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Posts Tagged ‘Dalai Lama’

Il Dalai Lama con Marco Pannella

Piero Verni

Un appuntamento imperdibile per tutti coloro a cui sta a cuore la questione dei diritti civili nel mondo: Radio Radicale ha organizzato per venerdì 30 aprile dalle 17,00 alle 19,00 una conversazione tra il leader radicale Marco Pannella e Piero Verni (giornalista-blogger autore di vari libri sul Tibet e di una biografia autorizzata del Dalai Lama).   Tema: «Tibet, Cina e dintorni».Venerdì 30 la diretta sarà qui.

Consuelo Pintus

Un altro podcast che vale la pena ascoltare riguarda LifegateRadio: la giovane e brillante indianista Consuelo Pintus – specializzatasi in lingua hindi nella prestigiosa scuola di Agra – ha partecipato il 27 aprile al programma Passengers di LifeGate Radio parlando di “Chapati in the darkness”, il suo diario di viaggio – dall’India al Bangla Desh –  che ha vinto un posto all’interno dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve S.Stefano. Si può riascoltare qui la puntata (musica compresa).

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Il 14 febbraio inizia l’Anno della Tigre, secondo il calendario cinese. Consulto un vecchio libro di Paula Delsol, Oroscopi cinesi (contenente anche un’utilissima tavola che incrocia i segni zodiacali cinesi con quelli occidentali)  e leggo cosa dice dei nati sotto il segno della Tigre: «Nella Tigre l’amore per il rischio è tale da rasentare l’incoscienza. E’ difficile resistere al suo magnetismo. Il suo prestigio le viene anche da un atteggiamento sinceramente autoritario. Odia ubbidire ma sa comandare. E la si rispetta». Mi chiedo se qualche governante cinese attuale sia dell’anno della Tigre…

Scherzi a parte (per me lo zodiaco è solo un affascinante gioco) in questa vigilia di capodanno cinese si sentono molti ruggiti. Ruggisce la Cina, infuriata per la vendita di armi degli Usa a Taiwan e per l’annunciata visita del Dalai Lama al presidente americano Barack Obama il 16 febbraio. Ruggisce un po’ più piano l’America, già contrariata per la vicenda Google (di cui Milleorienti ha parlato qui), ribadendo due cose: A) Pechino era stata avvertita già in novembre del futuro incontro Obama-Dalai Lama; B) secondo Washington il Tibet fa parte della Cina ma gli Usa sono preoccupati per i diritti umani dei tibetani.

(Per chiarirvi le idee su questa matassa, niente di meglio che mettere a confronto le tesi delle opposte fazioni: potete leggere il commento del China Daily sul peggioramento dei rapporti Usa-Cina,  le proteste cinesi per l’incontro Barack-Dalai Lama, la cronaca dei fatti sul New York Times, quella del Corriere della Sera e il punto di vista di Taiwan sul China Post).

Nel bel mezzo di questa crisi Usa-Cina, è terminato con un nulla di fatto anche il 9° incontro fra gli emissari del Dalai Lama e quelli di Pechino, e la ragione si capisce: Pechino continua a ritenere «il cosidetto Governo Tibetano in Esilio una violazione delle leggi cinesi» e gli emissari del Dalai Lama privi di qualsiasi rappresentatività. E se si delegittimano gli interlocutori, è evidente che qualsiasi sforzo diplomatico è destinato a cadere nel vuoto. Sullo stato del “dialogo” sino-tibetano e le sue prospettive future vi invito a leggere questo post sul blog di Piero Verni Free Tibet.

L’anno della Tigre inizia fra molti ruggiti dunque ma i cinesi in tutto il mondo non rinunciano – giustamente – a festeggiarlo. Lo stesso si prepara a fare la comunità cinese più antica del nostro Paese, quella della Chinatown di Milano. E ancora a Milano, per celebrare il capodanno cinese, si terrà dall’ 8 al 22 febbraio una serie di manifestazioni sulla cultura della Cina classica: teatro, musica, danza, conferenze e incontri su Confucio (foto sopra). Il tutto promosso dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano (Il programma completo è sul sito, ma per informazioni tel. 02 50321675, lunedì-venerdì dalle 10 alle 13).
Che il nuovo anno porti prosperità e giustizia a tutti voi, amici di MilleOrienti.

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Il nuovo numero del bimestrale LIMES – Rivista italiana di geopolitica è dedicato quasi completamente a भारत माता:  Bhàrat Màtà, la Madre India.

