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Quale India è uscita dalle elezioni politiche appena concluse? Ecco, in cinque punti, il nuovo volto della più popolosa democrazia del mondo.

indian flag1) I commenti della  stampa indiana vanno sostanzialmente nella stessa direzione: l’India del prossimo futuro sarà, sul piano interno,  più governabile, più laica, più aperta a riforme economiche liberali ma anche attente alle emergenze sociali; mentre sul piano internazionale sarà sicuramente una potenza amica degli Usa. Inoltre, non subito ma probabilmente fra un paio d’anni, se l’anziano Manmohan Singh passerà il timone a Rahul l’India sarà di nuovo governata da un Gandhi. Semplificando secondo categorie politiche a noi note – per quanto obsolete e difficilmente applicabili in Asia – sono state sconfitte la “destra” dei nazionalisti hindu (Bjp) e la “sinistra” del Third Front dominato dai comunisti. Ha vinto insomma il centrismo pragmatico del partito del Congresso. Vediamo cosa cambierà esaminando i risultati delle varie coalizioni politiche.

2) La United Progressive Alliance (Upa), la coalizione del partito del Congresso guidata da Sonia Gandhi, ha colto un successo di

Sonia Gandhi

Sonia Gandhi

dimensioni impreviste da tutti gli analisti, indiani e internazionali, e con 262 seggi (contro i 179 vinti nel 2004) è molto vicina alla maggioranza assoluta in Parlamento (272); i 10 seggi mancanti le arriverranno molto probabilmente da un’alleanza con partiti minori (usciti ridimensionati da queste elezioni, e quindi ansiosi di assicurarsi un futuro politico) come lo Rjd e lo Sp. La performance del Congresso – la migliore dal 1991 – gli consentirà quindi di governare con mano sicura, senza sottostare ai condizionamenti degli ex alleati della sinistra comunista, com’è accaduto fino a poco tempo fa.

Manmohan Singh

Manmohan Singh

3) Quali ragioni hanno portato il Congress alla vittoria? In un editoriale sul quotidiano The Hindu intitolato The Manmohan Singh impact, Harish Khare considera determinante l’autorevolezza dimostrata dall’attuale Primo ministro indiano, il settantaseienne economista sikh Manmohan Singh: «The country, especially the middle class, appeared to have recoiled at the prospect of preferring seemingly lesser qualified men and women to a “tried and trusted” administrator….Dr. Singh became the symbol of a dormant collective aspiration for governmental stability, administrative performance, and decency in public life». Harish Khare elogia anche la capacità mostrata da Singh di superare le crisi:  quella dell’economia mondiale  (nonostante la quale quest’anno l’India si attende una crescita del Pil del 5%) e quella del terrorismo con gli attacchi a Mumbai. Khare rileva anche come i violenti attacchi personali portatigli dall’opposizione si siano rivelati controproducenti.

Rahul Gandhi

Rahul Gandhi

Ma un altro elemento importante per la vittoria del Congresso è stato sicuramente il “fattore Rahul”: il trentotenne rampollo della dinastia Nehru-Gandhi, Rahul Gandhi, ben coadiuvato dalla sorella Priyanka (brillante e decisa come la nonna Indira Gandhi), ha condotto un’instancabile tour nell’India rurale per spiegare che le politiche future del Congresso terranno conto del disagio sociale di quelle ampie fasce di popolazione ancora escluse dal boom economico. Ed è risultato credibile. In un articolo sul quotidiano Times of India intitolato Veterans fall, Rahul Gandhi rises,  Vikas Singh nota che il suo successo personale è anche quello di una nuova generazione di indiani e conclude predicendo un grande futuro per Rahul: «The UPA has a shot at another five-year term, and Manmohan Singh is not getting any younger. Sooner or later, expect a passing of the torch to Rahul and his trusted team….for now, the star that’s shining brightest on the Indian political firmament is undoubtedly Rahul Gandhi».

