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Posts Tagged ‘immigrazione in Italia’

Ognuno è straniero per gli altri. E ovunque si voltino gli occhi, oggi, si vedono atti di violenza verso gli “stranieri”: in India, ma anche in altre parti del mondo asiatico e africano, “stranieri” vengono considerati spesso i cristiani, perseguitati in quanto tali, tanto che si comincia a parlare di “cristianofobia”. Su questo tema segnaliamo un libro pubblicato dal PIME a cura delle redazioni di Asia News e Mondo e Missione: Cristiani in India. Perseguitati per la giustizia.
E in Italia? Anche da noi le aggressioni agli stranieri, spesso senza alcun apparente motivo, si moltiplicano. Ultima in ordine di tempo quella del quartiere della Magliana a Roma, dove il recente raid contro un fast-food gestito da bengalesi è stato solo l’ultimo atto di una lunga serie di violenze da parte di italiani razzisti:  «in due anni almeno cinquanta aggressioni ai danni dei bengalesi», ha denunciato Siddique Nure Alam, più noto con il soprannome di “Batchu”, leader della comunità degli immigrati del Bangla Desh a Roma. Una comunità che oggi conta circa 27mila persone (perlopiù musulmane) e che nonostante gli episodi di violenza si è integrata quasi sempre con successo nel tessuto sociale di Roma.
Batchu  è il portavoce della Comunità di Migranti  Dhuumcatu, e dopo i recenti avvenimenti romani sarà interessante ascoltarlo riguardo ai temi dell’immigrazione e del rispetto delle identità altrui, tanto più in un dibattito in cui “gli altri”, “gli stranieri” questa volta sono i cristiani in Asia. L’incontro si intitola infatti «Dall’India all’Italia: il rispetto delle comunità religiose. La persecuzione dei cristiani in India nel suo contesto globale», e si tiene a Roma domani 17 marzo alle ore 18, presso la Chiesa Metodista (via Firenze 38). Oltre a Batchu intervengono R. L. Mangiavillano, educatore, e Sibi Mani Kumaramangalam, membro della Consulta cittadina delle comunità straniere. Coordinano l’incontro il pastore metodista Eric Noffke e Piero Pagliani, autore del volume Naxalbari, India: la rivolta nella futura terza potenza mondiale.

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imagesLa notizia: il Tribunale di Cremona ha assolto un indiano di religione sikh che era stato fermato al supermercato perché portava un kirpan, un piccolo coltello che è fra i tradizionali segni distintivi di appartenenza religiosa al Khalsa, la comunità “ortodossa” del mondo sikh. Il sikh non aveva il porto d’armi. Il magistrato ha giudicato che consentire al sikh di portare il kirpan permettesse all’indiano «di professare liberamente la propria fede».

Le reazioni politiche: La Lega Nord ha duramente contestato il magistrato del Tribunale di Cremona parlando di «sentenza choc». Il quotidiano della Lega, la Padania, ha intitolato un articolo in prima pagina «Che giustizia disarmante»; la vicepresidente leghista del Senato Rosy Mauro ha parlato di «due pesi e due misure» rispetto alla possibilità concessa ai cittadini di portare coltelli; il parlamentare leghista Alberto Torazzi ha annunciato un’interrogazione alla Camera su questo caso, definendo “politica” la sentenza del giudice.

Il mio commento:  il kirpan è un simbolo religioso, non un’arma. Portare il kirpan è un dovere sancito dal decimo Guru dei sikh, Govind Singh, nel 1699, e  ciò rientra nelle “regole delle 5 K”, cinque prescrizioni date dal decimo Guru ai seguaci della comunità Sikh Khalsa (l’ortodossia sikh, che raccoglie i “puri”, i ”battezzati“) per definirne l’aspetto marziale e il codice etico.
La più nota delle “5 K” è quella dei kesh, il divieto di tagliare barba e capelli, che i sikh del Khalsa tengono quindi raccolti sotto il turbante, il che conferisce loro il peculiare aspetto per cui sono noti. Molti di loro portano fra l’altro proprio sotto il turbante un piccolo kirpan. Che non viene certo usato come arma.
A mio avviso, la decisione del magistrato di Cremona è dunque ineccepibile.

I sikh in Italia: la provincia di Cremona è, da una decina d’anni, uno degli epicentri dell’immigrazione sikh in I sikh. Storia e migrazione. Franco Angeli editoreItalia. I sikh vengono impiegati in lavori agricoli e zootecnici, con buona soddisfazione della popolazione italiana e un tasso soddisfacente di integrazione sociale ed economica. Un’analisi sull’immigrazione sikh nel cremonese e in altre zone d’Italia si può trovare nel volume di autori vari a cura di D. Denti, M. Ferrari e F. Perocco I SIKH. STORIA E IMMIGRAZIONE, pubblicato dall’editore Franco Angeli nel 2005 e in seguito divenuto testo d’esame per l’esame di Sociologia delle Migrazioni all’Università di Venezia. Il volume contiene, fra gli altri, un mio saggio  sulla definizione dell’identità sikh e le diverse “anime” del sikhismo in India.

Proposta per il futuro: per evitare il ripetersi di incomprensioni culturali come quella avvenuta in seguito alla sentenza di Cremona, basterebbe guardare all’estero, cioè a quei Paesi europei che nel recente passato hanno già affrontato  simili questioni. In particolare in Gran Bretagna, dove la comunità sikh è numerosa (e presente anche nei corpi di Polizia),  questioni come la libera circolazione con il kirpan, o quella dell’uso del turbante al posto del casco per motociclisti, sono state da tempo risolte. Un’occhiata a chi ha già risolto questi problemi non sarebbe inutile.

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