Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘BOLLYWOOD & Co.’

bollywood style

Bollywood style

cari bollywood-maniaci, care amanti di Shah Rukh Khan, ecco del pane per i vostri…piedi! Il centro Apsars di Milano organizza, a partire dal 16 settembre, tre cosine interessanti:
– un corso di base di danze sacre indiane (elementi di danza sacra, folk e Bollywood dance)
– un corso di secondo livello di danza sacra Bharatanatyam (tipica dell’India meridionale)
– un corso di secondo livello di Bollywood style.

I corsi sono diretti da Marcella Bassanesi (divenuta nota al grande pubblico grazie alla partecipazione ad Academy, il talent show sulla danza di Rai Due), si tengono al Teatro Trebbo di Milano, in via De Amicis, hanno durata annuale e cadenza settimanale. So dance, people, dance, cialò cialò!!

Read Full Post »

Ignorando le critiche, la Rai continua a rovinare i film di Bollywood trasmessi di sabato in prima serata su Rai 1, e taglia dai film tutti i numeri musicali (MilleOrienti se n’era già occupato nel post  “Una rassegna di Bollywood su Rai 1. Bene, ma perché la Rai massacra i film indiani?“). Ignorando gli scempi Rai, però, la Bollywood-mania continua a dilagare. Sull’Espresso in edicola questa settimana ( 30/07/09, pag. 129) ho scritto un articolo che segnala vari blog e forum dedicati a Bollywood (citati più volte su MilleOrienti) ma anche la

Bollyhood, nuova Bollyood application per iPhone

Bollyhood, nuova Bollywood application per iPhone

nuova “Bollywood application” per l’iPhone di Apple. Si chiama Bollyhood (con la “h”), è stata creata dalla Centilian – un’azienda di Silicon Valley – e permette di vedere trailer e backstage dei film indiani del momento, ma anche di accedere a interviste alle star, news e gossip sugli amori di Bollywood. E naturalmente consente di gustare video musicali, perché togliere la musica a Bollywood sarebbe come togliere la luce a un pittore. Qualcuno dovrebbe spiegarlo alla Rai, che si gode il successo della rassegna “Amori con…turbantiil film del 25 luglio ha avuto 2.637.000 telespettatori con uno share del 19.13% – senza capire però che con le musiche i film farebbero ancora più successo! Perché è la musica a determinare in gran parte il fenomeno di massa bollywoodiano.  E comunque i numeri musicali sono l’anima dell’opera, non sono staccabili come figurine…A Silicon Valley sono un po’ più furbi e l’hanno capito. L’ iPhone aveva già altre “Bollywood application”. Ma Bollyhood – un prodotto mirato sui trailer e i video musicali – ha una simpatica caratteristica che lo renderà appetibile al grande pubblico: è gratis.

Read Full Post »

sifflogo09Si presenta interessante, per gli amanti del cinema indiano, il programma del Salento International Film Festival, che si terrà dal 4 al 13 settembre. Lahore-locandina filmTradizionalmente dedicato ai film indipendenti provenienti da tutto il mondo, il festival quest’anno vede in concorso anche Lahore di Sanjay Puransingh Chauhan (2008) che il 20 aprile di quest’anno è stato premiato come Best Feature Film al 42° International Film Festival di Houston (Usa). Il film Lahore (nome di una città del Pakistan) racconta una storia di pace attraverso lo sport, lanciando un messaggio di dialogo fra due nazioni – l’India e il Pakistan – che nel ventesimo secolo si sono combattute in  tre guerre.

Fuori concorso, invece, il festival salentino propone un Omaggio a Bollywood con due divertenti commedie romantiche condite con la giusta quantità di musica danze spezie etc… come Just Married di  Meghna Gulzar (2007) e come Bachna Ae Haseeno di Siddharth Anand (2008): ambientato in vari luoghi d’Italia, fra cui Venezia e i trulli di Alberobello, il film è un buon esempio di come il nostro Paese – con i suoi straordinari tesori naturali e culturali – possa offrire all’industria cinematografica indiana meravigliosi set per le storie bollywoodiane.
I film indiani girati in Italia possono fare da “depliant turistico” del nostro Paese
fra gli spettatori indiani, invogliandoli a visitare  l’Italia, portando quindi da noi soldi e sviluppo del territorio. Risultati che la Svizzera – dove vengono girati tanti film indiani ambientati in Kashmir – ha raggiunto da vari anni.
Possiamo solo sperare che le autorità italiane – gioverno, regioni, comuni – si accorgano della possibilità di business offerte dall’industria cinematografica indiana. Nel frattempo, godiamoci qui sotto un collage di trailer di Bachna Ae Haseeno.

