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Posts Tagged ‘globalizzazione’

Che cos’è Nuok? E’ una interessante realtà della Rete italiana dedicata alla città di New York (sopra). Diretto da Alice Avallone, Nuok si definisce «uno strumento online per mettere in contatto l’Italia con quel crocevia incredibile e fantastico che è la città di New York…un portale di informazioni  sempre aggiornate, interviste e notizie dedicato ai giovani italiani – nomadi o stanziali – nella Grande Mela», e anche, con un pizzico di ironia, un «Ufficio Immigrazione Creatività Italiana».
Benché il suo cuore batta per la Grande Mela, per una volta Nuok ha deciso invece di guardare a Oriente e in questa intervista mi chiede i motivi della mia passione per l’Asia, i luoghi comuni più falsi che noi italiani abbiamo sugli orientali, che cosa ne penso della fuga dei cervelli all’estero,  che cosa significa viaggiare e…molto altro. Un confronto est-ovest sui temi della globalizzazione, della diversità di culture, del senso del viaggio. In cui sostengo, fra l’altro, che «Pochi hanno capito, per ora, le potenzialità di un trasferimento a est: in Cina, in India, in Giappone». Buona lettura…

Shanghai by night (da Wikimedia)

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Oggi voglio raccontarvi una giornata italiana normale, ma da un punto di vista particolare: quello della globalizzazione. Dunque, cos’è successo in Italia ieri, 21/02/2010, in questo campo? Ecco quattro “notizie minori”, solo in apparenza scollegate fra loro, che ci aiutano a capire progressi, problemi e contraddizioni della globalizzazione italiana. Vi presento  le notizie “nude e crude”; il mio commento, se volete leggerlo, è in fondo a questo post.

– Prima notizia: ieri ad Ancona gli immigrati del Bangladesh in Italia hanno festeggiato la Giornata Internazionale della Lingua Madre, proclamata dall’Unesco il 21 febbraio 2000 per «promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo». Il significato di questa giornata viene spiegato sul sito del BCII-Istituto Italiano di Cultura Bengalese, un’associazione che riunisce italiani e bangladeshi.

Seconda notizia: ieri a Ferrara è stato trovato agonizzante Said Belamel, marocchino, 25 anni, clandestino, nessun precedente penale. Aveva passato tutta la notte chiedendo aiuto, ma nessuna delle auto che gli sfrecciava vicino si è fermata. La sua agonia è stata ripresa da una telecamera piazzata nelle vicinanze. L’uomo è poi morto in ospedale.

Terza notizia: ieri su Radio Rai 1 alle 18,30 è stata trasmessa una lunga intervista all’attore italiano Vincenzo Bocciarelli, protagonista in India di un film di Bollywood, In love with Kerala, in cui interpreta il ruolo di un pittore italiano in India (a destra, una scena del film). Il caso non è destinato a rimanere isolato: nel programma si è parlato anche di future coproduzioni (già firmate) tra Cinecittà e Bollywood.

– Quarta notizia: ieri sul Corriere della Sera l’illustre politologo Giovanni Sartori si è scagliato, in un editoriale in prima pagina, contro il multiculturalismo e l’immigrazione, con frasi come questa: «nei quartieri conquistati dagli allogeni c’è di tutto, ivi inclusi molti africani e tutti— alla prima rissa— l’un contro l’altro armati». Il professore conclude invitando «i laudatori di un glorioso futuro multietnico e multiculturale» a trasferirsi in via Padova, a Milano, dove di recente è stato ucciso un egiziano e dell’omcidio sono stati accusati due cittadini di santo Domingo. Se volete leggerlo, l’articolo di Sartori è qui.

Il mio commento. Il processo di integrazione – a livello mondiale – di popoli, culture e merci, non può essere combattuto, può essere solo gestito. Sta a noi gestirlo nel modo migliore, cioè con regole chiare e civili e nel rispetto dell’identità di tutti (compresa quella delle persone che Sartori definisce “gli allogeni”). Il multiculturalismo può essere visto come un problema oppure come un’opportunità: sta alla nostra intelligenza coglierne le opportunità di arricchimento culturale ed economico. Quanto a Sartori, fa malinconia constatare il suo declino intellettuale. L’articolo del professore apparso ieri sul Corriere è il quarto in due mesi, una vera e  propria campagna che sta conducendo contro una civile integrazione degli immigrati in Italia. Nei suoi articoli Sartori è incorso anche in grossi strafalcioni culturali, che sono stati denunciati da MilleOrienti prima in questo post, poi in quest’altro post, per concludere poi con questo sberleffo, in cui si faceva il riassunto della vera e propria rivolta scatenata su tanti blog dalle sue parole. Non stupisce che anche nel suo ultimo articolo Sartori compia un errore, citando a sproposito l’omicidio di via Padova – omicidio che le autorità di Pubblica Sicurezza hanno già chiarito essere stato “casuale” e non frutto di una guerra per bande.

Una cosiderazione a parte: il fatto che il Corriere (sepolto da una valanga di mail di protesta e di critiche in Rete) in questi mesi abbia risposto, attraverso Sartori, senza mai citare le fonti delle critiche, è stato uno specchio del ritardo culturale di un medium tradizionale, il Corriere appunto, che non sa ancora fare correttamente i conti con i nuovi media (blog etc.). Un problema che riguarda tutti i media tradizionali in Italia, non certo solo il Corriere.

Infine, a Sartori e a chi la pensa come lui voglio dedicare una video-inchiesta sui cittadini italiani con la pelle più scura degli altri: si intitola «Non solo Balotelli» (con riferimento a Mario Balotelli, giocatore dell’Inter) e l’ha realizzata la brava Silvia Resta per la Tv La7. Per vederla cliccate qui.


