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Posts Tagged ‘repressione in Iran’

Ultim’ora: secondo fonti dell’opposizione iraniana è stato arrestato ieri notte a Teheran, insieme alla moglie e alla figlia, il regista Jafar Panahi (foto). Noto in tutto il mondo per i suoi coraggiosi film sulle contraddizioni della società iraniana – fra cui Il cerchio, che nel 2000 vinse il Leone d’Oro a Venezia e Offiside che nel 2006 vinse a Berlino l’Orso d’Argento – Panahi è stato prelevato da forze di sicurezza in borghese insieme ai suoi famigliari e a 15 suoi ospiti, fra cui altri registi e attori.

Complimenti, presidente Ahmadinejad! Arrestando un regista iraniano apprezzato in tutto il mondo lei è riuscito  ad umiliare la cultura del suo stesso Paese.

post scriptum del 3 marzo: un modo per onorare questo grande regista, arrestato mentre stava preparando un film sulle proteste di piazza dell’opposizione iraniana, può essere quello di prestare attenzione all’opera di altri registi iraniani. Voglio quindi citare la mini-tournée italiana della regista iraniana Shirin Neshat; giorni fa  Silvia Merialdo ha già ricordato gli appuntamenti del 6 marzo a BOLOGNA (al Mambo e alla Cineteca); io voglio ricordare che il film di Neshat «Donne senza uomini» (vincitore del Leone d’Argento a Venezia) sarà proiettato anche martedì 9 marzo a FIRENZE (ore 18, cinema Odeon).
Mi auguro che questi appuntamenti saranno anche occasione di un dibattito sulla libertà di espressione dei cineasti iraniani.

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Quando un regime ordina ai suoi scherani (in questo caso, i basiji) di sparare sulla folla….
Quando una Guida Religiosa (in questo, l’ayatollah Khamenei) nega immoralmente la verità dei fatti oltre ogni decenza…
Quando un governo che si dice democratico espelle i giornalisti stranieri e arresta i giornalisti del proprio Paese, toglie qualsiasi libertà di espressione e chiude i siti web….
Quando un presidente (in questo caso, Ahmadinejad) sa solo accusare le “cospirazioni straniere” per ciò che accade nel suo Paese…
Quando uno Stato che si definisce “fondato sulla religione e la morale” uccide le persone che dice di rappresentare….

Quando tutto questo accade, quello stato e quel governo non sono più degni di essere considerati “civili”. Ed è dovere di tutta la comunità internazionale usare tutti i mezzi di pressione possibili verso un regime che si macchia del sangue dei suoi cittadini.

L’Italia è il primo partner commerciale dell’Iran. E cosa fa? Niente. Per paura di danneggiare il business delle aziende italiane. E’ tutta qui la nostra politica estera?

C’è un tempo per l’analisi dei fatti, dei retroscena, delle ragioni storiche ed economiche che hanno portato alla catastrofe iraniana  (qui l’analisi di Hazem Saghieh “Iran: dialectic of revolution” sul sito di Open Democracy). Ma c’è anche un tempo per lo sdegno e per la reazione. La nostra politica estera ha solo il business come linea guida?

Il video qui sotto mostra la speranza e la vergogna dell’Iran. Sono immagini che parlano da sole. Attendiamo che il governo italiano si svegli dal proprio sonno…

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Quanti sono i morti a Teheran? 10? 19? Molti di più? Secondo RaiNews è ancora incerto il bilancio degli attacchi lanciati dalle milizie islamiche del regime iraniano contro i sostenitori di Mir Hossein Musavi,  che da otto giorni protestano contro i brogli elettorali chiedendo nuove elezioni e più democrazia. Impossibile sapere anche il numero degli arrestati, fra i quali spicca comunque la figlia di Rafsanjani (presidente della repubblica iraniana dal 1989 al 1997) accusata di avere partecipato alle manifestazioni di questi giorni. Un arresto che dà il segno di quanto profonda sia la spaccatura anche all’interno dell’establishment iraniano. E mentre Ahmadinejad non sa far altro che puntare il dito contro “la nefasta influenza delle potenze occidentali”, l’agenzia Ansa riferisce che è stato espulso dall’Iran il corrispondente da Teheran della BBC, con l’accusa di avere “inviato false notizie e reportage”.

In solidarietà con i manifestanti attaccati e con il giornalista della BBC espulso, qui sotto un video BBC sui fatti in corso in Iran.

