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2009L’opinione pubblica non coincide più con i mass media. Certo non nell’ Iran di oggi. E non solo in Iran… Perché nell’era della Rete globale e del citizen journalism, anche se il potere politico censura i mass media, la gente dispone di mille strumenti per comunicare. E quando la gente decide di usarli, il risultato è straordinario.

I fatti sono noti. A Teheran si sono svolte le più grandi manifestazioni di massa degli ultimi trent’anni (foto sopra) cioè dalla rivoluzione khomeinista del 1979. Il Corriere della Sera ha parlato di un milione di persone in piazza. Davanti a una tale protesta,  il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione ha accettato di iniziare un parziale riconteggio dei voti nelle urne. Mentre si fa sempre più strada l’idea che alla base delle elezioni presidenziali iraniane ci siano stati giganteschi brogli. Ma al di là delle implicazioni politiche che questa vicenda avrà sugli equilibri interni e  internazionali, tutti noi – in quanto blogger e in quanto cittadini amanti della libertà di espressione – dobbiamo riflettere sul rapporto fra mass media, potere e opinione pubblica. Perché quella iraniana è una storia esemplare. Ecco alcuni fatti significativi.

1) La Tv di Stato? Disinforma. Mentre una gigantesca manifestazione a favore del leader dell’opposizione Musavi si snodava per Teheran, il New York Times riferisce che le telecamere della Tv di Stato erano tutte puntate su una dimostrazione minuscola  (appena  6-7mila persone) a favore del presidente uscente Ahmadinejad.

2) I giornali? Chiusi o censurati. L’organizzazione internazionale per la libertà di stampa Reporters sans frontières denuncia che quattro fra i principali quotidiani dell’opposizione riformista sono stati chiusi o censurati per impedire loro di denunciare le elezioni-farsa, e dal 12 giugno sono stati arrestati 11 giornalisti iraniani.

3) I corrispondenti stranieri? Picchiati o espulsi. Sempre secondo Reporters sans frontières, due giornalisti olandesi di Nederland Tv sono stati arrestati ed espulsi quasi subito, mentre il 15 giugno è stata cacciata una reporter della Tv spagnola TVE con la sua troupe. La polizia inoltre ha picchiato un membro di una troupe della nostra RAI e un reporter dell’agenzia Reuters che seguivano le manifestazioni. Infine, è stata ordinata la chiusura per una settimana della sede di Teheran della Tv satellitare araba Al-Arabiya.

4) I siti internet? Oscurati. Una decina di siti web di informazione, vicini all’opposizione, sono stati bloccati dal 12 giugno, e social network come Facebook e YouTube sono stati resi difficilmente accessibili. Il sito web  della Tv britannica BBC è stato oscurato, e il sito di un’associazione per i diritti delle donne, http://www.we-change.org/ è stato chiuso per la ventesima volta nella sua breve ma eroica storia.

5) I cellulari? Funzionano poco e male. La rete di messaggeria SMS è stata tagliata dalla mattina del 12 giugno, e il servizio del principale operatore di telefonia mobile, che è controllato dallo Stato, è stato sospeso dalla sera del 13 giugno.

6) Eppure, le informazioni circolano. Come?
– Grazie ai blog, alcuni dei quali sono riusciti a sfuggire alla censura, o sono “rinati” subito dopo essere stati chiusi. Ci sono fotoblog come Tehran24 che hanno avuto un ruolo significativo nel far circolare le immagini delle manifestazioni.
– Grazie agli operatori di telefonia mobile non controllati dallo Stato iraniano.
– Grazie al passaparola fra i manifestanti.
– Grazie a Twitter, per la cui difesa (come riferisce il Corriere della Sera) è sceso in campo anche il Dipartimento di Stato americano, che ha chiesto ai gestori di Twitter di proseguire le proprie attività in Iran per consentire la circolazione delle informazioni attraverso il microblogging.

Quella che ci arriva dagli sconvolgimenti politici in atto in Iran è dunque una lezione sulla libertà di espressione.

Farian Sabahi

Farian Sabahi

Perché il controllo esercitato dal potere politico su tutti i mass media non è bastato a far tacere l’opinione pubblica.

P.S.: un appuntamento interessante. Il 25 giugno alle ore 18 in via Sant’Andrea 6 a Milano l’ambasciatore Sergio Romano e la studiosa iraniana Farian Sabahi terranno una conferenza-dibattito sul tema “L’Iran alle urne: e ora?”. L’evento è promosso dal Centro Studi Politica Estera e Opinione Pubblica dell’Università Statale di Milano.

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