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Posts Tagged ‘WEB E SOCIAL MEDIA’

logo dello scioperolocandinPiazza Navona

MilleOrienti aderisce allo sciopero contro il Decreto Legge Alfano che minaccia gravemente la libertà di espressione sul web.

Qui sotto il manifesto con la convocazione della manifestazione dei blogger: 14 luglio Piazza Navona, Roma, ore 19. Primo sciopero dei blogger al mondo. Slogan: “Chi non viene Bruno Vespa è!”

Per saperne di più cliccate Diritto alla Rete.

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Appassionati di gadget tecnologici? Vale sempre la pena dare un’occhiata alle novità provenienti dal Giappone, un Paese che in questo campo è  un passo più avanti di noi. Qui sotto, tre tecno-news giapponesi che ho pubblicato sul settimanale L”Espresso (nel numero del 2 luglio, in edicola, e nei due precedenti) nella rubrica Internet News di Alessandro Gilioli (autore fra l’altro dell’ottimo Piovono Rane, un blog che riesce a rendere divertente una materia pallosissima come la politica italiana). Queste novità tecnologiche sono state presentate alla Japan Design Selection 2009 tenutasi alla Triennale di Milano dal 22 al 27 aprile.

1) Notizie solari dal paese del Sol Levante. Sanyo Electric propone – per ora GK_eneloop_N-SC1solo sul mercato giapponese –  un nuovo caricabatterie a energia solare, Eneloop Solar Charger N-SC1S (foto a destra): piccolo, elegante, di forma piramidale, è stato concepito per uso domestico. Un oggetto con una vocazione fra tecnologia e design come tanti modelli creati da GK Design Group, che ha disegnato  la bottiglietta di soia più diffusa in tutto il mondo (Italia compresa) ma anche i treni superveloci giapponesi.
Dopo avere caricato la batteria a ioni di litio con l’esposizione alla luce del sole Eneloop può essere utilizzato sia come caricabatteria sia come fonte di alimentazione per apparecchi elettronici KDDI_SOLAR_voyageattraverso un collegamento USB.
Ma le ricerche sulla tecnologia solare user friendly in Giappone non si fermano qui. La KDDI Corporation – secondo operatore di telefonia mobile del Sol Levante – ha realizzato i prototipi di due telefoni cellulari a energia solare: Voyage (foto a destra) dal design ispirato ai viaggi nello Spazio, e Gem, che richiama nella forma un gemma del sottosuolo.

SHIMADZU_dataglass2) E’ una tecnologia in piena espansione, quella dell’HMD (Head Mounted Display). Si tratta di un piccolo display ottico che si monta sulla testa o su un elmetto (per usi industriali) davanti a uno o a entrambi gli occhi, utilizzato come terminale per visualizzare informazioni e controllare dati a mani libere. Perfezionando questa tecnologia, Shimadzu Corporation ha creato Data Glass 3/A che utilizza micro-display ad alta precisione e permette all’utente di connettere il dispositivo a un PC e visualizzare uno schermo PC da 10 pollici alla giusta distanza dal viso (foto a sinistra). Impermeabile e a prova di polvere (IP54) Data Glass 3/A è pensato per fini industriali, per essere montato su un casco e tulizzato all’aperto, ma la tecnologia HMD sta allargando le proprie applicazioni anche ai giochi, allo sport e agli usi militari.

3) Un nuovo concept per l’utilizzo di Internet: lo propone la ANODOS_ANOBAR_03giapponese Anodos Incorporated. Solitamente il fruitore di un computer o di un telefono cellulare è costretto a restare molto vicino all’oggetto; il nuovo terminale Anobar 100S invece è pensato per un uso di Internet più rilassato, che consenta al fruitore di stare a maggiore distanza, per esempio sul divano in salotto. Anobar 100S infatti è un dispositivo che può essere collocato su qualsiasi mobile di casa (ha un ingombro equivalente a un piccolo videoregistratore) per leggere testi dal Web grazie a un telecomando, a un innovativo display FED e a un browser esclusivo, con cui accedere ai feed RSS del web e ad altri servizi. Inoltre, collocato vicino al televisore (foto sopra) questo terminale – che per ora è un prototipo – consente di messaggiare con altri telespettatori commentando il programma tv che state guardando. Comodo, no?

