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Posts Tagged ‘Farian Sabahi’

Giovedì 11 febbraio 2010: 31° anniversario della Rivoluzione Islamica in Iran. Sia il potere sia l’opposizione del “movimento verde” si preparano a celebrare l’evento ma con toni contrapposti: il regime vorrà mostrare di controllare saldamente le piazze, mentre il “movimento verde” (organizzatore delle proteste di piazza dell’anno scorso) parlerà di «rivoluzione tradita» chiedendo democrazia e invitando alla lotta contro il dispotismo: contro Ahmadinejad oggi come contro lo Shah nel 1979.
Il movimento verde ha invitato i propri sostenitori a non usare assolutamente la violenza e a non cadere nelle provocazioni che certamente le milizie dei bassiji e dei pasdaran metteranno in campo, per avere il pretesto di compiere arresti. A questo proposito il quotidiano parigino Le Monde ricorda che da dicembre a oggi sono state arrestate in Iran oltre mille persone, fra le quali 65 giornalisti e blogger. Del resto, è noto che i blog e i social media sono i veri protagonisti della comunicazione oggi in Iran, come mostra questa mappa interattiva della blogosfera iraniana, e di conseguenza il regime tiene sotto mira i blogger.

Ma non è solo la situazione interna dell’Iran a deteriorarsi. L’isolamento progressivo di Teheran (per la questione nucleare e non solo) si misura appieno nel deterioramento dei rapporti fra l’Iran e l’amministrazione Obama – spiegato qui dal New York Times –  fra l’Iran e l’Europa, perfino fra l’Iran e la Russia – ora non più così ostile all’ipotesi di dure sanzioni contro Teheran. Solo la Cina sembra essere rimasta al fianco dell’Iran – e questa non è l’ultima ragione delle attuali tensioni fra Usa e Cina.

L'assalto contro l'ambasciata italiana a Teheran. (Immagine dell'agenzia di stampa iraniana Fars).

E l’Italia? Dopo l’assalto subìto dalla nostra ambasciata a Teheran, irapporti fra i due Paesi – di grande rilievo sul piano commerciale e non solo – sembrano entrati in una spirale di crisi. L’Europa e gli Usa chiamano l’Italia a un passo indietro nei confronti dell’Iran. Ma c’è chi ammonisce l’Italia  a non compiere quel passo. L’iranista Farian Sabahi, sul suo blog, scrive: «Lanciare invettive contro l’Iran – anche se in assoluta buona fede – non fa bene all’economia italiana e rischia (inutilmente) di inimicarci anche una parte della società iraniana. Facendoci sfuggire tra le dita quel ruolo (silenzioso) di mediazione che gli italiani hanno sempre avuto in Iran».
Ho molti dubbi che l’Italia abbia ancora spazi di manovra per mediazioni, a questo punto. Ma è comunque un’opinione di cui tenere conto.

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2009L’opinione pubblica non coincide più con i mass media. Certo non nell’ Iran di oggi. E non solo in Iran… Perché nell’era della Rete globale e del citizen journalism, anche se il potere politico censura i mass media, la gente dispone di mille strumenti per comunicare. E quando la gente decide di usarli, il risultato è straordinario.

I fatti sono noti. A Teheran si sono svolte le più grandi manifestazioni di massa degli ultimi trent’anni (foto sopra) cioè dalla rivoluzione khomeinista del 1979. Il Corriere della Sera ha parlato di un milione di persone in piazza. Davanti a una tale protesta,  il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione ha accettato di iniziare un parziale riconteggio dei voti nelle urne. Mentre si fa sempre più strada l’idea che alla base delle elezioni presidenziali iraniane ci siano stati giganteschi brogli. Ma al di là delle implicazioni politiche che questa vicenda avrà sugli equilibri interni e  internazionali, tutti noi – in quanto blogger e in quanto cittadini amanti della libertà di espressione – dobbiamo riflettere sul rapporto fra mass media, potere e opinione pubblica. Perché quella iraniana è una storia esemplare. Ecco alcuni fatti significativi.

1) La Tv di Stato? Disinforma. Mentre una gigantesca manifestazione a favore del leader dell’opposizione Musavi si snodava per Teheran, il New York Times riferisce che le telecamere della Tv di Stato erano tutte puntate su una dimostrazione minuscola  (appena  6-7mila persone) a favore del presidente uscente Ahmadinejad.

2) I giornali? Chiusi o censurati. L’organizzazione internazionale per la libertà di stampa Reporters sans frontières denuncia che quattro fra i principali quotidiani dell’opposizione riformista sono stati chiusi o censurati per impedire loro di denunciare le elezioni-farsa, e dal 12 giugno sono stati arrestati 11 giornalisti iraniani.

