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Posts Tagged ‘blog Orientalia4All’

In questi giorni che precedono l’assegnazione degli Oscar® per fortuna non si parla solo di glamour e di divi. Si parla anche di uno dei Paesi più belli e tormentati del nostro pianeta, la Birmania, oppressa da una feroce dittatura militare.

Con una iniziativa originale per la distribuzione cinematografica in Italia, il documentario BURMA VJ (candidato all’Oscar appunto nella categoria “miglior documentario”) verrà proiettato in una inedita versione italiana, tra marzo e aprile, in 8 eventi speciali a Roma, Bologna, Torino, Udine, Pordenone, Firenze, Milano e Rovereto.

BURMA VJ è l’esaltante e commovente cronaca della “rivoluzione zafferano” birmana del settembre 2007, raccontata attraverso le immagini dei videoreporter clandestini di Democratic Voice of Burma che, rischiando torture e carcere, sono rimasti l’unica fonte di informazione da un paese in pugno a una spietata dittatura militare e impraticabile per i giornalisti stranieri. Migliaia di monaci buddhisti, ispirati dalla
figura della leader dissidente e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, scesero in strada per guidare i cittadini birmani in una protesta contro il regime di proporzioni mai viste, pronti a pagare il prezzo del loro coraggio.

La situazione sociale e politica di questo stupendo Paese resta oggi altamente “infiammabile”, tanto più che a maggio si terranno le elezioni, come spiegato sul blog Orientalia4all (che fa un ironico parallelo anche con le prossime elezioni italiane…).

Tornando al documentario, i nastri dei reporter di Democratic Voice of Burma, contrabbandati fuori dalla Birmania, sono diventati il materiale prezioso che, nelle mani di Anders Østergaard e dei suoi montatori, si è trasformato in uno dei film documentari più forti e politicamente importanti degli ultimi anni, come confermato dagli oltre 40 premi in festival in tutto il mondo, dal successo e dall’emozione in occasione della presentazione allo scorso festival  Internazionale a Ferrara, e dalla recente nomination all’Oscar®.

Maggiori informazioni e il trailer, sono sul sito del tour italiano di BURMA VJ.
Per sapere luoghi e date delle proiezioni cliccate qui sotto.

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I mass media di tutto il mondo hanno gli occhi puntati sulla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici, in corso a Copenahgen dal 7 al 18 dicembre. In questa città, capitale “verde” di una nazione tradizionalmente attenta all’ecologia, i grandi della Terra stanno facendo un mucchio di chiacchiere su cause e rimedi dell’effetto serra. Negli Usa, il povero Barack Obama sta lottando contro il Senato che si è detto disponibile a discutere, sì, il pacchetto di proposte ecologiche già approvate dalla Camera, ma non prima della primavera 2010 (tanto, c’è tempo….). E le altre due potenze emergenti del pianeta, L’India e la Cina, dal canto loro giocano a scaricabarile (tanto, c’è tempo…).

Il China Daily punta il dito contro i Paesi occidentali, e chiede di trasferire tecnologia verde ai Paesi poveri. Richiesta comprensibile ma non sufficiente. Chi come me ha girato la Cina ha visto le immense regioni desertificate sconvolte dalle tempeste di sabbia sollevata dal vento, perché non ci sono più alberi a trattenere la terra…quanto tempo pensa di avere il governo cinese prima di assumersi la responsabilità di uno sviluppo economico che non tiene conto dell’impatto ambientale?

L’India non è migliore della Cina, in questo campo. Ancora un mese fa,  il ministro dell’ambiente Jairam Ramesh affermava che non ci sono prove che lo scioglimento dei ghiacciai sia dovuto a un riscaldamento globale causato dall’uomo, ignorando le accuse lanciate da un climatologo indiano, Rajendra Pachauri. Del resto, molti media indiani trattano la materia con un misto di curiosità e distacco, come se fosse una materia che interessa essenzialmente gli occidentali. Come se ci fosse tempo da perdere…

C’è invece chi sa di non avere tempo. Sono le piccole nazioni, senza mezzi economici. Mentre i grandi della terra discutono a Copenhagen, due piccoli Paesi hanno agito per segnalare l’urgenza della situazione.
Il governo nepalese ha fatto una riunione sull’Everest, a oltre 4000 metri di quota, per attirare l’attenzione proprio sullo scioglimento dei ghiacci, riserva idrica di tutta la regione. Di questa originale iniziativa parla sul suo blog Orientalia4all.