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Oggi 26 giugno dalle 15 alle 16 si terrà a Sky Tg24 un dibattito sul ruolo dei blogger, del web e del citizen journalism nel movimento dell’ “onda verde” che occupa le piazze dell’Iran.  Un tema di cui MilleOrienti si è già occupato nel post Imbavagliate i media! L’Iran, il web e la libertà di parola: una storia esemplare . Parteciperanno al dibattito Pino Buongiorno di Panorama, Franco Venturini del Corriere della Sera, Marco Restelli di MilleOrienti e vari blogger e giornalisti. Il tema della democrazia dell’informazione è fondamentale, ne riparleremo.

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2009L’opinione pubblica non coincide più con i mass media. Certo non nell’ Iran di oggi. E non solo in Iran… Perché nell’era della Rete globale e del citizen journalism, anche se il potere politico censura i mass media, la gente dispone di mille strumenti per comunicare. E quando la gente decide di usarli, il risultato è straordinario.

I fatti sono noti. A Teheran si sono svolte le più grandi manifestazioni di massa degli ultimi trent’anni (foto sopra) cioè dalla rivoluzione khomeinista del 1979. Il Corriere della Sera ha parlato di un milione di persone in piazza. Davanti a una tale protesta,  il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione ha accettato di iniziare un parziale riconteggio dei voti nelle urne. Mentre si fa sempre più strada l’idea che alla base delle elezioni presidenziali iraniane ci siano stati giganteschi brogli. Ma al di là delle implicazioni politiche che questa vicenda avrà sugli equilibri interni e  internazionali, tutti noi – in quanto blogger e in quanto cittadini amanti della libertà di espressione – dobbiamo riflettere sul rapporto fra mass media, potere e opinione pubblica. Perché quella iraniana è una storia esemplare. Ecco alcuni fatti significativi.

1) La Tv di Stato? Disinforma. Mentre una gigantesca manifestazione a favore del leader dell’opposizione Musavi si snodava per Teheran, il New York Times riferisce che le telecamere della Tv di Stato erano tutte puntate su una dimostrazione minuscola  (appena  6-7mila persone) a favore del presidente uscente Ahmadinejad.

2) I giornali? Chiusi o censurati. L’organizzazione internazionale per la libertà di stampa Reporters sans frontières denuncia che quattro fra i principali quotidiani dell’opposizione riformista sono stati chiusi o censurati per impedire loro di denunciare le elezioni-farsa, e dal 12 giugno sono stati arrestati 11 giornalisti iraniani.

3) I corrispondenti stranieri? Picchiati o espulsi. Sempre secondo Reporters sans frontières, due giornalisti olandesi di Nederland Tv sono stati arrestati ed espulsi quasi subito, mentre il 15 giugno è stata cacciata una reporter della Tv spagnola TVE con la sua troupe. La polizia inoltre ha picchiato un membro di una troupe della nostra RAI e un reporter dell’agenzia Reuters che seguivano le manifestazioni. Infine, è stata ordinata la chiusura per una settimana della sede di Teheran della Tv satellitare araba Al-Arabiya.

4) I siti internet? Oscurati. Una decina di siti web di informazione, vicini all’opposizione, sono stati bloccati dal 12 giugno, e social network come Facebook e YouTube sono stati resi difficilmente accessibili. Il sito web  della Tv britannica BBC è stato oscurato, e il sito di un’associazione per i diritti delle donne, http://www.we-change.org/ è stato chiuso per la ventesima volta nella sua breve ma eroica storia.

5) I cellulari? Funzionano poco e male. La rete di messaggeria SMS è stata tagliata dalla mattina del 12 giugno, e il servizio del principale operatore di telefonia mobile, che è controllato dallo Stato, è stato sospeso dalla sera del 13 giugno.

