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Posts Tagged ‘Elisa Giunchi’

A più di un anno dall’elezione  a presidente di Asif Ali Zardari, la situazione pakistana appare sempre più drammatica: la democrazia resta fragilissima, la lotta di potere fra autorità politiche e autorità militari condanna il Paese a un’incertezza perenne, l’opposizione di Sharif si indurisce, l’influenza dei gruppi musulmani radicali è ancora forte, e il pressing degli Usa sul Pakistan per spingerlo a combattere il terrorismo ha esiti che definire “ambigui” è poco.

Il presidente pakistano Asif Ali Zardari

La conferma di quest’ultimo aspetto viene dagli esiti delle operazioni in corso. Mentre le truppe americane in Afghanistan proseguono l’offensiva militare, in Pakistan l’Isi, il servizio segreto pakistano, coadiuvato in questo caso  dalla Cia, ha arrestato com’è noto prima il numero due dei talebani, il mullah Abdul Ghani Baradar, e poi “i governatori ombra” dei talebani nella province afgane di Kunduz e Baghlan: i mullah Abdul Salam e Mir Mohammad. Questi arresti sono stati salutati dai media occidentali come grandi successi, ma c’è da chiedersi se lo siano davvero, e se sì, di quale entità. In questo caso il Pakistan ha fatto “gioco di squadra” con l’Occidente oppure ha servito esclusivamente i propri interessi?

Guerriglieri talebani

Secondo alcuni osservatori il mullah Abdul Ghani Baradar (in passato sostenuto proprio dall’Isi pakistano) si era ultimamente “ammorbidito” nei confronti del governo di Kabul, considerato filo-indiano, e il Pakistan non ha mai tollerato (né mai lo farà) un Afghanistan filo-indiano. Dunque, i recenti arresti potrebbero essere visti anche come un avvertimento lanciato ad alcune frange del movimento talebano…
Oltre a ciò, il ministro degli Interni pakistano Rahman Malik ha dichiarato che il Pakistan non intende consegnare agli Usa i dirigenti talebani catturati nelle ultime settimane. Malik ha reso noto che i dirigenti talebani sono ancora sotto interrogatorio e se verrà accertato che non hanno commesso dei reati in Pakistan verranno espulsi dal Paese.
Ecco dunque che il senso di quegli arresti acquisisce tutta un’altra luce…

La giornalista pakistana Ayesha Siddiqa con il suo libro

Per riflettere sulla polveriera-Pakistan si tiene a Roma, lunedì 22 febbraio 2010, alle ore 15, un seminario organizzato da Argo (Analisi e Ricerche Geopolitiche sull’Oriente) e dal Centro Studi Americani. Il seminario, dal titolo «Pakistan: un futuro incerto fra mullah ed esercito» si tiene nella sede del Centro Studi Americani, in via M. Caetani 32 Roma. Il panel dei relatori è di tutto rispetto: Ayesha Siddiqa Agha ( عائشہ صدیقہ آغا), nota giornalista pakistana autrice del volume Military Inc.: Inside Pakistan’s Military Economy; Elisa Giunchi, docente di Storia e istituzioni dei Paesi islamici all’Università degli studi di Milano, e autrice del volume Pakistan. Islam, potere e democratizzazione (di cui MilleOrienti ha già parlato qui); Enrico De Maio, già ambasciatore italiano in Pakistan; Jonathan Paris, Atlantic Council Nonresident Senior Fellow; Federico Carbonari, direttore dell’Associazione Argo.

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L’imperatore da operetta dell’Iran, Ahmadinejad, sta dando il meglio di sè lanciando deliranti anatemi contro volantino-iranIsraele alla Conferenza dell’Onu sul razzismo. Ha avuto la risposta che meritava da tre ragazzi dell’Unione studenti ebrei francesi, i quali – vestiti da clown – sono corsi verso il palco e gli hanno lanciato un naso da pagliaccio gridandogli “razzista!” (vedi il racconto di Emanuele Novazio su La Stampa, http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200904articoli/42972girata.asp). Ma sarebbe sbagliato pensare che l’Iran – un Paese dalla cultura raffinatissima – si riduca ad Ahmadinejad. Non possiamo rispondergli con la sua logica e definire l’Iran come “un nemico” tout-court, né dobbiamo smettere di riflettere sulla società iraniana e le sue prospettive di apertura al mondo. Per questo allego qui la locandina di un interessante incontro sulla condizione femminile in Iran, che si terrà a Milano il 29 aprile.