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L'Ayatollah Khamenei

L'Ayatollah Khamenei

Un miracolo! Per la Suprema Guida della Rivoluzione Islamica, l’immarcescibile Ayatollah Khamenei,  la massiccia partecipazione popolare alle recenti elezioni presidenziali è dovuta alla “miracolosa mano di Dio”, intervenuta per difendere gli iraniani dalla guerra psicologica mossa loro dai mass media occidentali. Così il quotidiano iraniano Tehran Times,  conclude soddisfatto che  “il vigile popolo dell’Iran ha dimostrato di credere ancore nei valori della Rivoluzione Islamica”. Tensioni dopo le elezioni? Scontri di piazza a Tehran?  Accuse di brogli nello spoglio delle schede? Arresti di massa? Morti? Non ce n’è traccia, sul Tehran Times. Peccato che il miracolo sia incompleto: manifestazioni di protesta contro l’annuncio della vittoria del presidente uscente Ahmadinejad sono ormai in corso, oltre che nella capitale, nelle città di Tabriz, Orumieh, Hamadan, Rasht, Ahvaz e Isfahan, dove è stato arrestato un numero imprecisato di studenti universitari. Le grandi speranze di cambiamento suscitate dal candidato moderato MussaviManifestazione per Mussavi (a destra, una manifestazione di suoi sostenitori) sono state soffocate da un’ondata repressiva che investe ogni campo della vita nazionale, compreso il web, con l’oscuramento di blog e social network. E tutto questo non potrà non influenzare la politica della “mano tesa” espressa dal presidente americano Obama. Per sfuggire alla pesante cappa di silenzio imposta dal regime e avere accesso a notizie di varia attualità  sull’Iran si può cliccare su Pars Times, un sito iraniano indipendente ricco di informazioni sul Paese.

Un articolo interessante. Fra i vari commenti forniti dai media italiani per comprendere ciò che sta succedendo in Iran vogliamo segnalare l’analisi di uno specialista del mondo iraniano,  Riccardo Redaelli, docente di geopolitica all’ Università Cattolica di Milano ed editorialista del quotidiano l’Avvenire,

Ahmadinejad e Mussavi

Ahmadinejad e Musavi

che riguardo alle elezioni iraniane scrive: «Mahmud Ahmadinejad si conferma presidente con oltre il 60% dei voti, nonostante l’altissima partecipazione popolare, l’85% secondo i dati del ministero dell’interno. Chiunque conosce l’Iran sa che conservatori e ultraradicali rappresentano una minoranza nel Paese; le loro vittorie degli ultimi cinquesei anni si sono costruite sempre sul nonvoto dei riformisti. Lo stesso Ahmadinejad divenne sindaco di Teheran nel 2003 grazie a un astensionismo senza precedenti nella capitale. Che oltre l’80% degli elettori si sia stavolta recato al seggio per scegliere in massa lui sembra dunque poco credibile. Il presidente può contare su un forte seguito nelle zone rurali e nelle province, ma nelle grandi città risulta altamente impopolare, soprattutto fra i giovani, che rappresentano una fetta consistente dell’elettorato».

photo1-1Quanto invece alla questione nucleare e ai rapporti con gli Usa e l’Occidente Redaelli osserva: « Ma ora che è stato rieletto per il secondo mandato, la comunità internazionale che cosa deve aspettarsi da Ahmadinejad? Dalla sua prima elezione nel 2005 molte cose sono cambiate: l’Iran è geopoliticamente più forte, gli Usa più deboli e meno minacciosi: ora che c’è Obama al posto di Bush, l’obiettivo americano non è più abbattere la Repubblica islamica bensì negoziare e trovare un accordo con essa. La partita sul nucleare sembra quasi vinta per Teheran: possiede la tecnologia per arricchire l’uranio ed è sempre più vicina ad avere la capacità potenziale per assemblare un ordigno nucleare (sempre ammesso che lo voglia davvero). Intanto le difficoltà occidentali in Afghanistan e in Pakistan e la fragilità irachena spingono ad aperture diplomatiche verso gli ayatollah. Aperture che potrebbero dare all’Iran quel riconoscimento internazionale di cui si sente privato da trent’anni, oltre a grandi aiuti per la propria disastrata economia».

La partita Iran-Occidente è ancora tutta da giocare quindi ma non è affatto chiaro se 2762547Ahamadinejad saprà (o vorrà) giocarla, oppure se rimarrà prigioniero del suo ruolo di “guardiano della rivoluzione” incapace di fare politica a tutto campo sul piano internazionale. Per capire le prospettive future dell’Iran però è necessario – ovviamente – guardare alla sua storia recente: un’approfondita analisi di questo tema è contenuta nel libro di Riccardo Redaelli L’Iran contemporaneo (Carocci editore 2009, pp. 160, euro 13,80). Il saggio presenta una disamina dei cambiamenti sociali e politici avvenuti in Iran dall’età dei Pahlavi (1925-1979) al decennio khomeinista ( 1979-1989) per considerare poi il tentativo riformista di Khatami (1997-2005) fino ad arrivare all’attuale egemonia degli ultraradicali, di cui Ahmadinejad è espressione. Una analisi al di fuori dei luoghi comuni, che invita a guardare alla complessità di questo Paese senza demonizzarlo, nelle sue luci e nelle sue ombre.

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