E l’arcipelago delle Maldive si è mosso in modo simile: già prima del vertice di Copenhagen, in ottobre, il presidente maldiviano Mohamed Nasheed ha convocato una riunione del suo governo….sott’acqua.  Con muta, bombole e maschera i ministri hanno ricordato il problema dell’innalzamento delle acque che minaccia la sopravvivenza stessa dell’arcipelago. Senza dimenticare la meravigliosa barriera corallina, che sta morendo (e sbiancando) a causa del progressivo riscaldamento dell’acqua e dell’inquinamento.

Così, Nepal e Maldive hanno messo in campo due iniziative originali per richiamare l’attenzione mondiale su problemi urgenti.
Se qualche lettore di MilleOrienti fosse interessato ad approfondire le questioni del cambiamento climatico, dell’energia e della sostenibilità, potrà cliccare qui, sul blog “Global Warming is Real”.

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30_finaliste_Beh, adesso basta. Di belle intenzioni sulla pace nel mondo sono pieni anche i concorsi di Miss Italia. (La classica domanda “di cultura” alle aspiranti miss: «E lei cosa vorrebbe?» Risposta: «lapacenelmondo»). Che il presidente degli Stati Uniti d’America ogni tanto parli  come un’aspirante velina di Miss Italia, passi. Ma che vinca anche il premio Nobel per la pace senza avere ancora realizzato nulla, proprio no.

Ma ciò che risulta insopportabile sono il buonismo, la prudenza buonsensaia e l’ipocrisia dell’Occidente verso il Dalai Lama. E’ ciò che possiamo chiamare la politica delle pacche sulle spalle. In nome della pace, tutti i leader politici occidentali hanno accolto il Dalai Lama dandogli grandi pacche sulle spalle e assicurandogli la propria verbosa solidarietà. Ma nei vent’anni (vent’anni!) passati dal conferimento del Nobel per la pace al Dalai Lama, nessun Paese occidentale ha fatto passi concreti per pressare la Cina sulla questione dei diritti umani e su quella del dramma tibetano. E la ragione ovviaobamab è che nessuno vuol compromettere i propri business nel ricco mercato cinese.

L’ultimo esempio di questa “politica delle pacche sulle spalle” è proprio Obama, che da una parte definisce il Dalai Lama “un modello” di saggezza politica e dall’altra si rifiuta di riceverlo prima di andare in Cina da Hu Jintao; lo vedrà al ritorno da Beijing, invece, quando potrà chiacchierare amabilmente con lui senza prendere impegni politici concreti. Una contraddizione che è stata rilevata, prima che dai  mass media, da molti blogger, come l’ottima Orientalia4all. Eppure prosegue inarrestabile nei mass media la beatificazione di Sant’Obama (che non è stato eletto per starci simpatico bensì per fare politica concreta).
E quel che più conta, questa beatificazione copre la storica ipocrisia dell’Occidente sul Tibet e sui diritti umani in Cina.

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college girlsDa un estremo all’altro. La condizione delle donne in India è soggetta a vari paradossi. Da una parte c’è il controverso caso dell’attrice-modella indiana Rakhi Sawant, famosa per le sue pose sexy e i suoi atteggiamenti trasgressivi e ora per un reality show in cui, in diretta Tv, si sceglierà il marito fra i concorrenti, sfidando la tradizione dei matrimoni combinati. (MilleOrienti ne ha parlato nel post precedente a questo). Dall’altra parte invece ci sono iniziative di grottesco moralismo repressivo come quella messa in atto in Uttar Pradesh: per porre fine alle molestie sessuali, le autorità di questo stato dell’India settentrionale  non hanno trovato di meglio che vietare alle ragazze dei college di vestire i jeans e altri abiti occidentali,  considerati troppo “provocanti”.
La storia è raccontata – e adeguatamente commentata – nel suo blog Orientalia4All dalla sanscritista Enrica Garzilli,  che fra l’altro dirige il  bellissimo Journal of South Asia Women Studies . Oltre a questo, segnaliamo a lettori e lettrici interessati agli studi di genere anche le pubblicazioni del Centre for Women’s Development Studies (dell’India Council of Social Sciences Research). Infine, se qualche studente/essa avesse voglia di fare una tesi di laurea su questi temi, potrà trovare una ricca bibliografia sul sito della Vedams Books from India.

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