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Posts Tagged ‘IRAN’

A partire dal 1 febbraio, il Museo Popoli e Culture di Milano proporrà un ciclo di quattro incontri dal titolo IRAN: cultura, arte e società nell’altro islam, a cura di Anna Vanzan, iranista e islamologa (foto a destra), autrice di vari studi sulla condizione femminile  e il femminismo in Iran.
Ecco il programma degli incontri (a ingresso libero):

Lunedì 1 febbraio, ore 18.30: Breve storia Eredità  dell’Iran pre islamico e sua diversità rispetto agli altri Paesi dell’area, illustrata attraverso le arti (architettura, miniatura, letteratura, cultura materiale)

Venerdì 12 febbraio, ore 18.30: Iran moderno Società  e cultura pre e post Rivoluzione Islamica

– Giovedì 18 febbraio, ore 18.30: La scena contemporanea I dilemmi di una società fra tradizione e modernismo, visti attraverso diverse espressioni artistiche

– Giovedì 25 febbraio, ore 18.30: L’Iran delle donne. Storia, impegno sociale e realizzazioni artistico-culturali delle donne dell’altopiano

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Oggi 26 giugno dalle 15 alle 16 si terrà a Sky Tg24 un dibattito sul ruolo dei blogger, del web e del citizen journalism nel movimento dell’ “onda verde” che occupa le piazze dell’Iran.  Un tema di cui MilleOrienti si è già occupato nel post Imbavagliate i media! L’Iran, il web e la libertà di parola: una storia esemplare . Parteciperanno al dibattito Pino Buongiorno di Panorama, Franco Venturini del Corriere della Sera, Marco Restelli di MilleOrienti e vari blogger e giornalisti. Il tema della democrazia dell’informazione è fondamentale, ne riparleremo.

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Quando un regime ordina ai suoi scherani (in questo caso, i basiji) di sparare sulla folla….
Quando una Guida Religiosa (in questo, l’ayatollah Khamenei) nega immoralmente la verità dei fatti oltre ogni decenza…
Quando un governo che si dice democratico espelle i giornalisti stranieri e arresta i giornalisti del proprio Paese, toglie qualsiasi libertà di espressione e chiude i siti web….
Quando un presidente (in questo caso, Ahmadinejad) sa solo accusare le “cospirazioni straniere” per ciò che accade nel suo Paese…
Quando uno Stato che si definisce “fondato sulla religione e la morale” uccide le persone che dice di rappresentare….

Quando tutto questo accade, quello stato e quel governo non sono più degni di essere considerati “civili”. Ed è dovere di tutta la comunità internazionale usare tutti i mezzi di pressione possibili verso un regime che si macchia del sangue dei suoi cittadini.

L’Italia è il primo partner commerciale dell’Iran. E cosa fa? Niente. Per paura di danneggiare il business delle aziende italiane. E’ tutta qui la nostra politica estera?

C’è un tempo per l’analisi dei fatti, dei retroscena, delle ragioni storiche ed economiche che hanno portato alla catastrofe iraniana  (qui l’analisi di Hazem Saghieh “Iran: dialectic of revolution” sul sito di Open Democracy). Ma c’è anche un tempo per lo sdegno e per la reazione. La nostra politica estera ha solo il business come linea guida?

Il video qui sotto mostra la speranza e la vergogna dell’Iran. Sono immagini che parlano da sole. Attendiamo che il governo italiano si svegli dal proprio sonno…

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Quanti sono i morti a Teheran? 10? 19? Molti di più? Secondo RaiNews è ancora incerto il bilancio degli attacchi lanciati dalle milizie islamiche del regime iraniano contro i sostenitori di Mir Hossein Musavi,  che da otto giorni protestano contro i brogli elettorali chiedendo nuove elezioni e più democrazia. Impossibile sapere anche il numero degli arrestati, fra i quali spicca comunque la figlia di Rafsanjani (presidente della repubblica iraniana dal 1989 al 1997) accusata di avere partecipato alle manifestazioni di questi giorni. Un arresto che dà il segno di quanto profonda sia la spaccatura anche all’interno dell’establishment iraniano. E mentre Ahmadinejad non sa far altro che puntare il dito contro “la nefasta influenza delle potenze occidentali”, l’agenzia Ansa riferisce che è stato espulso dall’Iran il corrispondente da Teheran della BBC, con l’accusa di avere “inviato false notizie e reportage”.