Read Full Post »

namastey_london Quello a fianco è il manifesto del film Namastey London, una commedia romantica del 2007 diretta da Vipul Amrutlal Shah e interpretata da due star di Bollywood, Akshay Kumar e Katrina Kaif. Rai 1 l’ha trasmesso sabato 11 luglio alle 20.30 con il titolo «Sposerò mia moglie». Un film indiano in prima serata? Incredibile! Sembrerebbe una bella novità, sopratutto considerando che si tratta del primo film di un ciclo dedicato per cinque sabati da Rai 1 a Bollywood e intitolato «Amori con…turbanti». Il film è gradevole, la  traduzione dall’hindi è stata curata da un vero esperto, il prof. Giorgio Milanetti dell’Università di Roma, e Kumar era doppiato da un serio professionista come Pino Insegno. Tutto bene dunque? Niente affatto!

Ecco che cosa non ha funzionato.

Primo errore: tutti i numeri musicali sono stati tagliati! E questa è un’autentica assurdità, quando si parla di Bollywood. La musica, in un film di Bollywood, non è un accessorio, è parte integrante della sintassi del film. Con le canzoni i personaggi esprimono i loro sentimenti e pensieri (e dunque le canzoni definiscono la psicologia del personaggio), la musica e la danza veicolano emozioni che arricchiscono il film, i colori e la vivacità dei balletti esprimono lo spirito stesso del cinema di Bollywood – che è sogno, gioia, inno alla vita – insomma non esiste Bollywood senza musica! Perché la musica (tanto più se accompagnata dalla danza) è un linguaggio emozionale universale.
(Tanto per fare un paragone con un film occidentale sull’India: non sarebbe stata impoverita la visione di Slumdog Millionaire, recente vincitore dell’Oscar, se fosse stata tagliata la scena finale del balletto bollywoodiano?)
Perciò tagliare i numeri musicali da un film di Bollywood – magari con il risibile intento di abbreviarlo – significa stravolgerne il significato. Massacrarlo. In conclusione, i telespettatori italiani non hanno visto Namastey London, bensì un altro film, tagliato di ben 30 minuti. Un film meno bello e meno divertente.
Non a caso su blog e forum italiani dedicati al cinema indiano stanno moltiplicandosi le critiche alla Rai.

Secondo errore: il doppiaggio “coloniale”. Nonostante la consueta professionalità dei nostri doppiatori, qualcuno (chi? il direttore del doppiaggio?) ha scelto di storpiare la voce di Akshay Kumar trasformandolo in una specie di “negro di Via col Vento” (ricordate la grassa Mamy?) che parla come un burino impacciato. Ma perché? Perché rappresentare vocalmente un indiano come uno stupido giuggiolone? Mistero.

Questo scempio si ripeterà sabato prossimo? Sabato 18 luglio alle 20,30 infatti è in programma un’altra commedia romantica di Bollywood, Jab we met, diretta nel 2007 da Imtiaz Ali e interpretata da Shahid Kapur e Kareena Kapoor (nipote del grande Raj Kapoor). Il titolo italiano sarà «L’amore arriva con il treno». Anche qui verranno cancellati tutti i numeri musicali? Anche in questo caso il film verrà stravolto con un taglio di mezz’ora? Speriamo proprio di no. E intanto, godiamoci una canzone del film….

Read Full Post »

rakhi-sawant-8Femminismo? Furbizia? Marketing? Chi è Rakhi Sawant: una donna coraggiosa che ha deciso di sfidare una radicata tradizione indiana oppure solo  un’abile pubblicitaria di se stessa? Qualsiasi siano le intenzioni che l’hanno spinta a fare ciò che sta facendo, una cosa è certa: tutti i media indiani (e non solo, ormai) stanno parlando di lei. Ecco dunque un ritratto della protagonista di uno “scandalo” che fa discutere l’India.

