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Posts Tagged ‘dittatura militare birmana’

Il 19 giugno Aung San Suu Kyi, leader nonviolenta dell’opposizione birmana, premio Nobel per la pace nel 1991, compirà 65 anni. Questa donna indomita da vent’anni entra ed esce dal carcere e  di recente è stata nuovamente condannata agli arresti domiciliari. Incontrarla nella sua casa-prigione di Yangon (l’ex Rangoon) è praticamente impossibile per chiunque, tranne che – sporadicamente – per qualche alto diplomatico occidentale o dell’Onu. Aung San Suu Kyi vive quindi da un ventennio del tutto segregata, isolata, eppure non si piega alla volontà del regime, perché sa di essere un simbolo di libertà per tutti i birmani oppressi da una crudele dittatura militare. Il regime birmano, isolatissimo in tutto il mondo (ma sostenuto economicamente da vari Paesi asiatici, prima fra i quali la Cina) ultimamente non ha trovato di meglio da fare, per spezzare il proprio isolamento, che stringere rapporti con un altro regime totalitario, quello iraniano, il cui ministro degli esteri è in visita in Birmania.
Il regime ha più volte proposto la libertà ad Aung San Suu Kyi in cambio del suo esilio, ma lei ha sempre preferito rimanere agli arresti piuttosto che lasciare il proprio Paese. Dunque chi ha davvero paura, Aung San Suu Kyi o il regime birmano?
Per festeggiare il compleanno e il coraggio della leader democratica birmana, oggi 17 giugno alle ore 20,30 si tiene una serata in suo onore a Roma, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica. L’iniziativa è organizzata  dall’associazione Birmania Democratica e da Iscos-Cisl e prevede anche la proiezione del documentario candidato all’Oscar Burma VJ, cronaca della “rivoluzione zafferano” condotta dai monaci buddhisti birmani nel settembre 2007,  un’insurrezione nonviolenta narrata dai videoreporter clandestini di Democratic Voice of Burma.
L’ingresso alla proiezione e alla serata è gratuito, previo ritiro dell’invito presso l’infopoint dell’Auditorium romano.

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aung+san+suu+kyi+e+filo+spinatoVenerdì 31 luglio una giuria telecomandata dal regime militare birmano emetterà la sentenza nel processo ad Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace, accusata di avere trasgredito le regole degli arresti domiciliari. La leader birmana rischia da tre a cinque anni, e il verdetto sarà molto probabilmente di condanna, perché in questo modo la giunta militare potrà impedirle di partecipare alle elezioni politiche del maggio 2010.

Per evitare questo esito, una settimana fa il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha fatto capire alla giunta birmana che se Aung San Suu Kyi venisse liberata gli Usa sarebbero disponibili ad aprire nuove relazioni con la Indonesia US Clinton AsiaBirmania e a favorire investimenti in questo poverissimo Paese. Sulla posizione di Hillary Clinton si è aperto un dibattito su Birmania Campaign, un interessantissimo blog dedicato ai problemi della Birmania, del suo sottosviluppo e dell’oppressione (sui dissidenti e sulle minoranze etniche) esercitata dal regime militare, uno dei più totalitari del pianeta.

In questo intervento, intitolato “La miopia di Clinton sulla Birmania”, il giornalista/blogger Enzo Reale spiega le ragioni per cui la mossa della Clinton gli pare sbagliata, troppo limitata (perché porterebbe al massimo alla liberazione della leader e non del popolo intero) e tardiva. In quest’altro intervento, intitolato “Birmania, l’idealismo che non cura”, ho ribattuto invece che non possiamo confondere la realtà con i nostaung_san_suu_kyi_buri desideri, e che  nella situazione data – pessima, ma anche l’unica esistente – la proposta di Hillary Clinton è da considerarsi realistica. E che in ogni caso non saranno le sanzioni internazionali, bensì lo sviluppo economico, la chiave per aprire la Birmania al mondo e quindi arrivare alla liberazione del suo popolo e della sua leader.

In attesa di avere notizie sul processo ad Aung San Suu Kyi, il dibattito sulla Birmania è destinato a continuare in molte sedi. Chi volesse conoscere meglio la realtà politica di quel Paese – meraviglioso sotto molti aspetti, ma funestato da un regime oppressivo – può avere aggiornamenti e approfondimenti (oltre che su Birmania Campaign) anche su questi blog e bollettini: Sudestasiatico.com, Burma Campaign UK e Democratic Voice of Burma.

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