6) Eppure, le informazioni circolano. Come?
– Grazie ai blog, alcuni dei quali sono riusciti a sfuggire alla censura, o sono “rinati” subito dopo essere stati chiusi. Ci sono fotoblog come Tehran24 che hanno avuto un ruolo significativo nel far circolare le immagini delle manifestazioni.
– Grazie agli operatori di telefonia mobile non controllati dallo Stato iraniano.
– Grazie al passaparola fra i manifestanti.
– Grazie a Twitter, per la cui difesa (come riferisce il Corriere della Sera) è sceso in campo anche il Dipartimento di Stato americano, che ha chiesto ai gestori di Twitter di proseguire le proprie attività in Iran per consentire la circolazione delle informazioni attraverso il microblogging.

Quella che ci arriva dagli sconvolgimenti politici in atto in Iran è dunque una lezione sulla libertà di espressione.

Farian Sabahi

Farian Sabahi

Perché il controllo esercitato dal potere politico su tutti i mass media non è bastato a far tacere l’opinione pubblica.

P.S.: un appuntamento interessante. Il 25 giugno alle ore 18 in via Sant’Andrea 6 a Milano l’ambasciatore Sergio Romano e la studiosa iraniana Farian Sabahi terranno una conferenza-dibattito sul tema “L’Iran alle urne: e ora?”. L’evento è promosso dal Centro Studi Politica Estera e Opinione Pubblica dell’Università Statale di Milano.

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Tienanmen

20 anni fa un ragazzo solo, “armato” di un sacchetto della spesa, si piantò in mezzo alla strada, in piedi davanti a una fila di carri armati, per bloccarli. E per un po’ ci riuscì. 20 anni fa, decine di migliaia di studenti cinesi occuparono piazza Tienanmen – la piazza più grande di Pechino e dell’Asia, sovrastata dal ritratto di Mao Zedong – per chiedere democrazia e libertà, finché  i carri armati e l’esercito del loro stesso popolo li spazzarono via. 20 anni fa, il sogno di democrazia di una generazione di cinesi fu soffocato nel sangue. E chi non morì finì in prigione o nei campi di concentramento, i laogai.

20 anni dopo, Amnesty International denuncia le persecuzioni contro gli attivisti democratici che vogliono rompere la cappa del silenzio, per ricordare alla Cina il significato di quella grande occasione perduta. 20 anni dopo,  Human Rights Watch presenta un video con le immagini di quei giorni, perché anche i giovani di tutto il mondo possano vedere e capire cosa accadde a piazza Tienanmen, la piazza che da quella notte – fra il 3 e il 4 giugno 1989 –  non fu più la stessa. 20 anni dopo, la Cina del boom economico rinnega se stessa cancellando la propria storia e chi cerca di raccontarla: il governo cinese ha bloccato decine di blog e di siti, compresi Twitter e Flickr,  ostacolato una troupe della BBC e oscurato i siti di molti giornali occidentali, mentre sulla stampa cinese il ventesimo anniversario di Tienanmen semplicemente non esiste.
20 anni dopo, però, nella Cina dello sviluppo “selvaggio” crescono gli squilibri sociali e regionali, ma sopratutto restano irrisolte alcune fastidiose questioni secondarie: la mancanza di democrazia, i diritti umani calpestati, i prigionieri politici negli oltre 1400 laogai (fonte: Laogai Research Foundation – Italia). E l’occupazione del Tibet.

Per ragionare su “Questione tibetana e campi
di concentramento in Cina” si terrà lunedì laogai
8 giugno alle ore 21 a Verbania una tavola rotonda
(presso l’Hotel Il Chiostro) alla quale parteciperanno: Claudio Tecchio dell’Ufficio Internazionale Cisl Piemonte e coordinatore della Campagna di solidarietà con il popolo tibetano;  Francesca Romana Poleggi della sezione italiana della Laogai Research Foundation; Paolo Ferrante autore del libro Laogai, Tamding Choepel della Tibet Culture House e il Ven. Lama Jangchup Sopa medico tibetano in esilio.