In solidarietà con i manifestanti attaccati e con il giornalista della BBC espulso, qui sotto un video BBC sui fatti in corso in Iran.

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2009L’opinione pubblica non coincide più con i mass media. Certo non nell’ Iran di oggi. E non solo in Iran… Perché nell’era della Rete globale e del citizen journalism, anche se il potere politico censura i mass media, la gente dispone di mille strumenti per comunicare. E quando la gente decide di usarli, il risultato è straordinario.

I fatti sono noti. A Teheran si sono svolte le più grandi manifestazioni di massa degli ultimi trent’anni (foto sopra) cioè dalla rivoluzione khomeinista del 1979. Il Corriere della Sera ha parlato di un milione di persone in piazza. Davanti a una tale protesta,  il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione ha accettato di iniziare un parziale riconteggio dei voti nelle urne. Mentre si fa sempre più strada l’idea che alla base delle elezioni presidenziali iraniane ci siano stati giganteschi brogli. Ma al di là delle implicazioni politiche che questa vicenda avrà sugli equilibri interni e  internazionali, tutti noi – in quanto blogger e in quanto cittadini amanti della libertà di espressione – dobbiamo riflettere sul rapporto fra mass media, potere e opinione pubblica. Perché quella iraniana è una storia esemplare. Ecco alcuni fatti significativi.

1) La Tv di Stato? Disinforma. Mentre una gigantesca manifestazione a favore del leader dell’opposizione Musavi si snodava per Teheran, il New York Times riferisce che le telecamere della Tv di Stato erano tutte puntate su una dimostrazione minuscola  (appena  6-7mila persone) a favore del presidente uscente Ahmadinejad.

2) I giornali? Chiusi o censurati. L’organizzazione internazionale per la libertà di stampa Reporters sans frontières denuncia che quattro fra i principali quotidiani dell’opposizione riformista sono stati chiusi o censurati per impedire loro di denunciare le elezioni-farsa, e dal 12 giugno sono stati arrestati 11 giornalisti iraniani.

3) I corrispondenti stranieri? Picchiati o espulsi. Sempre secondo Reporters sans frontières, due giornalisti olandesi di Nederland Tv sono stati arrestati ed espulsi quasi subito, mentre il 15 giugno è stata cacciata una reporter della Tv spagnola TVE con la sua troupe. La polizia inoltre ha picchiato un membro di una troupe della nostra RAI e un reporter dell’agenzia Reuters che seguivano le manifestazioni. Infine, è stata ordinata la chiusura per una settimana della sede di Teheran della Tv satellitare araba Al-Arabiya.

4) I siti internet? Oscurati. Una decina di siti web di informazione, vicini all’opposizione, sono stati bloccati dal 12 giugno, e social network come Facebook e YouTube sono stati resi difficilmente accessibili. Il sito web  della Tv britannica BBC è stato oscurato, e il sito di un’associazione per i diritti delle donne, http://www.we-change.org/ è stato chiuso per la ventesima volta nella sua breve ma eroica storia.

5) I cellulari? Funzionano poco e male. La rete di messaggeria SMS è stata tagliata dalla mattina del 12 giugno, e il servizio del principale operatore di telefonia mobile, che è controllato dallo Stato, è stato sospeso dalla sera del 13 giugno.

6) Eppure, le informazioni circolano. Come?
– Grazie ai blog, alcuni dei quali sono riusciti a sfuggire alla censura, o sono “rinati” subito dopo essere stati chiusi. Ci sono fotoblog come Tehran24 che hanno avuto un ruolo significativo nel far circolare le immagini delle manifestazioni.
– Grazie agli operatori di telefonia mobile non controllati dallo Stato iraniano.
– Grazie al passaparola fra i manifestanti.
– Grazie a Twitter, per la cui difesa (come riferisce il Corriere della Sera) è sceso in campo anche il Dipartimento di Stato americano, che ha chiesto ai gestori di Twitter di proseguire le proprie attività in Iran per consentire la circolazione delle informazioni attraverso il microblogging.