Chi è Rakhi Sawant. E’ un’attrice e ballerina di Bollywood, nata 31 anni fa a Mumbai rakhi-sawant-2da una famiglia hindu di etnia marathi. Sin da ragazza decise di darsi al cinema (a destra, in un costume di scena). Per farlo però dovette sfidare la volontà del padre – un funzionario di polizia – che riteneva “disonorevole” la professione di attrice in quei film. Esasperato dalle pose e dai servizi fotografici sexy della figlia (foto sotto a destra) il padre finì per lasciare la casa dove viveva con Rakhi.
Nel corso degli anni, la carriera cinematografica di Rakhi le ha regalato dei discreti successi senza però mai fare di lei una superstar. Fino a quando, di recente, Rakhi ha avuto un’idea: sfidare la radicatissima tradizione indiana del matrimonio combinato fra famiglie. Scegliendosi da sola il marito in diretta Tv, in un apposito programma dove lei rakhi-sawant-5avrebbe esaminato i migliori fra i pretendenti.

Il matrimonio? E’ un reality show. Nell’aprile di quest’anno Rakhi annuncia il lancio di un reality sulla Tv nazionale NDTV Imagine, Rakhi ka swayamvar (cioè “La scelta matrimoniale di Rakhi”) e invita i maschi indiani desiderosi di sposarla a farsi avanti, presentando se stessi e le proprie ragioni. Risultato: ha ricevuto 12.515 proposte di matrimonio. Cosa che, naturalmente, ha fatto subito notizia.  E ora, dopo quasi due mesi di selezioni,  il momento della verità si avvicina: Rakhi sta per scegliere – fra migliaia – i 15 “fortunati” che parteciperanno al suo reality, da cui uscirà un solo vincitore. Quello che – a insindacabile giudizio di Rakhi – sarà degno di sposarla.

rakhi-sawant-15“Scandalosa” Rakhi: le polemiche. L’annunciato “matrimonio in reality” ha prodotto un boom mediatico che ha fatto scoprire agli indiani un’attrice finora nota più che altro per i suoi videoclip sexy. I fan club di Rakhi sono esplosi e l’opinione pubblica indiana si è divisa. Il fatto investe chiaramente temi enormi come la condizione femminile in India, e la nuova immagine che le giovani donne indiane hanno di sè – un’immagine spesso diversa da quella che avevano le loro madri.
Non bisogna però neanche dimenticare che la morale corrente indiana resta molto diversa da quella europea e che l’India è un Paese dove il matrimonio combinato è ancora visto con favore non solo nelle campagne ma anche nei ceti urbani più moderni. E’ un Paese dove i giornali hanno ancora oggi pagine di annunci matrimoniali in cui si specifica sempre la casta (jati) richiesta per il possibile fidanzato o fidanzata. In tale contesto culturale, Rakhi è stata attaccata anche da sue colleghe che l’hanno accusata di volersi fare solo pubblicità a spese della morale comune; ma agli inizi di giugno è stata difesa in tv dalla superstar di Bollywood Salman Khan. La telenovela continua. In attesa del reality. Ma la domanda iniziale resta: femminismo, furbizia, marketing? O un mix di tutto questo? Attendiamo le risposte dei lettori – e sopratutto delle lettrici – di MilleOrienti.

Read Full Post »

Kathak, Rosella FanelliSi apre una buona settimana per chi ama le arti dello spettacolo Nihar Mehtaindiano.

Si comincia domenica 7 giugno con un laboratorio di danza kathak presso l’Atelier Anabasi arteinmovimento in via Savona 10 a Milano. Il kathak è una forma di danza classica che unisce elementi hindu e islamici ed è diffusa nell’India settentrionale, e come altri stili di danza oggi influenza anche le coreografie del cinema di Bollywood. All’Atelier Anabasi si tiene una giornata di lezioni seguita alle ore 21 da una performance di Shiv Sundari/Rosella Fanelli (foto a sinistra) docente di danza classica indiana presso il Conservatorio di Vicenza, e di Nihar Mehta (foto a destra) virtuoso delle tabla noto in India e in Europa. (A chi volesse sapere qualcosa di più sul kathak consigliamo il bel libro di Maria Angelillo Le danze indiane, Xenia editore 2008).