Nelle circa 250 pagine del dossier “Pianeta India” vengono affrontati  un gran numero di temi: dall’emergere dell’India fra i giganti economici del pianeta all’insorgenza dei guerriglieri maoisti nelle aree tribali; dalle tensioni fra India, Pakistan e Cina (sul Kashmir e non solo) alla posizione dell’India rispetto alla guerra afghana; dalle nuove prospettive dell’industria cinematografica indiana alla storia della dinastia dei Nehru-Gandhi; da quel che farebbe il Mahatma Gandhi se oggi fosse vivo a quel che potrebbe accadere quando l’attuale Dalai Lama morirà….e  tanto altro ancora.

Questa ricca messe di argomenti è stata trattata da specialisti indiani di fama internazionale e da alcuni studiosi e giornalisti italiani fra cui Lucio Caracciolo, Francesca Marino, Enrica Garzilli, Daniela Bezzi, Paola Tavella, Beniamino Natale, Raimondo Bultrini e Marco Restelli di MilleOrienti (autore del saggio «Se dici cinema dici India», sulle grandi prospettive dell’industria cinematografica indiana nella globalizzazione, e gli altrettanto grandi ritardi dell’Italia nel cogliere tutto ciò…)

In futuro pubblicherò qui su MilleOrienti il testo del mio saggio sul cinema indiano che appare ora su LIMES. Cliccando qui sotto potete trovare il sommario completo, i temi e gli autori del dossier Pianeta India. Buona lettura!

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30_finaliste_Beh, adesso basta. Di belle intenzioni sulla pace nel mondo sono pieni anche i concorsi di Miss Italia. (La classica domanda “di cultura” alle aspiranti miss: «E lei cosa vorrebbe?» Risposta: «lapacenelmondo»). Che il presidente degli Stati Uniti d’America ogni tanto parli  come un’aspirante velina di Miss Italia, passi. Ma che vinca anche il premio Nobel per la pace senza avere ancora realizzato nulla, proprio no.

Ma ciò che risulta insopportabile sono il buonismo, la prudenza buonsensaia e l’ipocrisia dell’Occidente verso il Dalai Lama. E’ ciò che possiamo chiamare la politica delle pacche sulle spalle. In nome della pace, tutti i leader politici occidentali hanno accolto il Dalai Lama dandogli grandi pacche sulle spalle e assicurandogli la propria verbosa solidarietà. Ma nei vent’anni (vent’anni!) passati dal conferimento del Nobel per la pace al Dalai Lama, nessun Paese occidentale ha fatto passi concreti per pressare la Cina sulla questione dei diritti umani e su quella del dramma tibetano. E la ragione ovviaobamab è che nessuno vuol compromettere i propri business nel ricco mercato cinese.

L’ultimo esempio di questa “politica delle pacche sulle spalle” è proprio Obama, che da una parte definisce il Dalai Lama “un modello” di saggezza politica e dall’altra si rifiuta di riceverlo prima di andare in Cina da Hu Jintao; lo vedrà al ritorno da Beijing, invece, quando potrà chiacchierare amabilmente con lui senza prendere impegni politici concreti. Una contraddizione che è stata rilevata, prima che dai  mass media, da molti blogger, come l’ottima Orientalia4all. Eppure prosegue inarrestabile nei mass media la beatificazione di Sant’Obama (che non è stato eletto per starci simpatico bensì per fare politica concreta).
E quel che più conta, questa beatificazione copre la storica ipocrisia dell’Occidente sul Tibet e sui diritti umani in Cina.

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Om Mani Padme Hum

Om Mani Padme Hum

Si intitola Om Mani Padme Hum, la luce del Tibet la mostra della fotografa Angela Prati che si inaugura martedì 29 settembre alle 18,30 a Milano, presso la Galleria San Fedele (via Hoepli 3/A) con il contributo di KEL 12. L’esposizione, che rimarrà aperta fino al 23 ottobre (dal martedì al sabato, orario: 16-19) è curata dal critico fotografico Gigliola Foschi e da Andrea Dall’Asta S.I.  Durante l’inagurazione del giorno 29/9 avrà luogo, alle 20, un dibattito sulla drammatica situazione tibetana a cui parteciperanno la fotografa Angela Prati, Marco Restelli di MilleOrienti e Davide Magni S.I. redattore della rivista Popoli.