Quella che ci arriva dagli sconvolgimenti politici in atto in Iran è dunque una lezione sulla libertà di espressione.

Farian Sabahi

Farian Sabahi

Perché il controllo esercitato dal potere politico su tutti i mass media non è bastato a far tacere l’opinione pubblica.

P.S.: un appuntamento interessante. Il 25 giugno alle ore 18 in via Sant’Andrea 6 a Milano l’ambasciatore Sergio Romano e la studiosa iraniana Farian Sabahi terranno una conferenza-dibattito sul tema “L’Iran alle urne: e ora?”. L’evento è promosso dal Centro Studi Politica Estera e Opinione Pubblica dell’Università Statale di Milano.

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L'Ayatollah Khamenei

L'Ayatollah Khamenei

Un miracolo! Per la Suprema Guida della Rivoluzione Islamica, l’immarcescibile Ayatollah Khamenei,  la massiccia partecipazione popolare alle recenti elezioni presidenziali è dovuta alla “miracolosa mano di Dio”, intervenuta per difendere gli iraniani dalla guerra psicologica mossa loro dai mass media occidentali. Così il quotidiano iraniano Tehran Times,  conclude soddisfatto che  “il vigile popolo dell’Iran ha dimostrato di credere ancore nei valori della Rivoluzione Islamica”. Tensioni dopo le elezioni? Scontri di piazza a Tehran?  Accuse di brogli nello spoglio delle schede? Arresti di massa? Morti? Non ce n’è traccia, sul Tehran Times. Peccato che il miracolo sia incompleto: manifestazioni di protesta contro l’annuncio della vittoria del presidente uscente Ahmadinejad sono ormai in corso, oltre che nella capitale, nelle città di Tabriz, Orumieh, Hamadan, Rasht, Ahvaz e Isfahan, dove è stato arrestato un numero imprecisato di studenti universitari. Le grandi speranze di cambiamento suscitate dal candidato moderato MussaviManifestazione per Mussavi (a destra, una manifestazione di suoi sostenitori) sono state soffocate da un’ondata repressiva che investe ogni campo della vita nazionale, compreso il web, con l’oscuramento di blog e social network. E tutto questo non potrà non influenzare la politica della “mano tesa” espressa dal presidente americano Obama. Per sfuggire alla pesante cappa di silenzio imposta dal regime e avere accesso a notizie di varia attualità  sull’Iran si può cliccare su Pars Times, un sito iraniano indipendente ricco di informazioni sul Paese.

Un articolo interessante. Fra i vari commenti forniti dai media italiani per comprendere ciò che sta succedendo in Iran vogliamo segnalare l’analisi di uno specialista del mondo iraniano,  Riccardo Redaelli, docente di geopolitica all’ Università Cattolica di Milano ed editorialista del quotidiano l’Avvenire,

Ahmadinejad e Mussavi

Ahmadinejad e Musavi

che riguardo alle elezioni iraniane scrive: «Mahmud Ahmadinejad si conferma presidente con oltre il 60% dei voti, nonostante l’altissima partecipazione popolare, l’85% secondo i dati del ministero dell’interno. Chiunque conosce l’Iran sa che conservatori e ultraradicali rappresentano una minoranza nel Paese; le loro vittorie degli ultimi cinquesei anni si sono costruite sempre sul nonvoto dei riformisti. Lo stesso Ahmadinejad divenne sindaco di Teheran nel 2003 grazie a un astensionismo senza precedenti nella capitale. Che oltre l’80% degli elettori si sia stavolta recato al seggio per scegliere in massa lui sembra dunque poco credibile. Il presidente può contare su un forte seguito nelle zone rurali e nelle province, ma nelle grandi città risulta altamente impopolare, soprattutto fra i giovani, che rappresentano una fetta consistente dell’elettorato».

