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Posts Tagged ‘sorellanza in India’

C’è solo violenza intorno a noi? A volte parrebbe, ma così non è.  In uno dei miei viaggi in India ho conosciuto la Sewa, il sindacato delle donne di ispirazione gandhiana. La sede centrale è nella città di Ahmedabad, in Gujarat, dove sorgono anche l’Università Gandhiana (dove il Mahatma insegnava) e il Gandhi Ashram (dove il Mahatma meditava e preparava le sue campagne politiche).
La vitalità odierna di queste istituzioni testimonia tre cose: A) si può fare politica nonviolenta in modo efficace; B) il pensiero gandhiano ispira ancora delle realtà interessantissime; C) queste realtà, come il sindacato femminile Sewa, hanno parecchio da insegnarci (e infatti il modello-Sewa è già stato copiato negli Usa).
Su queste tre realtà gandhiane del Gujarat (lo Stato natale del Mahatma) ho scritto un reportage pubblicato nell’ aprile 2010 da Galatea-European Magazine, una rivista di cultura e politica che si pubblica nella Svizzera italiana (ma si può leggere anche in Italia). Ecco di seguito il reportage che ha avuto la coopertina di Galatea, intitolata «Il lavoro delle donne: la Sewa e la città di Gandhi». Anche le foto che accompagnano il testo sono mie. Buona lettura.

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L’ufficio è di una modestia e austerità sorprendente, considerato che appartiene a una persona con un ruolo importante. E’ una stanzuccia disadorna con un tavolinetto e due sole sedie di legno: una per lei e una per l’ospite. “Lei” è Pratibha Pandya, una delle leader del più importante sindacato femminile dell’India: la Sewa, Self Employed Women Association. E’ vestita con un sari molto semplice e sulle pareti del suo ufficio spoglio tiene solo un paio di volantini, un calendario e due foto: una del Mahatma Gandhi, l’altra di Hillary Clinton.

«Siamo un sindacato gandhiano di donne per le donne, ispirato ai valori

gandhiani: non-violenza, pace, egualitarismo, semplicità nei costumi», spiega Pandya. «Siamo nate nel 1972 per iniziativa di Ela Bhatt,  che all’inizio lavorava nel sindacato dei tessili fondato dal Mahatma Gandhi. La prima ispirazione venne da lì, ma Ela, la nostra fondatrice, decise di dedicarsi in particolare alle donne che svolgevano le professioni più umili e non garantite: spazzine fuoricasta – intoccabili perché impure –  tessitrici a cottimo, contadine a giornata,  lavoratrici delle foglie di banano, rollatrici di bidi» (foglia di tabacco arrotolata che gli indiani più poveri fumano come sigaretta, ndr).

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