza nel cinema bollywoodiano. Elementi fondamentali, la musica e la danza, che però spesso non vengono capiti in Italia, come dimostra il taglio delle scene danzate dei film indiani trasmessi nell’estate 2009 nella rassegna “Amori con..turbanti”. (MilleOrienti ne ha parlato qui, scatenando una bella polemica….:-)

Qui sotto, un video di Bollywood Dance coreografato da Marcella Bassanesi nella tramissione di Rai Due Academy

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Il cinema indiano, la globalizzazione e l’Italia

Cari amanti di Bollywood e dintorni, ecco il mio articolo pubblicato sullo scorso numero di LIMES – Rivista italiana di geopolitica (n° 6- 2009) con il titolo «Se dici cinema dici India», all’interno del dossier «Pianeta India». Dato che si tratta di un saggio con note bibliografiche, ogni tanto nel testo troverete un numero fra parentesi che rimanda alla nota in fondo al’articolo. Nelle note troverete citati anche quei siti, blog e forum della Rete italiana che si occupano, in tutto o in parte, di cinema indiano, e che potrete ritrovare, quasi tutti, nei “link amici” di MilleOrienti. Beh, l’articolo è un po’ lungo ma…buona lettura!

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Che cos’è oggi il cinema indiano? Anzitutto un imponente sistema industriale, dislocato in varie città dell’India (e non solo a Mumbai, nella celebre Bollywood) (1) che è il primo produttore di film al mondo: circa un migliaio di titoli all’anno in una trentina di lingue, con 6 milioni di addetti al lavoro e una media di 13 milioni di spettatori al giorno. Una così massiccia presenza nel mercato dell’entertainment affonda le proprie radici in una storia antica, perché in India il cinema arrivò fin da subito: era il 1896 quando un collaboratore dei fratelli Lumière proiettò in un hotel di Bombay L’arrivée d’un train à La Ciotat (realizzato a Parigi l’anno prima) suscitando un entusiasmo che si diffuse in tutto il subcontinente indiano. Già nel 1898 Hiralal Sen filma a Calcutta alcuni spettacoli di teatro classico; nel 1901 un fotografo di Bombay, Save Dada, realizza il primo cinegiornale indiano; nel 1905 a Madras un impiegato delle ferrovie, Vincent Swamikannu, compra da un operatore dei Lumière un proiettore e alcune pellicole diventando proiezionista itinerante; nel 1907 a Calcutta J.F. Madan realizza il primo circuito di sale cinematografiche; nel 1913 al Coronation Cinema di Bombay il regista Dadasaheb Phalke presenta il primo lungometraggio (a soggetto mitologico): Raja Harishchandra (Re Harishchandra). Da allora, la cinematografia indiana è cresciuta grazie all’apporto di tutte le comunità etniche e religiose del Paese (hindu, musulmani, cristiani, sikh, parsi, giainisti, ebrei) facendo del cinema il più popolare e il più nazionale fra tutti i media (2).

In oltre un secolo di vita, l’industria cinematografica indiana è stata terreno fertile per figure di geniali registi-produttori (basti pensare a un gigante degli anni Cinquanta come Raj Kapoor, membro della più nota dinastia di cineasti di Bollywood)(3), ma anche per affaristi senza scrupoli, che hanno riciclato nella produzione cinematografica i fondi neri della criminalità organizzata. Oggi però, sottoposta a un sistema di regole controllate dallo Stato, la cinematografia indiana ha raggiunto una nuova maturità sul piano industriale e un alto livello di qualità sul piano dei prodotti; non è un caso quindi che il cinema indiano si sia pienamente inserito, almeno da un decennio, nei processi economici e culturali della globalizzazione (4). Per fare un esempio di questa nuova dimensione internazionale, nel 2008 il kolossal storico bollywoodiano Jodhaa Akbar (di Ashutosh Gowariker) è uscito con successo in 1.500 sale di 25 nazioni in tutti i continenti.

L’attuale stato di salute dell’industria cinematografica indiana risulterà chiaro considerando alcuni semplici dati. Un rapporto della Federation of Indian Chambers of Commerce and Industry diffuso nel febbraio 2009 prevede che l’anno si chiuderà con un incasso totale di 2,2 miliardi di dollari, con un leggero calo rispetto agli ultimi anni. Anni in cui il cinema è stato l’industria con il maggiore tasso di crescita del Paese (17%), con un incremento delle esportazioni del 60%. Quanto al futuro, nel prossimo quinquennio si stima che l’industria cinematografica indiana registrerà una crescita del 13% nel mercato interno e questa percentuale sale al 19% se si considera la raccolta estera (5). Sono percentuali superate, nel subcontinente, solo dal business dell’Information and Communication Technology.  E tutto ciò benché il prezzo medio del biglietto nelle sale indiane resti ancora il più basso del mondo, con un’ovvia ricaduta (in basso) dei guadagni. Per quanto riguarda il sistema distributivo, nei prossimi tre anni è previsto un aumento dei multiplex del 400%, e il numero di ingressi nelle sale è stimato in un range fra i 3,5 e i 4 miliardi di biglietti annui venduti.

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Ignorando le critiche, la Rai continua a rovinare i film di Bollywood trasmessi di sabato in prima serata su Rai 1, e taglia dai film tutti i numeri musicali (MilleOrienti se n’era già occupato nel post  “Una rassegna di Bollywood su Rai 1. Bene, ma perché la Rai massacra i film indiani?“). Ignorando gli scempi Rai, però, la Bollywood-mania continua a dilagare. Sull’Espresso in edicola questa settimana ( 30/07/09, pag. 129) ho scritto un articolo che segnala vari blog e forum dedicati a Bollywood (citati più volte su MilleOrienti) ma anche la

Bollyhood, nuova Bollyood application per iPhone

Bollyhood, nuova Bollywood application per iPhone

nuova “Bollywood application” per l’iPhone di Apple. Si chiama Bollyhood (con la “h”), è stata creata dalla Centilian – un’azienda di Silicon Valley – e permette di vedere trailer e backstage dei film indiani del momento, ma anche di accedere a interviste alle star, news e gossip sugli amori di Bollywood. E naturalmente consente di gustare video musicali, perché togliere la musica a Bollywood sarebbe come togliere la luce a un pittore. Qualcuno dovrebbe spiegarlo alla Rai, che si gode il successo della rassegna “Amori con…turbantiil film del 25 luglio ha avuto 2.637.000 telespettatori con uno share del 19.13% – senza capire però che con le musiche i film farebbero ancora più successo! Perché è la musica a determinare in gran parte il fenomeno di massa bollywoodiano.  E comunque i numeri musicali sono l’anima dell’opera, non sono staccabili come figurine…A Silicon Valley sono un po’ più furbi e l’hanno capito. L’ iPhone aveva già altre “Bollywood application”. Ma Bollyhood – un prodotto mirato sui trailer e i video musicali – ha una simpatica caratteristica che lo renderà appetibile al grande pubblico: è gratis.

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