militante hindu

militante hindu

4) L’aggressività dei nazionalisti hindu ha stancato il Paese. La National Democratic Alliance (Nda), la coalizione guidata dai nazionalisti hindu del Bharatiya Janata Party (Bjp) è uscita sconfitta passando dai 174 seggi del 2004 ai 158 attuali; ha perso roccaforti come il Rajasthan ma sopratutto ha perso la propria statura di partito di governo continuando a puntare sulla drammatizzazione della politica nazionale e sull’ aggressione nei confronti della grande minoranza musulmana del Paese (oltre il 13% della popolazione, cioè circa 150 milioni di persone). Molti osservatori notano che l’elettorato indiano ha considerato “superata” e “fonte di troppe divisioni” la politica del Bjp; il quotidiano Hindustan Times, in un editoriale non firmato intitolato What worked for Congress, attribuisce proprio agli errori del Bjp la vittoria del Congresso, sottolineando che «…the BJP could not whip up what it likes to term as nationalistic sentiments in its favour. It did try various pseudo-religious, pro-Hindu tacks such as promising to build the Ram temple or saving the Ram sethu. But if none of this worked, the reason was not only that the issues had become dated, but also because the voters had realised that these were no more than cynical electoral ploys. However, it was the loss of the terror card which hurt the BJP the most. The party had routinely used it in the past to demonise the Muslims as a community in the guise of castigating the Pakistan-based terrorists. But the electorate appears to have seen through this game as well

L. K. Advani

L. K. Advani

Narendra Modi

Narendra Modi

L’opinione pubblica indiana ha quindi dato, con queste elezioni, una chiara indicazione in favore di una politica più laica, che punti a unire e non a dividere il Paese. La conseguenza più immediata è la fine della carriera politica del leader del Bjp, l’anziano L.K. Advani; Vikas Singh, sul Times of India, prevede che sarà sostituito dall’attuale capo-ministro del Gujarat, il non meno estremista Narendra Modi, e che il duello del futuro sarà appunto quello fra Narendra Modi e Rahul Gandhi. Inoltre, vale la pena di notare che alla brutta performance della Nda ha contribuito quella dei suoi alleati a livello locale, come il partito sikh Shiromani Akali Dal, che in Punjab è stato punito dagli elettori passando da 8 a 4 seggi. Quanto infine ai due “dissidenti” della famiglia Gandhi, Maneka e suo figlio Varun, sono entrambi stati eletti nelle liste del Bjp, ma non hanno determinato significativi spostamenti di voti.

5) E’ crollata la sinistra comunista. Il Third Front, coalizione di partiti di sinistra (compreso il Bsp di Mayawati) guidata dai comunisti, ha subito pesanti arretramenti in communist indiatutto il Paese, scendendo da 83 a 58 seggi, e i comunisti sono stati umiliati nei due stati in cui governavano: il Bengala e il Kerala. Su questi risultati pesano sicuramente ragioni politiche attinenti alle realtà locali (per esempio in Bengala il partito comunista aveva di fatto aperto al mercato e agli investimenti stranieri, e per consentire l’apertura di nuove industrie e favorire un’alleanza fra industriali e sindacati aveva operato una politica di esproprio delle terre, che ha provocato un voto in massa dei contadini a favore del Trinamool Congress, alleato del Congresso). Restano però le conseguenze politiche: il Congresso per governare non avrà più bisogno dei voti determinanti della sinistra. E sul piano internazionale potrà portare avanti la politica di collaborazione con gli Usa, sancita dal patto di cooperazione nucleare firmato da George Bush e Manmohan Singh. Proprio per protestare contro quel patto i comunisti erano usciti dalla coalizione di governo con il Congresso. Ma ora si trovano ad essere politicamente irrilevanti.

I lettori interessati a visionare i risultati elettorali stato per stato, possono trovarli sul sito ufficiale della commissione elettorale.

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Si sono accessi i riflettori sulla Fiera del libro di Torino, in corso fino al 18 maggio. Le star della letteratura presenti sono numerose, e fra loro diversi autori legati in vario modo all’Asia, come  l’angloindiano Salman Rushdie, il cinese Yu Hua e il Nobel turco Orhan Pamuk. Milleorienti però preferisce non occuparsi delle star e dare invece ai propri lettori qualche sommesso consiglio su libri e autori molto meno noti ma forse non meno interessanti… Vi proponiamo perciò quattro brevi schede di libri che secondo noi valgono la pena.