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Tre notizie e un commento per capire cosa sta accadendo in Birmania. E perché questo ci riguarda tutti (blogger compresi).

aung+san+suu+kyi+e+filo+spinato1) Aung San Suu Kyi rischia di morire. Dopo aver passato 13 degli ultimi 19 anni fra il carcere e gli arresti domiciliari, in uno stato di spaventoso isolamento, la 63enne leader della Lega Nazionale per la Democrazia, e Premio Nobel per la pace, è ridotta allo stremo delle forze. Ormai debolissima, viene alimentata e idratata con le flebo. Pare che anche il suo medico di fiducia sia stato arrestato senza spiegazioni.  La risposta della giunta militare birmana – al potere dal golpe del 1988 – è grottesca: invita Aung San ad andare in esilio per curarsi. Cosa che lei, come sempre, rifiuta. La sua condanna agli arresti domiciliari dovrebbe scadere a fine maggio. Ma si teme che i militari vogliano prorogare la condanna. Che per Aung San potrebbe diventare, di fatto, una condanna a morte.

2) Una commissione d’inchiesta Onu per “crimini contro l’umanità”. L’8 maggio, oltre 60 deputati del Parlamento britannico, riuniti in un soldati birmaniGruppo inter-partitico per il ritorno della democrazia in Birmania, hanno chiesto all’Onu di formare una Commissione d’inchiesta sulla giunta militare birmana per “crimini contro l’umanità”, con riferimento alle “pulizie etniche” condotte dall’esercito birmano contro le minorazne etniche – come i Karen – che da decenni lottano per la propria libertà e indipendenza. Secondo Democratic Voice of Burma anche l’uso di bambini-soldati, compiuto dall’esercito birmano, si configura come un “crimine di guerra”.

3) A un anno dal ciclone Nargis, la società birmana è in ginocchio. Il 2 maggio 2008 solidarietà per il ciclone Nargisil ciclone Nargis si abbatteva sulla Birmania uccidendo 140mila persone e devastando varie regioni. Un anno dopo, l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere denuncia che la situazione sanitaria e alimentare del Paese è ancora gravissima e che «il popolo del Myanmar non può permettersi di restare in attesa mentre la comunità internazionale, per rispettare una politica di non intervento, non fornisce assistenza di fondamentale importanza». E come reagisce all’ emergenza sanitaria il governo birmano? Secondo fonti citate dal notiziario Sudestasiatico, spende il 40% del Pil per la Difesa e appena l’1% per la Sanità.

IL COMMENTO DI MILLEORIENTI. Qualche considerazione. E qualche domanda.

A) Il Parlamento britannico, superando le divisioni partitiche, si mobilita per Aung San e la Birmania. Aspettiamo con ansia che il Parlamento italiano faccia lo stesso. E che la “società civile” dimostri di essere civile. L’inviato speciale dell’Unione Europea per la Birmania/Myanmar, Piero Fassino, ha invitato il regime birmano a liberare Aung San e a permetterle di curarsi adeguatamente. Bene, ma non basta. Lunedì 11 maggio si è tenuta una piccola manifestazione di protesta davanti alla sede dell’Ambasciata birmana a Roma. Bene, ma neanche questo basta. A quando un’iniziativa seria del governo italiano?

B) L’Organizzazione Medici Senza Frontiere ha ragione: il mondo non può restare a guardare una emergenza sanitaria spaventosa senza far nulla. Il principio di non ingerenza di fronte alle catastrofi naturali non vale. Perché l’Occidente non fa nulla? Per non contrariare la Cina.

