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Il telegenico e inutile presidente afghano Hamid Kharzai – noto come “il sindaco di Kabul” per la sua incapacità di controllare il resto del territorio statale – si prepara febbrilmente alle elezioni presidenziali che si terranno ad agosto. Su questo tema l’Osservatorio Argo ha pubblicato on line a maggio un dossier dal titolo “Afghanistan. Verso le elezioni presidenziali”. Kharzai fa bene a preoccuparsi: in questi anni è riuscito a scontentare tutti, americani, europei, onlus occidentali, Onu, ma italianianche le tribù afghane, i talebani e i pakistani. Intanto, nulla di nuovo dal fronte afghano: uccise da una bomba quattro persone fra cui una bambina di 5 anni, feriti soldati italiani…mentre i talebani continuano a sostenersi con le coltivazioppiooni di oppio (a sinistra). Così, per esempio, si è scoperto che  la banda internazionale di narcotrafficanti italo-albanesi appena smantellata a Perugia dalle Forze dell’ordine si riforniva di eroina direttamente in Afghanistan. Ma naturalmente la questione oppio è solo un tassello di un mosaico in cui rientrano a pieno titolo la guerra combattuta ai talebani in Pakistan, i civili sfollati, la tragedia della valle dello Swat dov’è stata instaurata la shari’a, e sopratuto il pericolo rappresentato da un Pakistan dotato di armi nucleari ma incapace di controllare la guerriglia islamica, cosicché ora i talebani mordono anche la mano che li ha sempre nutriti; il think-tank South Asia Analysis Group sottolinea un fatto emblematico: nei giorni scorsi i talebani  hanno attaccato una sede dei Servizi Segreti Pakistani (ISI) a Lahore.

Per fronteggiare questa crescente instabilità l’Onu ha creato un nuovo gruppo di contatto, l’AfPak, che comprende la Nato, la Cina, l’Iran , la Russia e i Paesi del Golfo Persico. E il presidente ameMinasiricano Obama ha cambiato le priorità di  bilancio del Pentagono rispetto alla (disgraziata e dannosa) era Bush: un  anno fa la Casa Bianca prevedeva 87 miliardi di dollari per l’Iraq e 47 per l’Afghanistan, ora sono 65 per l’Afghanistan e 61 per l’Iraq.

Per saperne di più, e per capire come e perché ciò che accade in Afghanistan riguarda anche il nostro futuro, ecco due libri e un appuntamento (oltre al dossier di Argo già segnalato sopra). I libri sono scritti entrambi da diplomatici italiani con lunghe esperienze in Afghanistan: Nicola Minasi è l’autore di Mille giorni a Kabul (Rubbettino editore, pp. 294, euro 20), mentre l’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo – Segretario generale 2709039delegato dell’Alleanza Atlantica dal 2001 al 2007 – è autore di La strada per Kabul. La comunità internazionale e la crisi in Asia centrale (Edizioni del Mulino, pp. 192, euro 16). Per presentare quest’ultimo libro e per ragionare sulla pericolosa involuzione della situazione afghana l’Ispi-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale promuove nella propria sede di Milano (via Clerici 5) il 9 giugno alle ore 18 una tavola rotonda dal titolo: “Afghanistan. Quale posta in gioco per l’Europa?”. Parteciperanno, oltre all’autore del volume, Paolo Magri, Antonio Martino, Carlo Scognamiglio e Vincenzo Nigro.

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cartina-1L’india, l’unica democrazia con le elezioni a corrente alternata, ha terminato la seconda delle cinque fasi di voto, ciascuna delle quali interessa alcuni Stati dell’Unione.  Le prossime fasi saranno il 30 aprile, il 7 maggio e il 13 maggio. Il voto finora si è svolto senza incidenti importanti, nonostante il timore di nuovi attacchi dei guerriglieri maoisti naxaliti, che nei giorni scorsi avevano sequestrato e poi rilasciato i passeggeri di un treno.

La tensione sta crescendo però nello Stato meridionale del Tamil Nadu, a causa della tragedia in corso nella vicina isola di Sri Lanka. Come nota Nello Del Gatto sul suo blog Indonapoletano (http://indonapoletano.wordpress.com/),  il principale partito del Tamil Nadu, il DMK, ha indetto uno sciopero di 12 ore in solidarietà dei Tamil dello Sri Lanka (originari appunto dell’India meridionale): in queste ore si images7sta consumando un vero e proprio massacro della popolazione tamil dell’isola, sull’onda dell’ offensiva che l’esercito srilankese sta conducendo contro il movimento guerrigliero delle Tigri Tamil. A questo proposito,  Amnesty International (http://www.amnesty.it/index.html) lancia un appello per salvare le vite dei civili, e Human Rights Watch invoca una commissione d’inchiesta Onu sui massacri in corso (vedere l’audio-slide show dedicato allo Sri Lanka su http://www.hrw.org/)

Tornando all’India, in questa seconda fase elettorale si è votato anche
nello Stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, fra i cui candidati sonia-gandhi
spicca il nome di Rahul Gandhi, figlio trentottenne rahul-gandhi1
di Sonia Gandhi (a destra) e  Segretario del Partito del Congresso.
Ma non è sui Gandhi che si stanno concentrando i riflettori, bensì sulla Chief Minister mayawatidell’Uttar Pradesh, la signora Mayawati (foto a sinistra). E’ lei la nuova star della politica indiana. Relativamente giovane (53 anni) in un Paese in cui per tradizione i leader sono anziani, Mayawati è nota come “la regina dei Dalit” (così sono chiamati i fuoricasta, un tempo “intoccabili” in quanto “impuri”). La signora Mayawati è infatti la leader del Bahujan Samaj Party, nato per rappresentare i fuoricasta e i membri delle caste più basse in Uttar Pradesh (uno Stato, ricordiamolo, che con i suoi 190 milioni di abitanti ha un peso consistente nell’Unione Indiana). Col tempo, però, Mayawati è riuscita a richiamare a sè anche membri delle caste alte, e con un’accorta strategia di alleanze le sue ambizioni politiche sono ormai arrivate a livello nazionale, tanto che alcuni osservatori ipotizzano che possa essere lei l’ago della bilancia, se le elezioni indiane non dovessero assegnare una forte maggioranza né al Partito del Congresso né agli integralisti hindu del BJP. Sarà lei il nuovo Primo Ministro dell’India?

Il personaggio non è affatto senza ombre (pesano sul suo capo, fra l’altro, varie accuse di corruzione) ma intanto si gode la popolarità: il settimanale americano Newsweek dedica un’analisi approfondita alla sua figura politica (http://www.newsweek.com/id/194603), addirittua in parallelo al presidente Obama (un parallelo del tutto insostenibile, a mio modesto avviso). In ogni caso, dopo le elezioni ne risentiremo sicuramente parlare…

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