photo1-1Quanto invece alla questione nucleare e ai rapporti con gli Usa e l’Occidente Redaelli osserva: « Ma ora che è stato rieletto per il secondo mandato, la comunità internazionale che cosa deve aspettarsi da Ahmadinejad? Dalla sua prima elezione nel 2005 molte cose sono cambiate: l’Iran è geopoliticamente più forte, gli Usa più deboli e meno minacciosi: ora che c’è Obama al posto di Bush, l’obiettivo americano non è più abbattere la Repubblica islamica bensì negoziare e trovare un accordo con essa. La partita sul nucleare sembra quasi vinta per Teheran: possiede la tecnologia per arricchire l’uranio ed è sempre più vicina ad avere la capacità potenziale per assemblare un ordigno nucleare (sempre ammesso che lo voglia davvero). Intanto le difficoltà occidentali in Afghanistan e in Pakistan e la fragilità irachena spingono ad aperture diplomatiche verso gli ayatollah. Aperture che potrebbero dare all’Iran quel riconoscimento internazionale di cui si sente privato da trent’anni, oltre a grandi aiuti per la propria disastrata economia».

La partita Iran-Occidente è ancora tutta da giocare quindi ma non è affatto chiaro se 2762547Ahamadinejad saprà (o vorrà) giocarla, oppure se rimarrà prigioniero del suo ruolo di “guardiano della rivoluzione” incapace di fare politica a tutto campo sul piano internazionale. Per capire le prospettive future dell’Iran però è necessario – ovviamente – guardare alla sua storia recente: un’approfondita analisi di questo tema è contenuta nel libro di Riccardo Redaelli L’Iran contemporaneo (Carocci editore 2009, pp. 160, euro 13,80). Il saggio presenta una disamina dei cambiamenti sociali e politici avvenuti in Iran dall’età dei Pahlavi (1925-1979) al decennio khomeinista ( 1979-1989) per considerare poi il tentativo riformista di Khatami (1997-2005) fino ad arrivare all’attuale egemonia degli ultraradicali, di cui Ahmadinejad è espressione. Una analisi al di fuori dei luoghi comuni, che invita a guardare alla complessità di questo Paese senza demonizzarlo, nelle sue luci e nelle sue ombre.

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Si sono accessi i riflettori sulla Fiera del libro di Torino, in corso fino al 18 maggio. Le star della letteratura presenti sono numerose, e fra loro diversi autori legati in vario modo all’Asia, come  l’angloindiano Salman Rushdie, il cinese Yu Hua e il Nobel turco Orhan Pamuk. Milleorienti però preferisce non occuparsi delle star e dare invece ai propri lettori qualche sommesso consiglio su libri e autori molto meno noti ma forse non meno interessanti… Vi proponiamo perciò quattro brevi schede di libri che secondo noi valgono la pena.

CINA/ Fae Myenne Ng: Il regno fiorito. Editore Neri Pozza, pp. 256, euro 16,50.
Il_regno_fiorito In questo romanzo Fae Myenne Ng dà voce alle proprie radici: americana nata San Francisco da una famiglia cinese, racconta una storia di amore e di spaesamento culturale, di passioni censurate dalla morale confuciana e di difficoltà di integrazione sociale; le difficoltà sperimentate da tanti cinesi emigrati negli Usa, stranieri in terra straniera. Un romanzo il cui protagonista si vive sempre sospeso fra due mondi – la Cina e gli Usa – divisi in tutto, anche nella grammatica delle emozioni amorose.  Il bellissimo incipit del libro è illuminante sia sul contenuto sia sullo stile di scrittura: «La donna che amavo non era innamorata di me; la donna che ho sposato non era mia moglie. Ilin Cheung era mia moglie sulla carta. Infatti, apparteneva a Yi-Tung Szeto. Anch’io gli appartenevo, perché ero indebitato con lui. Lui era mio padre, sempre sulla carta». Non a caso il New York Times ha definito Fae Myenne Ng «la scrittrice più dotata di talento poetico dell’odierna letteratura sino-americana».