E veniamo al cinema indiano, che finalmente anche  in Italia comincia ad avere i propriDosar estimatori.
Mercoledì 10, venerdì 12 e martedì 16 giugno si terrà a Torino la rassegna (proveniente da Roma) Raimbow of Indian Films,  presso l’Auditorium di corso Gen. Govone 13 A. In collaborazione con il Cesmeo e l’Ambasciata indiana di Roma, la rassegna presenta  alcuni dei film più interessantti degli ultimi anni, di cui Milleorienti si è già occupato nel post “Da Roma a Milano l’India fa spettacolo”. Ma oltre ai già ricordati Jodhaa Akbar e Taare Zameen Paar vogliamo qui segnalare anche Dosar , una raffinata analisi dei rapporti amorosi e interpersonali, coraggiosamente girata in bianco e nero da Rituparno Gosh  nel 2006 e molto apprezzata al Festival di Cannes l’anno sucessivo.

Read Full Post »

THE SHOW 1Ritmo. Musica. Ritmo. Danza. Ritmo. Colori. Ritmo….è un trionfo di energia, come un rullo di tamburi, Bollywood The Show, il musical (qui, un video) che è approdato al Teatro Arcimboldi di Milano, dove sarà in scena fino al 24 maggio compreso. Applaudito da 500mila spettatori in tutto il mondo, lo spettacolo diretto da Toby Gough ripercorre la storia del cinema indiano attraverso la vicenda dei Merchant, famiglia di grandi coreografi e ballerini, protagonisti di un’industria cinematografica – quella di Bollywood appunto – in cui musica e danza sono elementi essenziali. La trama ruota intorno al conflitto tradizione/modernità, impersonati dall’anziano Shantilal Merchant – insegnante di danza nel classico stile kathak, legato alla spiritualità hindu – e da sua nipote Ayesha Merchant, che abbandona lui e la sua scuola per entrare nel mondo dorato del cinema indiano e diventarne un’acclamata coreografa.
Così, mentre il nonno e la nipote mettono a confronto le proprie diverse visioni della danza, le musiche e i balletti  si susseguono, interpretati da scatenati ballerini che portano in scena oltre 700 costumi assolutamente kitsch, come si usa a Bollywood.  THE SHOW 2
Il pubblico, divertito, segue le canzoni battendo le mani a ritmo, e pazienza se non coglie le citazioni di film e personaggi (come Raj Kapoor) perché l’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo a non avere quasi mai importato film indiani; lo spettacolo risulta comunque godibile, proprio grazie ai numeri musicali. Che sono stati creati da membri della famiglia Merchant le cui vite ispirano la trama dello spettacolo. La coreografa di Bollywood The Show infatti, Vaibhavi Merchant, iniziò con suo zio per sfondare poi a Bollywood firmando coreografie in blockbuster come Lagaan e Devdas (circolati anche in Italia). E gli autori delle musiche dello spettacolo, i fratelli Salim e Sulaiman Merchant,  hanno composto colonne sonore per film bollywoodiani come DhoomBhoot e Kaal, le cui musiche hanno raggiunto la hit parade anche negli Usa e in Gran Bretagna.
THE SHOW 3Non a caso lo spettacolo che ora è in scena a Milan all’estero  si chiamava The Merchants of Bollywood. Peccato però che la versione per l’Italia sia stata “semplificata”, ovvero tagliata di tre quarti d’ora (da due ore e mezza a un’ora e tre quarti): il risultato è che nel primo tempo il rapporto fra la trama e l’inserimento dei numeri musicali non risulta chiarissimo. Ma questo è l’unico limite drammaturgico  della versione italiana di Merchants of Bollywood, e il pubblico applaude comunque perché la musica e la danza sono linguaggi universali. Come i film di Bollywood insegnano. E come dimostra la crescente diffusione anche in Italia di corsi e stage di Bollywood-dance.

Read Full Post »

Older Posts »