CINA/ Fae Myenne Ng: Il regno fiorito. Editore Neri Pozza, pp. 256, euro 16,50.
Il_regno_fiorito In questo romanzo Fae Myenne Ng dà voce alle proprie radici: americana nata San Francisco da una famiglia cinese, racconta una storia di amore e di spaesamento culturale, di passioni censurate dalla morale confuciana e di difficoltà di integrazione sociale; le difficoltà sperimentate da tanti cinesi emigrati negli Usa, stranieri in terra straniera. Un romanzo il cui protagonista si vive sempre sospeso fra due mondi – la Cina e gli Usa – divisi in tutto, anche nella grammatica delle emozioni amorose.  Il bellissimo incipit del libro è illuminante sia sul contenuto sia sullo stile di scrittura: «La donna che amavo non era innamorata di me; la donna che ho sposato non era mia moglie. Ilin Cheung era mia moglie sulla carta. Infatti, apparteneva a Yi-Tung Szeto. Anch’io gli appartenevo, perché ero indebitato con lui. Lui era mio padre, sempre sulla carta». Non a caso il New York Times ha definito Fae Myenne Ng «la scrittrice più dotata di talento poetico dell’odierna letteratura sino-americana».

INDIA/ Matilde Adduci: L’india contemporanea. Dall’indipendenza all’era della globalizzazione. Editore Carocci, pp. 138, euro 15,50.
libro Matilde AdduciLe elezioni politiche in corso in India – di cui fra pochissimo conosceremo i risultati – attireranno le analisi più o meno documentate di tanti giornalisti. Ma quanti fra i nostri commentatori conoscono davvero la realtà economica e sociale dell’India? Questo libro può essere un utile strumento per capire una realtà che i media italiani rappresentano quasi sempre solo in base a vecchi luoghi comuni. Adduci, ricercatrice dell’università di Torino e membro del think-tank Asia Maior, analizza l’affermazione del progetto politico neoliberista in India  a partire dagli anni Ottanta, le principali implicazioni sociali delle riforme liberiste e la creazione di nuove sacche di povertà ed esclusione ai margini della Shining India; quell’India che ha fatto parlare di sè in tutto il mondo a causa di un boom economico tanto tumultuoso quanto ineguale nelle proprie ricadute sociali. E’ interessante che nel suo studio Adduci sottolinei le linee di continuità fra i governi del Congress Party e quelli del BJP, il partito dei nazionalisti hindu. Anche se l’analisi di Adduci non è sempre condivisibile – c’è una sottovalutazione del ruolo dell’elemento religioso nelle dinamiche sociali – il libro si presenta comunque documentato e stimolante. Per i tuttologi di moda sui giornali italiani, una lettura consigliabile.

GIAPPONE/ Reinhard Kammer: Lo zen nell’arte del tirare di spada. Editore Feltrinelli, pp. 91, euro 7.

Lo zen e l'arte della spada Il Kendo, La Via della Spada, al pari di tante arti tradizionali giapponesi come il Chado, la Via del tè, o il Kyudo, la Via dell’Arco, è una parte imprescindibile della filosofia e dell’estetica del buddhismo zen, e costituisce appunto una delle molte Vie (do) per la meditazione. A giudicare dalla copertina, questo libro sembrerebbe un saggio scritto oggi sulla materia; in realtà, Reinhard Kammer – formatosi all’Istituto per l’Asia Orientale della Ruhr Universitat di Bochum – non è l’autore del libro bensì il curatore, poiché qui presenta la propria traduzione del Tengugeijutsuron, un classico del Kendo risalente al XVIII secolo. Si tratta di un testo di grande fascino che non ha perso nulla della propria attualità – come dimostra peraltro la progressiva diffusione del Kendo in Occidente, Italia compresa – perché questa antica arte di combattimento non va intesa come un inno alla guerra bensì come una via alla consapevolezza del qui-e-ora, che è alla base dello spirito zen. Non un libro su tecniche di morte, dunque, bensì un testo che spiega l’importanza di affinare la coscienza dell’attimo presente, una coscienza che è celebrazione della vita stessa.

IRANFiglie di ShahrazadAnna Vanzan:  Figlie di Shahrazad. Scrittrici iraniane dal XIX secolo a oggi. Editore Bruno Mondadori, pp. 224, euro 18.
L’autrice,  iranista e islamologa dell’Università Statale e dell’Università IULM di Milano, conduce il lettore in un viaggio attraverso una letteratura femminile – quella di lingua persiana – che ha radici molto antiche e che in particolare negli ultimi due secoli ha dimostrato grande vivacità, confermandosi importante anche oggi, nella Repubblica islamica dell’Iran. Pochi sanno infatti che attualmente in Iran la produzione femminile di narrativa supera quella degli uomini, e che la partecipazione femminile al dibattito pubblico delle idee è molto intensa. Partendo dunque dalle antiche consuetudini dell’harem per arrivare alla situazione odierna, Vanzan tratteggia la lenta emancipazione delle donne iraniane soffermandosi sulle autrici – di nararrativa e di poesia – di maggiore spessore, senza trascurare l’apporto delle donne alla scrittura cinematografica e teatrale.