C) Il regime militare birmano sopravvive solo per tutelare gli interessi economici cinesi nella regione. La giusticazione ideologica della giunta militare – il  cosidetto “socialismo monaci birmani in marciabuddhista birmano” – è una colossale fandonia. La cricca militare birmana è socialista quanto la Cina popolare (cioè per nulla) e anche se i generali birmani finanziano qualche tempio buddhista sulla collina sacra di Sagaing, il vero volto del regime si è mostrato reprimendo nel sangue le manifestazioni dei monaci buddhisti del 2007. Nulla di meno buddhista…

D) Anche il Web e la Blogosfera non fanno abbastanza. Secondo una recente ricerca, la Birmania è uno dei peggiori luoghi al mondo per fare il blogger. Non esiste libertà alcuna, e la censura sul web birmano è fortissima. I blogger occidentali non hanno niente da dire al riguardo? E la pagina su Facebook dedicata alla liberazione di Aung San raccoglie meno di 34mila firme. Una miseria, considerando che Facebook raccoglie 200 milioni di utenti in tutto il mondo. MilleOrienti invita tutti a fare pressione sui propri partiti e a firmare la petizione su Facebook, per far sentire ai politici che Aung San non deve morire in questo modo. Perché è un simbolo della libertà di espressione di tutti noi.

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tibet_flagCinquant’anni di occupazione cinese del Tibet. Cinquant’anni di genocidio culturale di un popolo. E in questa ricorrenza, i fatti degli ultimi giorni sono sotto gli occhi di tutti (e finalmente riportati dai media): il monastero di Ragya in rivolta, la dura repressione cinese, il suicidio di un monaco, il Sudafrica che nega il visto al Dalai Lama per una conferenza sulla pace….tutto questo richiede una risposta, da parte di chi, come noi, ha a cuore il diritto dei tibetani all’autodeterminazione.

A fronte di ciò, la Cina ha la “faccia tosta” di dichiarare la data del 28 marzo 2009 “giorno della liberazione del Tibet dalla schiavitù”. Per questo, domani 28 marzo la Comunità tibetana in Italia e l’Associazione donne tibetane in Italia,  indicono una manifestazione nazionale nonviolenta a cui tutti sono invitati:
– a Roma, nel pomeriggio, di fronte all’Ambasciata cinese in via Bruxelles 56
– a Milano, nel pomeriggio, di fronte al Consolato cinese di via Benaco 4.

Maggiori informazioni su questa manifestazione e in generale sulla situazione del Tibet occupato si possono trovare sul sito dell’Associazione Italia-Tibet (http://www.italiatibet.org/) e su quello della Campagna di Solidarietà con il popolo tibetano (http://www.dossiertibet.it/).

Ma non finisce qui. Giulia Premilli, fondatrice di Tibet in Pace, lancia su Facebook una nuova iniziativa a favore del Tibet. MilleOrienti aderisce volentieri, perciò pubblichiamo qui sotto l’appello  di Giulia:

Gentili amici,
il gruppo Facebook “Tibet in Pace” da due settimane sta organizzando la giornata “Tutti in rosso per il Tibet”. Il 12 aprile, il giorno di Pasqua, ognuno di noi può sostenere il Tibet e il Dalai Lama con un minimo sforzo. Si richiede di vestirsi di rosso o anche solo di mettersi qualcosa di rosso addosso, in ricordo e a sostegno dei monaci tibetani. Il gruppo attualmente raccoglie 1200 persone, l’iniziativa ne conta 826. Perchè il giorno di Pasqua? Perchè è un giorno di festa e perchè è il giorno della “resurrezione” e noi sotto questa egida speriamo che avvenga al più presto la resurrezione dei diritti civili, non solo in Tibet, ma in tutte quelle terre dove questi sono negati.
In primis in Cina.
Questa iniziativa inoltre è stata motivo di unione da parte delle diverse realtà politiche italiane. Tra i sostenitori ci sono appartenenti di spicco di entrambi gli schieramenti politici. Questo ci fa molto piacere, vuol dire che sui temi fondamentali possiamo cambiare il mondo restando compatti. In questi giorni inoltre stiamo chiedendo ai sindaci, ai presidenti delle province, ai presidenti delle regioni, di esporre nel giorno di pasqua la bandiera tibetana fra quella italiana e quella europea. Speriamo in una buona  riuscita.
Quindi, chiediamo a voi sostegno: iscrivetevi al gruppo e partecipate a TUTTI IN ROSSO PER IL TIBET, sostenete la giornata per il Tibet e per i diritti civili.
Grazie
Giulia Premilli, fondatore di Tibet in Pace

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