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Si sono accessi i riflettori sulla Fiera del libro di Torino, in corso fino al 18 maggio. Le star della letteratura presenti sono numerose, e fra loro diversi autori legati in vario modo all’Asia, come  l’angloindiano Salman Rushdie, il cinese Yu Hua e il Nobel turco Orhan Pamuk. Milleorienti però preferisce non occuparsi delle star e dare invece ai propri lettori qualche sommesso consiglio su libri e autori molto meno noti ma forse non meno interessanti… Vi proponiamo perciò quattro brevi schede di libri che secondo noi valgono la pena.

CINA/ Fae Myenne Ng: Il regno fiorito. Editore Neri Pozza, pp. 256, euro 16,50.
Il_regno_fiorito In questo romanzo Fae Myenne Ng dà voce alle proprie radici: americana nata San Francisco da una famiglia cinese, racconta una storia di amore e di spaesamento culturale, di passioni censurate dalla morale confuciana e di difficoltà di integrazione sociale; le difficoltà sperimentate da tanti cinesi emigrati negli Usa, stranieri in terra straniera. Un romanzo il cui protagonista si vive sempre sospeso fra due mondi – la Cina e gli Usa – divisi in tutto, anche nella grammatica delle emozioni amorose.  Il bellissimo incipit del libro è illuminante sia sul contenuto sia sullo stile di scrittura: «La donna che amavo non era innamorata di me; la donna che ho sposato non era mia moglie. Ilin Cheung era mia moglie sulla carta. Infatti, apparteneva a Yi-Tung Szeto. Anch’io gli appartenevo, perché ero indebitato con lui. Lui era mio padre, sempre sulla carta». Non a caso il New York Times ha definito Fae Myenne Ng «la scrittrice più dotata di talento poetico dell’odierna letteratura sino-americana».

INDIA/ Matilde Adduci: L’india contemporanea. Dall’indipendenza all’era della globalizzazione. Editore Carocci, pp. 138, euro 15,50.
libro Matilde AdduciLe elezioni politiche in corso in India – di cui fra pochissimo conosceremo i risultati – attireranno le analisi più o meno documentate di tanti giornalisti. Ma quanti fra i nostri commentatori conoscono davvero la realtà economica e sociale dell’India? Questo libro può essere un utile strumento per capire una realtà che i media italiani rappresentano quasi sempre solo in base a vecchi luoghi comuni. Adduci, ricercatrice dell’università di Torino e membro del think-tank Asia Maior, analizza l’affermazione del progetto politico neoliberista in India  a partire dagli anni Ottanta, le principali implicazioni sociali delle riforme liberiste e la creazione di nuove sacche di povertà ed esclusione ai margini della Shining India; quell’India che ha fatto parlare di sè in tutto il mondo a causa di un boom economico tanto tumultuoso quanto ineguale nelle proprie ricadute sociali. E’ interessante che nel suo studio Adduci sottolinei le linee di continuità fra i governi del Congress Party e quelli del BJP, il partito dei nazionalisti hindu. Anche se l’analisi di Adduci non è sempre condivisibile – c’è una sottovalutazione del ruolo dell’elemento religioso nelle dinamiche sociali – il libro si presenta comunque documentato e stimolante. Per i tuttologi di moda sui giornali italiani, una lettura consigliabile.

GIAPPONE/ Reinhard Kammer: Lo zen nell’arte del tirare di spada. Editore Feltrinelli, pp. 91, euro 7.

Lo zen e l'arte della spada Il Kendo, La Via della Spada, al pari di tante arti tradizionali giapponesi come il Chado, la Via del tè, o il Kyudo, la Via dell’Arco, è una parte imprescindibile della filosofia e dell’estetica del buddhismo zen, e costituisce appunto una delle molte Vie (do) per la meditazione. A giudicare dalla copertina, questo libro sembrerebbe un saggio scritto oggi sulla materia; in realtà, Reinhard Kammer – formatosi all’Istituto per l’Asia Orientale della Ruhr Universitat di Bochum – non è l’autore del libro bensì il curatore, poiché qui presenta la propria traduzione del Tengugeijutsuron, un classico del Kendo risalente al XVIII secolo. Si tratta di un testo di grande fascino che non ha perso nulla della propria attualità – come dimostra peraltro la progressiva diffusione del Kendo in Occidente, Italia compresa – perché questa antica arte di combattimento non va intesa come un inno alla guerra bensì come una via alla consapevolezza del qui-e-ora, che è alla base dello spirito zen. Non un libro su tecniche di morte, dunque, bensì un testo che spiega l’importanza di affinare la coscienza dell’attimo presente, una coscienza che è celebrazione della vita stessa.

IRANFiglie di ShahrazadAnna Vanzan:  Figlie di Shahrazad. Scrittrici iraniane dal XIX secolo a oggi. Editore Bruno Mondadori, pp. 224, euro 18.
L’autrice,  iranista e islamologa dell’Università Statale e dell’Università IULM di Milano, conduce il lettore in un viaggio attraverso una letteratura femminile – quella di lingua persiana – che ha radici molto antiche e che in particolare negli ultimi due secoli ha dimostrato grande vivacità, confermandosi importante anche oggi, nella Repubblica islamica dell’Iran. Pochi sanno infatti che attualmente in Iran la produzione femminile di narrativa supera quella degli uomini, e che la partecipazione femminile al dibattito pubblico delle idee è molto intensa. Partendo dunque dalle antiche consuetudini dell’harem per arrivare alla situazione odierna, Vanzan tratteggia la lenta emancipazione delle donne iraniane soffermandosi sulle autrici – di nararrativa e di poesia – di maggiore spessore, senza trascurare l’apporto delle donne alla scrittura cinematografica e teatrale.

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