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Posts Tagged ‘diritti degli aborigeni’

Ricordate la vicenda dell’ultima superstite della tribù dei Bo nelle isole Andamane?

Indigeni Jarawa sul ciglio della strada che attraversa il loro territorio. Foto dal sito di Survival International

MilleOrienti ne aveva parlato qui: con la morte dell’anziana donna sono scomparsi un popolo, una lingua e un’intera cultura degli aborigeni dell’Oceano Indiano.

A poche settimane di distanza, Survival International –  l’organizzazione che tutela in tutto il mondo i diritti dei popoli indigeni – dà notizia di un interessante sviluppo nelle isole Andamane:  il tribunale indiano ha deciso di proteggere la vicina tribù dei Jarawa sospendendo i lavori di costruzione di un controverso villaggio turistico. La Corte Suprema dell’India ha ordinato al tour operator Barefoot India di chiudere il resort costruito a ridosso della riserva dei Jarawa, e ancora in attesa di una delibera da parte del tribunale.
I Jarawa sono solo una delle molte tribù di aborigeni (chiamati adivasi in India) che popolano tanti territori dell’Unione Indiana. Con circa 70 milioni di adivasi, l’India è la nazione al mondo che ha il maggior numero di aborigeni.

Nonostante le preoccupazioni per il futuro della tribù, Barefoot aveva messo in discussione la legalità della “zona cuscinetto” istituita attorno alla riserva per proteggere i Jarawa dallo sviluppo di attività turistiche e commerciali vicine alla loro terra. Il villaggio Barefoot si trova infatti all’interno della zona bandita.
Secondo voi è giusta o no la decisione della Corte di Delhi? Bisogna porre dei limiti al turismo oppure no? E se sì, quali?

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Chi sono i perdenti del mondo? Spesso si tratta di quei “popoli dimenticati” i cui diritti vengono calpestati per i motivi più diversi. Popoli al di fuori della globalizzazione e legati a tradizioni antichissime, come il nomadismo, o al contrario popoli aborigeni stanziali ma dediti al culto animistico della natura. I territori di questi popoli fanno gola alle multinazionali minerarie (e a i governi) che così preparano per loro un futuro letteralmente… “sottoterra”. Cioè in miniera. Voglio farvi due esempi recentissimi.

Un Dongria Kondh (dal sito di Survival)

Il primo esempio riguarda un caso di cui MilleOrienti si è gia occupato qui: è quello dei Dongria Kondh, una tribù aborigena di 8.000 persone che vive nello stato indiano dell’Orissa. Al riguardo, ecco cosa scrive l’associazione Survival International (che tutela i diritti dei popoli aborigeni) in un comunicato del 23 febbraio 2010:

Lo scorso weekend, i Dongria Kondh dell’India hanno celebrato il rito annuale di adorazione sulla cima della loro montagna sacra, che la compagnia Vedanta Resources è determinata a trasformare in una miniera di bauxite a cielo aperto. Centinaia di persone hanno danzato e cantato sulla vetta sacra di Niyamgiri, nello stato di Orissa. Solitamente, a questa celebrazione possono partecipare solo i fedeli ma quest’anno i Dongria Kondh hanno aperto le porte anche ai giornalisti e agli attivisti per dimostrare al mondo esterno l’importanza che la montagna ha per loro….Sono anni che la Vedanta cerca di aprire la miniera nella terra dei Dongria ma la resistenza locale, le sfide giudiziarie e il crescente sdegno internazionale lo hanno sin qui reso impossibile. La Vedanta ha bisogno della miniera per far lavorare la raffineria di alluminio che ha costruito ai piedi delle colline. Il complesso, recentemente condannato anche da Amnesty International, ha lasciato più di cento famiglie senza terra e, come ha riconosciuto anche dalla commissione statale sull’inquinamento, ha inquinato le falde acquifere. (Per leggere tutto il post di Survival, cliccate qui).

Da notare che l’8 febbraio Survival International aveva anche lanciato un appello a James Cameron, il regista del film Avatar, chiedendogli di aiutare la tribù dei Dongria Kondh e gli altri popoli aborigeni del pianeta, la cui storia è incredibilmente simile a quella dei Na’vi di Avatar.

Una gher, abitazione dei nomadi mongoli

Il secondo esempio di “popoli perdenti” condannati alle miniere lo traggo dal bel blog Scienza e Montagna di Jacopo Pasotti e riguarda i nomadi  della Mongolia. In un post intitolato «Il futuro sotterraneo della Mongolia» Jacopo scrive fra l’altro:

Fino ad oggi il governo mongolo aveva cercato di limitare lo sfruttamento delle risorse minerarie del paese, prevalentemente riserve di oro ed uranio. Ma l’economia ristagna, molti mongoli si rifugiano nella capitale Ulan Bator….La soluzione per generare nuove opportunità di lavoro sarebbe, secondo il governo…aprire il paese alle compagnie minerarie. Le quali, l’esperienza insegna, il benessere lo portano a chi già ce l’ha (noi, e probabilmente l’elite mongola che detiene il potere) mentre la vita di chi vi deve lavorare spesso peggiora.  Il nomade rimane una persona con uno stretto legame con il proprio territorio. Indipendente. Lo sfruttamento delle compagnie minerarie ha invece effetti devastanti sulle popolazioni locali. (Per leggere tutto il post di Jacopo, cliccate qui).

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