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cartina-1L’india, l’unica democrazia con le elezioni a corrente alternata, ha terminato la seconda delle cinque fasi di voto, ciascuna delle quali interessa alcuni Stati dell’Unione.  Le prossime fasi saranno il 30 aprile, il 7 maggio e il 13 maggio. Il voto finora si è svolto senza incidenti importanti, nonostante il timore di nuovi attacchi dei guerriglieri maoisti naxaliti, che nei giorni scorsi avevano sequestrato e poi rilasciato i passeggeri di un treno.

La tensione sta crescendo però nello Stato meridionale del Tamil Nadu, a causa della tragedia in corso nella vicina isola di Sri Lanka. Come nota Nello Del Gatto sul suo blog Indonapoletano (http://indonapoletano.wordpress.com/),  il principale partito del Tamil Nadu, il DMK, ha indetto uno sciopero di 12 ore in solidarietà dei Tamil dello Sri Lanka (originari appunto dell’India meridionale): in queste ore si images7sta consumando un vero e proprio massacro della popolazione tamil dell’isola, sull’onda dell’ offensiva che l’esercito srilankese sta conducendo contro il movimento guerrigliero delle Tigri Tamil. A questo proposito,  Amnesty International (http://www.amnesty.it/index.html) lancia un appello per salvare le vite dei civili, e Human Rights Watch invoca una commissione d’inchiesta Onu sui massacri in corso (vedere l’audio-slide show dedicato allo Sri Lanka su http://www.hrw.org/)

Tornando all’India, in questa seconda fase elettorale si è votato anche
nello Stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, fra i cui candidati sonia-gandhi
spicca il nome di Rahul Gandhi, figlio trentottenne rahul-gandhi1
di Sonia Gandhi (a destra) e  Segretario del Partito del Congresso.
Ma non è sui Gandhi che si stanno concentrando i riflettori, bensì sulla Chief Minister mayawatidell’Uttar Pradesh, la signora Mayawati (foto a sinistra). E’ lei la nuova star della politica indiana. Relativamente giovane (53 anni) in un Paese in cui per tradizione i leader sono anziani, Mayawati è nota come “la regina dei Dalit” (così sono chiamati i fuoricasta, un tempo “intoccabili” in quanto “impuri”). La signora Mayawati è infatti la leader del Bahujan Samaj Party, nato per rappresentare i fuoricasta e i membri delle caste più basse in Uttar Pradesh (uno Stato, ricordiamolo, che con i suoi 190 milioni di abitanti ha un peso consistente nell’Unione Indiana). Col tempo, però, Mayawati è riuscita a richiamare a sè anche membri delle caste alte, e con un’accorta strategia di alleanze le sue ambizioni politiche sono ormai arrivate a livello nazionale, tanto che alcuni osservatori ipotizzano che possa essere lei l’ago della bilancia, se le elezioni indiane non dovessero assegnare una forte maggioranza né al Partito del Congresso né agli integralisti hindu del BJP. Sarà lei il nuovo Primo Ministro dell’India?

Il personaggio non è affatto senza ombre (pesano sul suo capo, fra l’altro, varie accuse di corruzione) ma intanto si gode la popolarità: il settimanale americano Newsweek dedica un’analisi approfondita alla sua figura politica (http://www.newsweek.com/id/194603), addirittua in parallelo al presidente Obama (un parallelo del tutto insostenibile, a mio modesto avviso). In ogni caso, dopo le elezioni ne risentiremo sicuramente parlare…

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katrinakaifbarbiedollUn po’ di cibo piccante e spezie varie per voi,  bocche affamate di Bollywood. Le notizie gustose
dal pianeta del cinema indiano sono sempre moltissime, e oggi assaggiamo qua e là.
Andiamo con ordine (si fa per dire….):