Qui di seguito riportiamo la presentazione alla mostra della curatrice Gigliola Foschi:

Om Mani Padme Hum, ovvero “Salve o Gioiello nel Fiore di Loto”: questa antica e celebre formula sacra -5buddhista viene dai tibetani recitata, incisa nelle rocce, scritta sulle innumerevoli bandierine di preghiera che fremono nel vento per riempire l’aria di benedizioni. Il termine “Gioiello” allude al Bodhisattva Avalokiteshvara (“il Signore che osserva con compassione”) di cui il Dalai Lama è considerato la reincarnazione vivente. Mentre il Fiore di Loto è un simbolo buddhista di purezza ed elevazione spirituale, perché sboccia luminoso malgrado affondi le sue radici nel fango degli stagni. Già il titolo scelto per questa mostra da Angela Prati (nota fotografa specializzata in reportage geografici) ci fa dunque comprendere come le sue immagini – frutto di numerosi viaggi in Tibet e nei paesi vicini che ospitano i rifugiati tibetani – vogliano essere un omaggio alla tenacia con cui il popolo del “tetto del mondo” mantiene viva la propria cultura e spiritualità, nonostante la dura occupazione cinese.

-4Dal 1950, infatti, la Cina sta perpetrando in Tibet quello che il Dalai Lama ha definito un “genocidio culturale”. Se durante la famigerata Rivoluzione Culturale (1966-1976), le Guardie Rosse scatenate dal presidente Mao devastarono 6000 monasteri, oggi Pechino non si limita a dure campagne repressive e di “rieducazione”: grazie al trasferimento massiccio e ininterrotto di coloni cinesi, cui si aggiunge un controllo delle nascite fatto di sterilizzazioni forzate e aborti, sta infatti progressivamente riducendo i tibetani a una minoranza senza diritti nella  propria patria. L’autrice, posta di fronte a tale drammatica situazione, più che indagare gli effetti devastanti del regime cinese, ha però preferito mostrare il fascino della spiritualità tibetana: in questo modo ci fa capire che la cultura di questo tormentato Paese è talmente ricca, complessa e affascinante, da costituire un vero e proprio patrimonio dell’umanità, un tesoro universale che tutti noi siamo chiamati  a difendere.

Divisa in quattro sezioni, la mostra si apre con le suggestive immagini di paesaggi solitari e monasteri, che Angela Prati  ha realizzato nel 1991 in Tibet,  seguendo il percorso compiuto dal grande orientalista ed esploratore Giuseppe Tucci negli anni Trenta. Nella seconda sezione, le sue fotografie  raccontano la protesta dei tibetani nei confronti delle autorità cinesi che permettono la cattura di animali rari e selvaggi per la preparazione di quelle medicine tradizionali di cui sono grandi consumatori. Una protesta – come mostrano le precise e intense immagini di Angela Prati – rigorosamente pacifica e altamente simbolica: donne e uomini si privano infatti dei loro decori di pelliccia in nome della compassione per tutti gli essere viventi, e li bruciano in un grande falò.-3

La terza sezione offre l’occasione di ammirare appieno la fastosità e il tripudio di colori della grandiosa “Festa della Preghiera” (nel Monastero di Geerdeng, ad Aba), con danze mistiche e raduni di fedeli che bruciano incensi e rami di cedro fino ad avvolgere ogni cosa in una densa nebbia profumata, mentre sfilano cavalieri riccamente addobbati e  monaci dai “berretti gialli” (appartenenti all’ordine dei “Virtuosi”, cui fa capo il Dalai Lama). La quarta sezione è invece dedicata ai rifugiati tibetani nel Ladakh (India). Molti di loro, nati e cresciuti in esilio, possono solo vagheggiare una madrepatria che giace irraggiungibile al di là delle vette innevate.  Ancora per quanto saranno  costretti a sognare Lhasa senza potere mai visitare il grandioso palazzo del Potala, dove risiedevano i Dalai Lama?

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tibet_flagCinquant’anni di occupazione cinese del Tibet. Cinquant’anni di genocidio culturale di un popolo. E in questa ricorrenza, i fatti degli ultimi giorni sono sotto gli occhi di tutti (e finalmente riportati dai media): il monastero di Ragya in rivolta, la dura repressione cinese, il suicidio di un monaco, il Sudafrica che nega il visto al Dalai Lama per una conferenza sulla pace….tutto questo richiede una risposta, da parte di chi, come noi, ha a cuore il diritto dei tibetani all’autodeterminazione.

A fronte di ciò, la Cina ha la “faccia tosta” di dichiarare la data del 28 marzo 2009 “giorno della liberazione del Tibet dalla schiavitù”. Per questo, domani 28 marzo la Comunità tibetana in Italia e l’Associazione donne tibetane in Italia,  indicono una manifestazione nazionale nonviolenta a cui tutti sono invitati:
– a Roma, nel pomeriggio, di fronte all’Ambasciata cinese in via Bruxelles 56
– a Milano, nel pomeriggio, di fronte al Consolato cinese di via Benaco 4.