Ma ecco le due domande: come dovrebbe rispondere l’Occidente a questa politica di Ahmadinejad? E come ci dovremmo comportare noi europei in un caso come questo della Conferenza sul razzismo di Durban, le cui conclusioni rischiano fortemente di essere viziate  da un postulato ideologico antisemita? (Perché negare la Shoah è antisemitismo puro…).
Il comportamento dei Paesi europei sembra infatti quantomeno contraddittorio: dopo le assurde “sparate” di Ahmadinejad su Israele (e le vergognose tesi negazioniste sulla Shoah), i Paesi europei si sono allontanati dalla Conferenza di Durban…salvo tornarci il giorno dopo (21 aprile). Gli unici Paesi che, ad oggi, si sono chiamati fuori dalla Conferenza di Durban sono:  Italia, Israele, Stati Uniti, Canada, Australia, Olanda, Germania, Polonia, Nuova Zelanda e Repubblica Ceca.  Chi ha ragione? Chi rifiuta la logica distorta di questo “gioco al massacro” e si chiama fuori, o chi rimane cercando ostinatamente il dialogo (come fanno il Vaticano e Paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna)? Io penso che abbia ragione chi si è chiamato fuori. Ma il dibattito è aperto.

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iranChe cos’è L’Iran? Per l’Occidente, è anzitutto una sfida culturale e politica. Certo è assurdo liquidare una società e una cultura così ricche e complesse come quelle dell’Iran isolando quel Paese in quanto “regime integralista”. Ogni giorno nuovi temi ci vengono posti sul tappeto (persiano, of course). Pochi esempi: 1) La questione nucleare, materia “sensibile” per l’opinione pubblica nazionalista iraniana,  ma non meno “sensibile” per la sicurezza dello Stato di Israele, sottoposto alle roboanti e intollerabili minacce (solo propagandistiche?) di Ahmadinejad . 2) Il ruolo-chiave che l’Iran può giocare in un’ipotetica risoluzione dei conflitti in Afghanistan e Iraq. 3) La drammatica questione dei diritti umani e politici continuamente violati. 4) Le politiche petrolifere e i legami economici con i Paesi occidentali (Italia in prima fila). E si potrebbe continuare a lungo….

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Il 15 aprile, in un editoriale sul Corriere della Sera (http://www.corriere.it/editorialiimages-11/09_aprile_15/venturini_194fe2e8-297c-11de-8317-00144f02aabc.shtml) Franco Venturini si è chiesto se la “politica della mano tesa” di Barack Obama ad Ahmadinejad non sia un grosso rischio, e ha concluso opportunamente:  “Obama sbaglia, quando tende la mano? No di certo. Ma dobbiamo, questo sì, augurargli moltissima fortuna, perché ne avrà e ne avremo bisogno”.

Sulle prospettive dell’Iran a trent’anni dalla rivoluzione khomeinista – e in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il 12 giugno – l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (www.ispionline.it) promuove il 28 aprile alle ore 18 una tavola rotonda nella propria sede di Palazzo Clerici (via Clerici 5, Milano). Interverranno: Riccardo Redaelli (Università Cattolica di Milano e Landau Network-Centro Volta, http://www.centrovolta.it/landau/), Farian Sabahi (www.fariansabahi.com, Università degli Studi di Torino), Anna Vanzan (IULM e Università degli Studi di Milano), Elisa Giunchi (ISPI e Università degli Studi di Milano).

Per chi avesse voglia di approfondire questi temi, un utile contributo alla riflessione può essere fornito dall’ultimo report sull’Iran del RAND, un istituto no profit di ricerche geopolitiche. Il report, intitolato Understanding Iran, è scaricabile da http://www.rand.org/pubs/monographs/2008/RAND_MG771.pdf.

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