3) I corrispondenti stranieri? Picchiati o espulsi. Sempre secondo Reporters sans frontières, due giornalisti olandesi di Nederland Tv sono stati arrestati ed espulsi quasi subito, mentre il 15 giugno è stata cacciata una reporter della Tv spagnola TVE con la sua troupe. La polizia inoltre ha picchiato un membro di una troupe della nostra RAI e un reporter dell’agenzia Reuters che seguivano le manifestazioni. Infine, è stata ordinata la chiusura per una settimana della sede di Teheran della Tv satellitare araba Al-Arabiya.

4) I siti internet? Oscurati. Una decina di siti web di informazione, vicini all’opposizione, sono stati bloccati dal 12 giugno, e social network come Facebook e YouTube sono stati resi difficilmente accessibili. Il sito web  della Tv britannica BBC è stato oscurato, e il sito di un’associazione per i diritti delle donne, http://www.we-change.org/ è stato chiuso per la ventesima volta nella sua breve ma eroica storia.

5) I cellulari? Funzionano poco e male. La rete di messaggeria SMS è stata tagliata dalla mattina del 12 giugno, e il servizio del principale operatore di telefonia mobile, che è controllato dallo Stato, è stato sospeso dalla sera del 13 giugno.

6) Eppure, le informazioni circolano. Come?
– Grazie ai blog, alcuni dei quali sono riusciti a sfuggire alla censura, o sono “rinati” subito dopo essere stati chiusi. Ci sono fotoblog come Tehran24 che hanno avuto un ruolo significativo nel far circolare le immagini delle manifestazioni.
– Grazie agli operatori di telefonia mobile non controllati dallo Stato iraniano.
– Grazie al passaparola fra i manifestanti.
– Grazie a Twitter, per la cui difesa (come riferisce il Corriere della Sera) è sceso in campo anche il Dipartimento di Stato americano, che ha chiesto ai gestori di Twitter di proseguire le proprie attività in Iran per consentire la circolazione delle informazioni attraverso il microblogging.

Quella che ci arriva dagli sconvolgimenti politici in atto in Iran è dunque una lezione sulla libertà di espressione.

Farian Sabahi

Farian Sabahi

Perché il controllo esercitato dal potere politico su tutti i mass media non è bastato a far tacere l’opinione pubblica.

P.S.: un appuntamento interessante. Il 25 giugno alle ore 18 in via Sant’Andrea 6 a Milano l’ambasciatore Sergio Romano e la studiosa iraniana Farian Sabahi terranno una conferenza-dibattito sul tema “L’Iran alle urne: e ora?”. L’evento è promosso dal Centro Studi Politica Estera e Opinione Pubblica dell’Università Statale di Milano.

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iranChe cos’è L’Iran? Per l’Occidente, è anzitutto una sfida culturale e politica. Certo è assurdo liquidare una società e una cultura così ricche e complesse come quelle dell’Iran isolando quel Paese in quanto “regime integralista”. Ogni giorno nuovi temi ci vengono posti sul tappeto (persiano, of course). Pochi esempi: 1) La questione nucleare, materia “sensibile” per l’opinione pubblica nazionalista iraniana,  ma non meno “sensibile” per la sicurezza dello Stato di Israele, sottoposto alle roboanti e intollerabili minacce (solo propagandistiche?) di Ahmadinejad . 2) Il ruolo-chiave che l’Iran può giocare in un’ipotetica risoluzione dei conflitti in Afghanistan e Iraq. 3) La drammatica questione dei diritti umani e politici continuamente violati. 4) Le politiche petrolifere e i legami economici con i Paesi occidentali (Italia in prima fila). E si potrebbe continuare a lungo….

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Il 15 aprile, in un editoriale sul Corriere della Sera (http://www.corriere.it/editorialiimages-11/09_aprile_15/venturini_194fe2e8-297c-11de-8317-00144f02aabc.shtml) Franco Venturini si è chiesto se la “politica della mano tesa” di Barack Obama ad Ahmadinejad non sia un grosso rischio, e ha concluso opportunamente:  “Obama sbaglia, quando tende la mano? No di certo. Ma dobbiamo, questo sì, augurargli moltissima fortuna, perché ne avrà e ne avremo bisogno”.

Sulle prospettive dell’Iran a trent’anni dalla rivoluzione khomeinista – e in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il 12 giugno – l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (www.ispionline.it) promuove il 28 aprile alle ore 18 una tavola rotonda nella propria sede di Palazzo Clerici (via Clerici 5, Milano). Interverranno: Riccardo Redaelli (Università Cattolica di Milano e Landau Network-Centro Volta, http://www.centrovolta.it/landau/), Farian Sabahi (www.fariansabahi.com, Università degli Studi di Torino), Anna Vanzan (IULM e Università degli Studi di Milano), Elisa Giunchi (ISPI e Università degli Studi di Milano).

Per chi avesse voglia di approfondire questi temi, un utile contributo alla riflessione può essere fornito dall’ultimo report sull’Iran del RAND, un istituto no profit di ricerche geopolitiche. Il report, intitolato Understanding Iran, è scaricabile da http://www.rand.org/pubs/monographs/2008/RAND_MG771.pdf.

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