Maggiori informazioni su questa manifestazione e in generale sulla situazione del Tibet occupato si possono trovare sul sito dell’Associazione Italia-Tibet (http://www.italiatibet.org/) e su quello della Campagna di Solidarietà con il popolo tibetano (http://www.dossiertibet.it/).

Ma non finisce qui. Giulia Premilli, fondatrice di Tibet in Pace, lancia su Facebook una nuova iniziativa a favore del Tibet. MilleOrienti aderisce volentieri, perciò pubblichiamo qui sotto l’appello  di Giulia:

Gentili amici,
il gruppo Facebook “Tibet in Pace” da due settimane sta organizzando la giornata “Tutti in rosso per il Tibet”. Il 12 aprile, il giorno di Pasqua, ognuno di noi può sostenere il Tibet e il Dalai Lama con un minimo sforzo. Si richiede di vestirsi di rosso o anche solo di mettersi qualcosa di rosso addosso, in ricordo e a sostegno dei monaci tibetani. Il gruppo attualmente raccoglie 1200 persone, l’iniziativa ne conta 826. Perchè il giorno di Pasqua? Perchè è un giorno di festa e perchè è il giorno della “resurrezione” e noi sotto questa egida speriamo che avvenga al più presto la resurrezione dei diritti civili, non solo in Tibet, ma in tutte quelle terre dove questi sono negati.
In primis in Cina.
Questa iniziativa inoltre è stata motivo di unione da parte delle diverse realtà politiche italiane. Tra i sostenitori ci sono appartenenti di spicco di entrambi gli schieramenti politici. Questo ci fa molto piacere, vuol dire che sui temi fondamentali possiamo cambiare il mondo restando compatti. In questi giorni inoltre stiamo chiedendo ai sindaci, ai presidenti delle province, ai presidenti delle regioni, di esporre nel giorno di pasqua la bandiera tibetana fra quella italiana e quella europea. Speriamo in una buona  riuscita.
Quindi, chiediamo a voi sostegno: iscrivetevi al gruppo e partecipate a TUTTI IN ROSSO PER IL TIBET, sostenete la giornata per il Tibet e per i diritti civili.
Grazie
Giulia Premilli, fondatore di Tibet in Pace

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Due notizie per tutti quelli che hanno a cuore la libertà del popolo tibetano e il suo diritto all’autodeterminazione .

Tibet: un dvd, un dibattito e un libro1) Mercoledì 25 marzo alle ore 18, alla libreria White Star di Milano (Piazza Meda) verrà presentato il Dvd “Road to Freedom. In marcia verso il Tibet“, che racconta l’epica marcia condotta dal marzo all’agosto 2008 da cinque organizzazioni di esuli tibetani, dal territorio indiano fino al confine con il Tibet, in mezzo a mille difficoltà politiche e non solo. La videogiornalista tibetana Karma Chukey, che ha partecipato alla marcia, ha documentato le fasi più salienti di quello che è probabilmente il più importante avvenimento politico nella storia della diaspora tibetana. Il risultato è un video di grandissimo interesse per comprendere la condizione del Tibet a cinquant’anni dall’invasione cinese.
La presentazione del dvd e il successivo dibattito pubblico saranno condotti da Piero Verni (giornalista esperto di Tibet, nonché collaboratore del video), Renata Pisu (giornalista e sinologa) e dal sottoscritto.

la_mia_terra2) L’editore Sperling e Kupfer ha pubblicato una nuova edizione aggiornata e ampliata della celebre autobiografia del XIV Dalai Lama, “La mia terra, la mia gente“, che racconta tutta l’ avventura umana e politica di Kundun: da bambino predestinato – riconosciuto a due anni come reincarnazione del precedente Dalai Lama – fino all’invasione cinese del Tibet, l’esilio in India e oltre. Ma la novità del libro sta nella ricca appendice all’edizione italiana –  100 pagine – in cui Piero Verni traccia una storia recente dei tibetani in esilio, dei loro rapporti con l’Occidente e degli scontri con la Cina, dal 1959 fino al 2009.

– Ulteriori approfondimenti su queste tematiche si possono trovare sul blog di Piero Verni (http://www.freetibet.eu/), nel sito della Associazione Italia-Tibet (http://www.italiatibet.org/), in quello della Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano (http://www.dossiertibet.it/) e, per quanto riguarda il video, anche sul sito della casa di produzione (http://breizhproductions.com/).

-Per parte mia, mi impegno a dare conto, qui su Milleorienti, della produzione culturale più significativa riguardo al Tibet, e delle maggiori campagne di solidarietà con il popolo tibetano. Amici del Tibet, scrivetemi, segnalatemi le vostre iniziative, Milleorienti è a vostra disposizione!

Marco

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