1) Il nuovo volto di Barbie viene da Bollywood. La bambola più famosa del mondo avrà, da settembre, le fattezze dell’attrice ventiquattrenne Katrina Kaif, uno degli ormai molti esempi di successo fra i Non Resident Indians, visto che è cresciuta fra le Hawaii e Londra e prima di mettersi a recitare non sapeva la hindi (per biografia e filmografia: http://www.katrinakaifweb.com/). Katrina si è dichiarata onorata di essere “la prima indiana a dare il volto a Barbie”  e ha ribadito di tenere alla propria immagine acqua-e-sapone, lontana da certi cliché sexy di Bollywood (http://www.realbollywood.com/news/2009/03/katrina-kaif-barbie-doll.html). L’attrice ha sfilato alla Fashion Week di Delhi con l’abitino rosa (foto a destra) che Barbie-Katrina indosserà da settembre. Intanto, naturalmente, si prepara una pioggia di Barbie con sari e gioielli indiani tradizionali…

2) Le star in un video per le elezioni politiche. A due settimane dalle elezioni, il clima politico indiano si è fatto incandescente, mentre il panorama partitico è sempre più frammentato. Ai  due  schieramenti che ormai si affrontano da vari anni – da una parte il Congress di Sonia Gandhi, dall’altra il BJP degli integralisti hindu cui ora si è legato Varun Gandhi – si è aggiunta una variegata coalizione, il Third Front, che riunisce formazioni di sinistra (compresi i comunisti) e alcuni partiti regionali. E saranno proprio le geometrie variabili delle alleanze con i numerosi partiti regionali a decretare la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento, perché né il Congress né il BJP sono ormai in grado di governare da soli il Paese.
karan_johar_300abhishek_bachchan_300In questa situazione anche Bollywood si mobilita, chiamando i giovani al voto e alla partecipazione con un video pieno di star (per le news e il video: http://ibnlive.in.com/news/karan-johar-says-action-urges-youth-to-vote/88883-37.html). L’iniziativa è del produttore e regista Karan Johar (foto: il primo da sinistra) autore fra l’altro del celeberrimo film Kuch Kuch Hota Hai. Johar, raccogliendo un suggerimento di Imran Khan, ha coinvolto star del calibro di Abhishek Bachchan (foto: il secondo da sinistra) per convincere i giovani dell’importanza di andare a votare. Nel novero delle star si trovano Pryianka Chopra, Shahid Kapoor e….sorpresa!, la nuova Barbie: Katrina Kaif. Sì, in India anche le bambole si occupano di politica…

3) Bollywood chiama Italia: Violante piace. violante-placido1 Finalmente un’attrice italiana scoperta da Bollywood. Sta raccogliendo buoni consensi di critica la prova di Violante Placido in Barah aana di Raja Menon (un trailer è su http://trovacinema.repubblica.it/multimedia/copertina/Barah-Aana-con-la-Placido/5207536), commedia di sapore agro, ambientata nel slums di Mumbai, che è uscita nelle sale indiane il 20 marzo. Placido, che ha recitato al fianco di grandi attori come Naseeruddin Shah e Vijay Raaj, interpreta l’inglese Kate innamorata del cameriere di un ristorante che le fa conoscere la realtà del degrado di Mumbai, dove lui e altri due amici senza prospettive sono tentati dal crimine. Chissà se il film verrà distribuito in Italia?

4) Italia chiama Bollywood: arriva il musical in teatro.44554-a3nwtfaj8pr5xjeftk2b1
Arriva in Italia uno show che, partito dall’Australia, ha già raccolto centinaia di migliaia di spettatori in tutto il mondo:  The Merchants of Bollywood, di Toby Gough, che da noi si chiamerà semplicemente Bollywood-The Show. Il musical (che sarà dal 28 aprile al 17 maggio al Teatro Olimpico di Roma, e dal 19 al 24 maggio al Teatro degli Arcimboldi di Milano) racconta 80 anni di storia del cinema indiano attraverso i sogni di successo di una ragazza, e le vicende della famiglia Merchant (alcuni membri della quale partecipano allo spettacolo come coreografi). Al centro di tutto, naturalmente, fastose e divertenti danze di sapore…come potremmo definirlo?….ecco, bollywoodiano! Per saperne di più: http://www.merchantsofbollywood.com.au/
Infine, per scambiare notizie e altro sullo spettacolo e in genere su Bollywood, rimandiamo a un simpaticissimo forum italiano dedicato al mondo del cinema indiano: http://bollywooditalia.forumfree.org/.

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