INDIA/ Matilde Adduci: L’india contemporanea. Dall’indipendenza all’era della globalizzazione. Editore Carocci, pp. 138, euro 15,50.
libro Matilde AdduciLe elezioni politiche in corso in India – di cui fra pochissimo conosceremo i risultati – attireranno le analisi più o meno documentate di tanti giornalisti. Ma quanti fra i nostri commentatori conoscono davvero la realtà economica e sociale dell’India? Questo libro può essere un utile strumento per capire una realtà che i media italiani rappresentano quasi sempre solo in base a vecchi luoghi comuni. Adduci, ricercatrice dell’università di Torino e membro del think-tank Asia Maior, analizza l’affermazione del progetto politico neoliberista in India  a partire dagli anni Ottanta, le principali implicazioni sociali delle riforme liberiste e la creazione di nuove sacche di povertà ed esclusione ai margini della Shining India; quell’India che ha fatto parlare di sè in tutto il mondo a causa di un boom economico tanto tumultuoso quanto ineguale nelle proprie ricadute sociali. E’ interessante che nel suo studio Adduci sottolinei le linee di continuità fra i governi del Congress Party e quelli del BJP, il partito dei nazionalisti hindu. Anche se l’analisi di Adduci non è sempre condivisibile – c’è una sottovalutazione del ruolo dell’elemento religioso nelle dinamiche sociali – il libro si presenta comunque documentato e stimolante. Per i tuttologi di moda sui giornali italiani, una lettura consigliabile.

GIAPPONE/ Reinhard Kammer: Lo zen nell’arte del tirare di spada. Editore Feltrinelli, pp. 91, euro 7.

Lo zen e l'arte della spada Il Kendo, La Via della Spada, al pari di tante arti tradizionali giapponesi come il Chado, la Via del tè, o il Kyudo, la Via dell’Arco, è una parte imprescindibile della filosofia e dell’estetica del buddhismo zen, e costituisce appunto una delle molte Vie (do) per la meditazione. A giudicare dalla copertina, questo libro sembrerebbe un saggio scritto oggi sulla materia; in realtà, Reinhard Kammer – formatosi all’Istituto per l’Asia Orientale della Ruhr Universitat di Bochum – non è l’autore del libro bensì il curatore, poiché qui presenta la propria traduzione del Tengugeijutsuron, un classico del Kendo risalente al XVIII secolo. Si tratta di un testo di grande fascino che non ha perso nulla della propria attualità – come dimostra peraltro la progressiva diffusione del Kendo in Occidente, Italia compresa – perché questa antica arte di combattimento non va intesa come un inno alla guerra bensì come una via alla consapevolezza del qui-e-ora, che è alla base dello spirito zen. Non un libro su tecniche di morte, dunque, bensì un testo che spiega l’importanza di affinare la coscienza dell’attimo presente, una coscienza che è celebrazione della vita stessa.

IRANFiglie di ShahrazadAnna Vanzan:  Figlie di Shahrazad. Scrittrici iraniane dal XIX secolo a oggi. Editore Bruno Mondadori, pp. 224, euro 18.
L’autrice,  iranista e islamologa dell’Università Statale e dell’Università IULM di Milano, conduce il lettore in un viaggio attraverso una letteratura femminile – quella di lingua persiana – che ha radici molto antiche e che in particolare negli ultimi due secoli ha dimostrato grande vivacità, confermandosi importante anche oggi, nella Repubblica islamica dell’Iran. Pochi sanno infatti che attualmente in Iran la produzione femminile di narrativa supera quella degli uomini, e che la partecipazione femminile al dibattito pubblico delle idee è molto intensa. Partendo dunque dalle antiche consuetudini dell’harem per arrivare alla situazione odierna, Vanzan tratteggia la lenta emancipazione delle donne iraniane soffermandosi sulle autrici – di nararrativa e di poesia – di maggiore spessore, senza trascurare l’apporto delle donne alla scrittura cinematografica e teatrale.

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